Tom Verlaine, il sonnambulo: 'Mi sono risvegliato da un sogno musicale'

Telegrafico, laconico, ombroso ma con ironia. Proprio come la sua celebre chitarra elettrica. Tom Verlaine, voce e sei corde solista dei (riformati) Television, torna con due dischi solisti riavvolgendo un filo interrotto dai tempi lontani di “The wonder” (1990) e di “Warm and cool” (1992). Una raccolta di canzoni, intitolata per l’appunto “Songs and other things”; e una collezione di pezzi strumentali, “Around”. Due album, spiega al telefono dal suo studio di registrazione newyorkese, “che hanno avuto storie e percorsi completamente diversi. Quello strumentale è stato completato in quattro notti, due per le session di incisione e due per l’editing e i missaggi. Mentre l’altro, quello vocale, si è sparpagliato su un lungo arco di tempo: due canzoni registrate a gennaio, due a marzo, altre due in luglio, e così via”.
Ci scherza su, Verlaine, sul suo lungo silenzio, assumendo un tono così serio che per un attimo viene da prenderlo sul serio: “E’ successo che sono finito in coma. Ho fatto un lungo sogno durante il quale ho ascoltato musica proveniente da un altro pianeta. C’è voluto del tempo prima che riuscissi a trascriverla sulla mia chitarra”. Eppure c’è molto del suo stile classico e inconfondibile, in questi due nuovi cd. Anche nel disco strumentale, che pure sfoggia notevole varietà stilistica alternando momenti meditativi, colonne sonore immaginarie, arie celtiche, ritmi caraibici…. “E’musica improvvisata e non scritta, ma avevo in testa degli arrangiamenti e alcune melodie che suggerivano certi ritmi, atmosfere tipiche di determinate aree geografiche o epoche storiche, come gli anni ’60. A Billy (Ficca, il batterista dei Television) ho chiesto di essere essenziale perché volevo creare sonorità ariose, non congestionate. Allo stesso modo ho chiesto ai bassisti di usare certe scale e sequenze che avevo già in mente. Sono state le idee di base a dettare le direzioni del disco, fondamentalmente, facendolo oscillare avanti e indietro tra episodi movimentati e altri più riflessivi. Cosa mi piace della musica strumentale? Non so, forse la sua semplicità. Vorrei girare qualche cortometraggio, occupandomi ovviamente anche della parte musicale, ma non so quando ne avrò il tempo”.
Ficca non è l’unica vecchia conoscenza a fare capolino tra i brani dei due album: ci sono anche Jay Dee Daugherty del Patti Smith Group e l’altro Television Fred Smith. Quasi una riunione di famiglia, e Verlaine la spiega così: “Per ogni canzone cerco sempre di arruolare i musicisti più adatti perché così si risparmia tempo. In ‘Songs and other things’, per esempio, c’è n’è una chiamata ‘Shingaling’ in cui suona un altro batterista, molto preciso e molto abile con questo genere di ritmi. Siccome avevo in mente pezzi molto differenti tra loro ho pensato di circondarmi di percussionisti diversi. Di comune c’è il tema di fondo, l’amore osservato da diverse angolazioni. E una certa inclinazione, sempre, all’improvvisazione: durante la registrazione di ‘The day on you’ in studio c’eravamo solo io e il batterista, e abbiamo continuato a suonare lasciando acceso il registratore. Siccome avevo in mente delle parole che mi sembravano adatte ne ho fatto una canzone. Il pezzo ha un ritmo marziale, da vecchia orchestra folk, e la chitarra ritmica è suonata in uno stile molto old fashion”. Torna a più riprese anche quel timbro “twang” anni ’60 che a volte ricorda distintamente Link Wray o Hank Marvin degli Shadows, anche se l’ineffabile Tom replica di non amare più di tanto i colleghi della sei corde. “Prima di imbracciare la mia prima chitarra suonavo il sassofono. Ho cominciato quando avevo più o meno dodici anni, ed è a musicisti come Eric Dolphy che continuo a ispirarmi. Cosa mi affascina in loro? Il fatto che i sassofonisti respirano, mentre suonano; mentre i chitarristi suonano, suonano, suonano come fossero in apnea. Non si fermano mai, e forse per questo mi piacciono di meno. Io cerco di far respirare il mio strumento”. Tanto che, quando non suona con Richard Lloyd e i Television, fa volentieri a meno di un alter ego (“ma è più che altro questione di praticità”, sostiene lui. “Occupandomi di tutti gli arrangiamenti, perdo meno tempo a sovraincidere che a spiegarli a qualcun altro”): anche se per il tour che lo terrà impegnato nei prossimi mesi si è messo alla caccia di un chitarrista. I progetti con la vecchia band, intanto, restano temporaneamente in sospeso, dopo i concerti che l’estate scorsa hanno toccato fugacemente anche l’Italia. “Con i Television ci siamo trovati a provare in studio ma per il momento non abbiamo registrato nulla. Non so quando uscirà un nuovo album, spero entro i prossimi dodici mesi. Forse suoneremo in un festival in Canada ma niente Europa, per quest’anno”. Qualunque sia la band con cui si esibisce, colpisce sempre quel suo atteggiamento da anti “guitar hero” per eccellenza, massima concentrazione sul suo lavoro e un’assoluta immobilità che rifugge sistematicamente da pose plateali. Fino a farlo diventare quasi invisibile quando si esibisce nella band dell’amica Patti Smith… “Suonare con lei in un certo senso è molto più semplice perché non devo preoccuparmi di cantare. Patti vorrebbe sempre che mi alzassi per sistemarmi al centro del palco, ma io rifiuto gentilmente l’offerta. Preferisco starmene tranquillo e seduto, in disparte”.
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