Comunicato Stampa: Giuliano Palma & The Bluebeaters al Gate52

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GATE52
Your music terminal
S.S. 11, Loc. Ferlina – Bussolengo, Verona
Nei pressi del Centro Commerciale Auchan, vicino al Village
www.gate52.it

Sabato 15 aprile
EVENTO AL GATE52
GIULIANO PALMA & THE BLUEBEATERS
(ska, bluebeat, rocksteady)

A seguire Super Flying dj set con Inizio ore 22.30, apertura al pubblico ore 21.30.

Terza volta per Giuliano Palma & The Bluebeaters al Gate52 di Bussolengo (VR), eppure c’è da scommettere che sarà ancora il grande evento che tutti conosciamo. Oltre millecinquecento persone la prima volta, duemila abbondanti la seconda volta! L’ensemble del momento torna per presentare nuovamente i grandi successi estratti da “The album” (il primo lavoro discografico) e “Long playing” (il secondo acclamatissimo lavoro). Da quest’ultimo cd sono stati proposti alle radio e in tv i singoli “Messico e nuvole” e “Black is black”, il cui video è stato registrato dal vivo proprio al Gate52 (e poi in tutta la provincia veronese) nella loro ultima esibizione al live club veronese, lo scorso 12 novembre.

Sabato 15 aprile la band formata da Giuliano Palma (voce), Bunna (basso), Ferdi Masi (batteria), Cato Senatore (chitarra), Paolo “The Angelo” Parpaglione (sax), Gigi De Gaspari (trombone), Peter Truffa (piano) e Fabietto Merigo (chitarra) proporrà la solita ed irresistibile miscela di rocksteady, ska e bluebeat, tutto rigorosamente in levare. Nessuna composizione originale per loro, ma “solo” un repertorio di cover provenienti dagli artisti più disparati, completamente stravolte e riproposte à la Bluebeaters. Basti citare brani come “Che cosa c’è” di Gino Paolo (successo del primo album), “Wonderful life” di Black e “Believe” di Cher. Dal secondo album, oltre alle già citate “Messico e nuvole” (Conte) e “Black is black” (Los Bravos), brani come “Hard luck woman” (Kiss), “Jump” (Van Halen), “Shame and scandal” (Peter Tosh & the Wailers), “You're my best friend” (Queen).
Il concerto inizierà alle 23.00 circa, mentre il Gate52 aprirà alle 21.30. Al Box Office (Tel. 045 80 11 154) sono già disponibili in prevendita i biglietti. Aperte anche le prevendite per il concerto di The James Taylor Quartet (venerdì 21 aprile) e Africa Unite (sabato 22 aprile).
Venerdì 14 aprile, torna invece In Fuzion, con la serata interamente dedicata alla drum’n’bass. In Fuzion non è una semplice serata con cadenza periodica, ma è un contenitore nato dall'unione (fuzion) di alcuni dei personaggi di maggior rilievo della scena drum'n'bass italiana, ma veronesi al 100%: KO (Heartzquake Crew), Faso (Break in the dayz), H3nry (diamond bass). Accanto a loro, Venerdì 14 aprile anche un’ospite davvero speciale: Drumboy. In Fuzion inizia alle 23.30 circa. INFORMAZIONI AL PUBBLICO: Tel 340 54 48 586 – info@gate52.it / www.gate52.it

COME ARRIVARE AL GATE52: Autostrada A22 uscita Verona Nord; tangenziale per Trento uscita Brescia-Peschiera. Proseguire 1 Km, Gate52 si trova a destra. (dir. Village).
Sabato 15 aprile

GIULIANO PALMA & THE BLUEBEATERS
I Bluebeaters sono:
Giuliano “King” Palma, voce e membro fondatore dei Casino Royale. Sempre accompagnato da Marvin, il suo bull terrier apparso anche sulla copertina di “The Album”, esordio discografico dei Bluebeaters. Bunna, leader e voce degli Africa Unite e per l’occasione bassista autodidatta: “Suono col pollice, quasi un’eresia lo so ma anche Aston Barrett lo faceva con i Wailers”.
Ferdi Masi, batterista dei Casino Royale e da sempre appassionato di ska e rocksteady. Il suo tocco, in puro stile “one drop” è la cifra del drumming dei Bluebeaters.
Cato Senatore, bassista negli Africa Unite e chitarrista con i Bluebeaters. Rigorosamente “in levare”. Paolo “The Angelo” Parpaglione, sax negli Africa Unite e ora anche nei Bluebeaters. Gigi De Gaspari, trombone e leader della band Mr T. Bone entrato nei Bluebeaters in sostituzione di Roy Paci e ora titolare con Parpaglione della sezione fiati.

Peter Truffa, al piano, direttamente dalla New York Ska Jazz Ensamble.
Fabietto Merigo, già chitarrista dei Reggae National Tickets.

La storia
Torino 1993.
I Fratelli di Soledad vogliono Giuliano Palma per cantare dal vivo “Col sangue agli occhi”, brano tratto dal loro album “Gridalo forte”. Pareva che dovesse andare così: un solo brano e un solo concerto e invece era solo l’inizio. L’idea di una live band, di un supergruppo formato da amici appassionati di rocksteady giamaicano e soul americano nasce da qui: “Ci guardiamo in faccia e cominciamo a suonare la colonna sonora di ‘The Harder They Come’, poi ‘Redemption Song’, ‘54-46’ di Toots, ma anche ‘Love is the Law’ degli stessi Casino Royale”, raccontava il gruppo qualche anno fa.

Il nome che si scelgono è un aperto omaggio alla musica giamaicana degli Anni ’60, il “bluebeat”.

I Bluebeaters non solo suonano classici dello ska ma riarrangiano anche brani commerciali con la stessa disinvoltura: “Do You Believe In Love” di Cher è riuscita talmente bene da aver fatto sorgere il dubbio che si trattasse di un brano originale del gruppo. Sono soprattutto una live band: il tour invernale del 1998 registra ventimila presenze in venti date e suggerisce al gruppo l’idea di registrare il primo album. “Gli amici, i parenti, la gente che veniva ai concerti, tutti continuavano a chiederci cassette, cd dei nostri pezzi. Il suono, la pasta, erano pronte. Il groove girava bene. Così abbiamo pensato che era arrivato il momento di fare il disco”, dicevano i Bluebeaters nell’estate del 1999, nei giorni dell’uscita di “The Album”.


Il 9 settembre 1999 esce il primo disco dei Bluebeaters, una sequenza mozzafiato di cover suonate rigorosamente live in studio in stile ska/rocksteady: “See You Tonite” di Gene Simmons, “Wonderful Life” di Black, “Believe” di Cher, "I Don't Know Why I Love You (But I Do)" di Clarence "Frogman" Henry, "Stop Making Love" dei Four Tops, "World's Fair" degli Skatalites, "Coming In From The Cold" di Bob Marley, una versione in inglese di "Grande Grande Grande" di Mina, vecchi brani giamaicani anni 60 come “How many times”, “I don’t want to see you cry”, “There's a reward” o “Tell me now”, hit reggae anni 70 come “Desperate lover” e “Let him try”. I Bluebeaters decidono di rischiare e vendono “The Album” esclusivamente attraverso il loro sito internet www.thebluebeateaters.com, una scelta coraggiosa quella di svincolarsi dalle regole classiche della distribuzione discografica che li premia con ben dodicimila copie vendute.
Dopo un accordo con l’etichetta discografica V2 il disco viene ristampato. Due brani nuovi, “Domani” e “Che cosa c’è”, due classici di Gino Paoli: “Ho ascoltato parecchio ‘The Album’ e fin da subito mi è piaciuto il loro stile. Mi è piaciuto perché è preciso, perché i Bluebeaters non deformano quello che reinterpretano quando fanno le cover di altri. Non cercano di cambiare gli accordi, ma riescono, nonostante questa fedeltà all’originale, a modellare i brani, facendoli diventare propri, semplicemente seguendo il loro stile. È soprattutto per questo che si è deciso di fare il passo successivo e realizzare questa collaborazione con Giuliano e i Bluebeaters”.

Risultato: trentamila copie vendute e un tour sold out in tutte le date che l’anno successivo viene celebrato con un bootleg ufficiale, “Wonderful Live”. Registrato su cassette analogiche per conservare il suono “root” del gruppo, l’album raccoglie tutte le canzoni più rappresentative del repertorio dei Bluebeaters ovvero alcune già presenti in “The Album” con l’aggiunta di altre cover version in puro stile Bluebeaters.

I Bluebeaters raccontati da Giuliano, Ferdi e Bunna
Giuliano

“Per definire i Bluebeaters userei una metafora che ci segue ormai dall’inizio: il buon vino, la buona cucina – la nostra musica è per buongustai, sia rispetto alla scelta delle canzoni che agli arrangiamenti.

Noi siamo i cuochi. All’inizio facevamo ska ma quando siamo arrivati ai Bluebeaters abbiamo deciso che avremmo continuato su quella strada ma come si faceva negli Anni 60, con un’attenzione a certi dettagli tecnici che solo i veri appassionati avrebbero potuto cogliere. Mi riferisco ad esempio al ‘one drop’: è un tempo di batteria che prevede di suonare la cassa e il bordo del rullante insieme sullo stesso quarto di battuta. Già questo dettaglio restituisce un suono vintage e poco ‘commerciale’ e quindi, in un certo senso da intenditori. Anche la scelta di fare cover ha contribuito a dare alla nostra musica questa atmosfera: l’intenzione dichiarata era quella di ripescare i pezzi più interessanti partendo dallo ska degli Anni 60 e 70 e allargandosi via via su tutti i generi, hip hop compreso. Quindi, tornando alla metafora, il buongustaio è colui che sa riconoscere una melodia indipendentemente dall’arrangiamento. Poi ricordo che all’inizio chi ci seguiva era talmente tenace e motivato da essere disposto a mandare vaglia per acquistare la nostra musica – cosa da altri tempi, da veri appassionati.


Per quanto riguarda la scelta dei brani sicuramente il criterio fondamentale è che si tratti di brani che mi emozionano e che mi permettano un’interpretazione intensa. Magari si tratta di pezzi che mi porto dietro da sempre o invece possono essere folgorazioni recenti: la cosa importante però rimane sempre e comunque l’emozione che mi trasmettono e che poi con i Bluebeaters cerchiamo di trasmettere al pubblico. Da un punto di vista tecnico si tratta sempre e comunque di ‘canzoni’: questa forma mi appassiona e mi stimola creativamente. Le ‘canzoni’ possono poi essere brani ska ma anche pezzi di musica elettronica, metal o blues – l’unica cosa davvero importante è che la struttura sia quella e che ci sia un’emozione che mi muove. A quel punto quando si arriva a lavorarci su diventiamo tutti molto pignoli e rigorosi”.

Ferdi
“La metafora che propone Giuliano per raccontare i Bluebeaters è giusta. Aggiungerei che all’inizio giocavamo molto sulla ‘pasta’ per riferirci a questo supergruppo che avevamo formato. Da lì è stato facile giocare con il significato gastronomico del termine. Negli anni questa ‘pasta’ non è cambiata da un punto di vista artistico e questo per noi ha significato che la sintonia iniziale era già molto buona. Poi sicuramente la guida di Giuliano ha contribuito a dare solidità al progetto Bluebeaters. Quello che negli anni è cambiato è stata la tecnica: abbiamo cercato di migliorarci sempre di più perché la nostra cifra stilistica fosse sempre più netta. Il mio contributo in questo senso è stato il fatto di usare la tecnica del ‘one drop’ che ha spiegato Giuliano – negli anni ho curato il mio stile fino ad arrivare a un suono uguale a quello tipico dello ska americano Anni 60”.

Bunna
“Per me i Bluebeaters sono stati l’occasione per suonare il basso, una mia passione che ho approfondito da autodidatta. Per il pubblico credo siano un’occasione per divertirsi e per approfondire un genere che per molti è legato esclusivamente agli Anni 60. La scelta dei brani è stata fondamentale in questo senso: il criterio è che i pezzi ci piacciano e ci stimolino a riarrangiarli, poi possiamo dedicarci davvero a tutti i generi e questo sicuramente ci ha fatto avvicinare a un pubblico eterogeneo e curioso. Il nostro stile si è definito via via in modo sempre più preciso: il mio contributo è stato quello di proporre un suono di basso molto ‘root’ e quindi adatto alle atmosfere che ci interessano. Se dovessi definire i Bluebeaters direi che siamo una cover band di lusso perché facciamo molta ricerca, stiamo molto attenti ai brani che scegliamo e cerchiamo di valorizzarne gli aspetti meno evidenti, i suoni ‘nascosti’, i dettagli”.

Formazione
Giuliano Palma: voce
Bunna: basso
Ferdi Masi: batteria
Cato Senatore: chitarra
Paolo “The Angelo” Parpagliole: sax
Gigi “Mr. T-Bone” De Gaspari: trombone
Peter Truffa: piano
Fabietto Merigo: chitarra
Sito ufficiale
www.thebluebeaters.com
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