EMI-Warner, Bronfman vuole 5 miliardi di dollari per concludere l'affare?

La EMI non ha intenzione di rinunciare alla scalata di Warner Music, nonostante quest’ultima abbia seccamente rifiutato l’offerta da 4,2 miliardi di dollari formalmente avanzata il 1° maggio scorso (e definita da qualche insider “less than impressive”, tutt’altro che significativa). Il corteggiamento, come fa capire il comunicato diramato dalla stessa società britannica a commento della vicenda (vedi News), è tutt’altro che concluso, e i bene informati dicono che Edgar Bronfman Jr., il boss Warner, stia solo cercando di tirare sul prezzo: un’offerta giudicata accettabile sarebbe sull’ordine dei 5 miliardi di dollari, quasi il doppio cioè di quanto l’imprenditore canadese pagò a suo tempo per rilevare l’azienda da Time Warner (2,6 miliardi di dollari: vedi News). Con quella abbondante plusvalenza, sostengono sempre gli analisti di mercato, Bronfman sazierebbe gli appetiti di Thomas Lee Partners e degli altri membri della cordata finanziaria che lo hanno accompagnato finora nell’avventura Warner, desiderosi di condurre in porto l’operazione con un buon margine di profitto.
Se così andassero le cose, è opinione comune che il merger non verrebbe stoppato dall’antitrust europeo, a patto di liquidare una delle due società di edizioni musicali del gruppo, EMI Music Publishing o Warner Chappell: per cui, a quel punto, non mancherebbero i potenziali compratori (investitori di Wall Street, l’editore ex numero uno EMI Martin Bandier, lo stesso Bronfman).
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