Carmen Consoli: ‘In ‘Eva contro Eva’ canto le vittime della società moderna’

Carmen Consoli: ‘In ‘Eva contro Eva’ canto le vittime della società moderna’

Ha voluto giocare in casa, la cantantessa, per presentare alla stampa il suo nuovo album, “Eva contro Eva”, in uscita il prossimo 12 maggio: in uno splendido ex convento sulle pendici dell’Etna di proprietà della sua famiglia, ad una manciata di chilometri da Catania, Carmen Consoli ha eseguito dal vivo, in forma quasi unplugged, le canzoni che compongono la sua ultima fatica in studio.

Canzoni ricche di personaggi, così come ci spiega l’artista: “Essendo noi lo specchio di ciò che viviamo, non ho potuto fare altro che portare nelle mie canzoni le figure e le storie che ho sotto gli occhi tutti i giorni”. Ecco così la donna che, per compiacere i compaesani che la vorrebbero madre, rimane “vittima” di una gravidanza isterica, o il “Signor Tentenna” che si inventa una vita al di sopra delle proprie possibilità, o il “Piccolo Cesare” (“Inutile che cerchiate di farmi dire ‘quel’ nome”, specifica Carmen: “Il personaggio del brano è modellato sulle grandi figure del passato, come Napoleone o Enrico VIII”) che cerca, grazie alla ricchezza e al potere, di corrompere chiunque nell’aldiquà e nell’aldilà. “Avrete notato come negli ultimi dieci anni la situazione sia peggiorata”, osserva la cantante: “Ci siamo ‘svuotati’, abbiamo perso dignità nei nostri interessi, che adesso – grazie anche ad un’educazione televisiva aberrante – si limitano solo al gossip e al pettegolezzo. Cosa doppiamente grave: primo perché ci riduce - noi, eredi di quella che fu la più grande civiltà del passato - ad un popolo di imbecilli, e secondo perché il pettegolezzo, portato alle estreme conseguenze, in posti piccoli e poco avanzati come la provincia (siciliana o ‘globale’ non ha importanza, la provincia è innanzitutto un luogo mentale), può uccidere. Ecco perché ho scritto questo disco: per cantare le vittime della società moderna, che attraverso le proprie schizofrenie ed aspettative spesso rende gli uomini meschini ed infelici”. Dal punto di vista musicale, il nuovo album della chanteuse siciliana si segnala per le atmosfere profondamente acustiche, lontane dal fragore delle chitarre elettriche: “Mi sono detta: perché non andare a cercare le nostre radici musicali, anziché continuare a ‘prenderle in prestito’ dagli americani? Perché non provare a risalire alla musica della mia terra, per una volta, e non al blues o al rock? Così, grazie anche all’aiuto dell'etno folk band dei Lautari, abbiamo iniziato a scoprire gli strumenti della tradizione siciliana, come vecchi flauti di legno o tamburi in pelle, che i pastori ancora oggi usano. Con la band che mi accompagna li abbiamo inseriti nell’impianto delle canzoni, che abbiamo provato ad arrangiare in maniera differente dal solito. Il risultato, manco a dirlo, ci entusiasma”. Alla vigilia del tour che la porterà a suonare – oltre che in Italia - anche in tutta Europa (“I locali li raggiungeremo in autobus”, ci assicura, “Come si faceva negli anni Sessanta. Perché ai concerti bisogna sempre arrivare un po’ stanchi…”) due sono le particolarità da segnalare, nel live set della cantantessa: un cortometraggio (“Miniblob”, come lo chiama lei), curato da Enrico Ghezzi, che verrà proiettato durante il concerto, e l’omaggio a Peppino Impastato. “Avevamo questa sua poesia, ‘Ciuri di campo’, che abbiamo voluto musicare”, ci dice Carmen: “Debutterà, presso il pubblico, il prossimo 9 maggio a Palermo, in occasione della prima data della tournée e dell’anniversario della sua uccisione: una coincidenza importante, senza dubbio, che mi commuove, e che vorrei dedicare a tutti gli eroi di questa guerra - quella contro le cosche - che non possiamo permetterci di perdere”.

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