Il ritorno di Dario Gay, sognando 'Music Farm'

Dario Gay, cantautore emerso a fine anni ’80 con album come “Nella vita di un artista c’è sempre un disco che ha per titolo il suo nome” e “Nonsoloamore”, dopo qualche anno di silenzio è tornato sulle scene con l’EP “Ti sposerò” (prodotto e scritto assieme a Rosario Di Bella).

Il 19 marzo si esibirà in un recital a Modena in occasione di un raduno del fanclub di Mina. “Da quasi un anno non tocco un microfono e sono molto emozionato all’idea di tornare di nuovo a cantare. Presenterò parte del mio repertorio più recente oltre a qualche salto nel passato, qualche cover come ‘Per amarti’ o ‘E non finisce mica il cielo’ di Mia Martini, ‘Pensiero stupendo’ di Patty Pravo, ‘Fortissimo’ della Pavone e qualcosa di Tenco, che amo particolarmente”. Nel 2001 il suo brano “Domani è primavera” è stato l’inno del Gay Pride di Milano. La nuova “Ti sposerò” affronta il tema delle coppie omosessuali di fatto. Non si rischia in questo modo di ghettizzarsi? “No, perché nelle mie canzoni parlo della vita. Nel momento in cui finalmente mi sono sentito libero di essere me stesso, mi è sembrato doveroso e naturale impegnarmi in una lotta che mi riguarda in prima persona. Nel mio piccolo sono certo di avere messo un mattone come contributo alla costruzione di un futuro in cui tutti i cittadini non debbano subire discriminazioni obsolete. ‘Ti sposerò’ è stata scritta molto prima che in Italia si parlasse di PACS, non avevo nessuna possibilità di trovare una casa discografica disposta a pubblicare un mio disco, in quanto considerato ‘vecchio’. E’ stato pubblicato, combinazione, proprio quando le unioni civili hanno cominciato ad essere un argomento molto in vista. E così sono stato a Roma a celebrare il mio PACS (simbolico) con il mio compagno. Mi aspettavo, francamente, un appoggio maggiore dal movimento gay, visto che in Italia, a parte Ivan Cattaneo, c’è solo il sottoscritto che si è dichiarato”. Fra gli “sponsor” di Dario Gay c’è Enrico Ruggeri. In che rapporto siete? “Enrico per me è una presenza costante, fondamentale ed eterna. Una persona che nella mia vita ha segnato proprio gli indirizzi, le attitudini, i desideri, le strade da percorrere. Il mio maestro, lui con grande generosità quando ero molto giovane mi ha insegnato molto sulla composizione, sulla scrittura dei testi, mi ha messo a disposizione il suo palco insegnandomi come usarlo. Nel tempo è diventato il fratello che non ho mai avuto. Mi ha difeso e protetto nelle difficoltà di fronte a tutti, ha addirittura scritto un capitolo su di me sul suo ultimo libro. E’ una persona speciale, oltre che un grande artista, un poeta vero, tra i più grandi che abbiamo. Il mio più grande desiderio sarebbe di poterlo avere al mio fianco come produttore o coautore di un ipotetico disco di cui lui sa già il titolo”. Dario Gay ha partecipato ad alcune edizioni del Festival di Sanremo (nel 1990 con “Noi che non diciamo mai mai” e nel 1991 con la provocatoria “Sorelle d’Italia”). Cosa pensa dell’edizione appena terminata? “Sono contento che abbia vinto Povia per la sua originalità. Le canzoni che ho apprezzato maggiormente sono quelle di Ron, dei Nomadi e quella di Zarrillo, soprattutto quando ha duettato con Tiziano Ferro. La maggior parte delle canzoni non erano all’altezza, molti nomi quasi sconosciuti sono stati inseriti tra i big. Ci siamo tutti stancati, davvero”. E se ti proponessero un reality show? “Mi piacerebbe partecipare a ‘Music Farm’ perché si fa musica e non inutili chiacchere. Potrebbe aiutarmi per un ritorno in grande stile”.

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