Comunicato Stampa: Gli appuntamenti di 'Okinerò live'

Comunicato Stampa: Gli appuntamenti di 'Okinerò live'
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OKINERO’ live
continua la promozione del primo CD, che ha raccolto ottimi consensi di critica e pubblico, con due appuntamenti: venerdì 17 marzo in concerto al Lord Lichflield, Via Luca Valerio 19/21 (INGRESSO GRATUITO) e sabato 18 marzo al "Charity Cafè", Via Panisperna 68, (sempre ingresso GRATUITO)

Okinerò: Mario Di Marco Clarinetto, Giancarlo Evangelisti Chitarre, Giulio Ceccacci Basso, Carmine Chiappetta Batteria

Okinerò è nato dopo tre stagioni passate a suonare una volta a settimana al Charity Cafè, locale jazz romano. Tra amici, bevute, chiacchiere, sigarette e ospiti, quattro musicisti hanno via via montato un repertorio originale, creato concerto dopo concerto, standard dopo standard, cena dopo cena. Il nome del gruppo lo si deve al cameriere greco del ristorante “La Carbonara dal 1906”, dove il gruppo cenava sempre prima dei concerti: visto che i quattro musicisti non ordinavano mai l’acqua, il tavolo prenotato per il gruppo era a nome Okinerò, in greco “niente acqua”. Il primo CD del gruppo è intitolato, ovviamente, "Charity Cafè".

Mario Di Marco è diplomato con il massimo dei voti in clarinetto presso il Conservatorio S. Cecilia di Roma ed ha studiato Strumenti a Percussione fino all’ultimo anno presso lo stesso Conservatorio. Ha studiato jazz, arrangiamento e composizione. Ha vinto il concorso per Primo Clarinetto Solista della Banda Nazionale dell’Aeronautica Militare. Ha al suo attivo varie collaborazioni nell’ambito della musica classica, jazz e musica d’autore. E’ autore di numerose musiche per spettacoli di danza e teatro. E’ direttore del mensile Prove Aperte.

Dicono di noi:

Gianpaolo Chiriacò - Jazz it www.jazzit.it

Che i quattro Okinerò (più relativi ospiti) siano cresciuti in locali e jazz club non c’è dubbio. Il loro sound porta il marchio indelebile delle birre, delle occhiatine, delle chiacchiere, di quell’energia senza filtri che deve saper catturare l’attenzione degli avventori più distratti. Perfino la track list sembra la scaletta di una qualsiasi serata: inizio al fulmicotone (Dodecafunk) e poi un pizzico di latin (Com-Pat). Tre quarti latino, che si muove da una melodia delicata per trasformarsi in un funk sudato e sfacciato: dopodiché Straniera, una vetrina per il clarinetto di Mario Di Marco, incantevole ed emozionante. E si continua con la stessa formula: riff che conciliano il jazz-rock con i ritmi latini e le lunghe divagazioni solistiche, appena stemperate dal sapore agrodolce dei Balcani. Ocho Rios e I’m Calling You si pronunciano sottovoce perché preparano la scarica finale, immancabile: Interferenze. Applasuso e saluto di rito: la serata continua per i più fortunati, agli altri il ricordo di una scossa sonora benevola, in cui non c’era nulla di inaudito, ma tutto suonava così sano, fresco e immediato che non poteva non coinvolgere.

Bruno Pollacci - "AnimaJazz" - Pisa www.animajazz.it

OKINERO': ''Charity Cafè'', nuovo grande Jazz italiano

Mentre ascoltavo con sorpresa e rapito piacere "CHARITY CAFE' degli OKINERO', gruppo emergente italiano dai complessi e solidi valori artistici, mi tornavano alla memoria le parole di alcuni famosi vecchi jazzisti italiani, che sento spesso (durante le mie interviste o in altre pubbliche occasioni) lamentare la mancanza di giovani di vero talento, ed esprimere, con atteggiamento giudicante, aspro e lapidario, la critica relativa al fatto che i giovani jazzisti italiani, a loro modo di vedere, con scarsa modestia, vogliono fare a tutti i costi i loro progetti originali , senza saper suonare e non soffermandosi invece sugli "standards", unico viatico, sempre a loro avviso, per imparare qualcosa di buono. Beh, il Cd "Charity Cafè", pubblicato dalla "ALFA MUSIC" è una delle non poche risposte di qualità, che a mio avviso, qualificano il ricco patrimonio emergente jazzistico nazionale e zittiscono ampiamente queste critiche. Mi sento sempre naturalmente ed animatamente "schierato" dalla parte della creatività, del coraggio propositivo e dell'originalità, e quando sento artisti come gli OKINERO' mi si "allarga il cuore". Il loro è un Jazz intelligentemente e creativamente "aperto" a varie sollecitazioni, offrendo all'ascoltatore un prodotto musicale composito, stimolante ed appagante. Si avvertono, e non solo attraverso i caratteristici tempi spezzati e varieti, certi richiami "Jazz-Rock" ed allegri ambienti "Funky", ma è anche profondamente esplicita la complessa ed elegante radice culturale europea. La "coscienza" popolare, caldamente presente nelle composizioni, s'intreccia in un intrigante "tessuto storico-culturale" con richiami di musica "colta", a rendere manifesto l'enorme, grandioso "background" di un'Europa, forse irripetibile per ricchezza musicale, varietà comunicative e preziosità artistiche. Ma il progetto propositivo degli "OKINERO'" (che già per queste interessanti caratteristiche potrebbe esprimersi compiutamente interessante) non si esaurisce quì, perchè questo grande "magma creativo" dall'ampio raggio culturale,si fonde,ancora e "dulcis in fundo", con le "fluorescenti",scoppiettanti ed ammiccanti atmosfere di un Jazz anni '30, nelle quali il clarinetto di Mario Di Marco prende il volo con una vitalità ed una magnificenza creativa davvero non comuni. Tutto l'ensemble di questo gruppo (Mario Di Marco, clarinetto; Giancarlo Evangelisti, chitarre; Giulio Ceccacci, basso; Carmine Chiappetta, batteria) esprime performances di ottimo livello, ed il feeling (...o meglio, la vera e propria "complicità" di "branco") risulta preziosa ed irrinunciabile per un progetto che si afferma tra i più interessanti del momento, a conferma che il lavoro di alcune coraggiose Case Discografiche come l'Alfa Music è prezioso e che il jazz italiano emergente di qualità è vivacemente competitivo a livelli internazionali, sia per capacità tecniche che per proprietà creative.

Fabio Pibiri - www.jazzitalia.net

Okinerò, dal greco "senza acqua", vi lascio immaginare il perché. Il gruppo, formato da quattro amici romani, esordisce con questo CD, "Charity Cafè", composto quasi per intero da brani originali, che mette in luce la vena compositiva del leader, Mario Di Marco e del chitarrista Giancarlo Evangelisti. Sono loro due che tengono le redini del gioco per tutta la durata del disco, Di Marco col suo clarino dal sound moderno, ma che non disdegna il richiamo ai grandi dello strumento degli anni trenta, e la chitarra di Evangelisti sempre presente e puntuale nell'accompagnamento e negli assolo. L'impasto sonoro rimanda spesso al funk, grazie al basso elettrico (forse anche troppo "elettrico") di Giulio Ceccacci, apprezzabile il suo instancabile walking. Molto bella la malinconica Straniera, dall'altalenante melodia che passa da maggiore a minore, il tessuto armonico disegnato da basso e chitarra forma lo sfondo perfetto per gli assolo del clarinetto. Le tre mini suite Dodecafunk, Tre quarti latino ed Interferenze, ci portano dentro a vari stili e tempi del jazz nell'arco di quest'ultimo secolo. Le prime due suite, e l'introspettiva Per Silvia, sono impreziosite dalla presenza del flauto di Francesco Leonardi. Originale la versione di Calling you, dove Di Marco si lascia andare ad alcune ottime improvvisazioni. Okinerò con Charity Cafè, un buon esordio che potrebbe portare a sviluppi interessanti… ascoltare per credere.

Extra! Music Magazine - www.xtm.it - Francesco Micucci

Ho ascoltato con interesse e coinvolgimento, non senza un’intima soddisfazione, l’album d’esordio degli Okinerò e ne ho tratto una serie di considerazioni soggettive per quanto inevitabili. La prima è che Charity Cafè nasce, come dimostra il nome stesso (è uno dei locali “storici” del jazz romano), da un’esperienza diretta ovvero in un contesto “improvvisativo” fatto di sessioni dal vivo, tentativi, incontri, amicizie, scambi di idee e soprattutto “voglia di suonare”, di cimentarsi in un’impresa non facile, ma, come ogni apprendistato, ricca di prospettive ed interessanti sviluppi. La seconda è che proprio a causa del contesto “improvvisativo” che ne ispira l’intera gestazione, la musica degli Okinerò non ha di per sé una progettualità aprioristicamente definita, stabilita a tavolino, quanto piuttosto, direi, è conseguita sul campo, session dopo session, cena dopo cena: lo stesso nome Okinerò lo si deve al cameriere greco del ristorante “La Carbonara dal 1906”, dove il gruppo di solito suonava la sera prima d’un concerto. Ciò significa che l’originalità è stata conseguita gradualmente, utilizzando un vasto repertorio di standard, cover, interpretazioni e motivi altrui, più o meno conosciuti e sapientemente “amalgamati” in un canovaccio sonoro montato ad arte, anche grazie alla particolare competenza strumentale dei musicisti, Mario Di Marco in primis al clarinetto, vero e proprio leader del gruppo, poli-strumentista e collaboratore nell’ambito di svariati progetti di musica classica e jazz, diplomato col massimo dei voti al Conservatorio di S. Cecilia in Roma, quindi a seguire Giancarlo Evangelisti alla chitarra, Giulio Ceccacci al basso e Carmine Chiappetta alla batteria. La terza osservazione, strettamente attinente alle precedenti, è che la musica degli Okinerò, proprio perché frutto di un esercizio quotidiano, di una stretta collaborazione “fra amici”, non può essere collocata altrimenti se non nell’ambito di una “fusion” nel senso più letterale ed inequivocabile del termine, esente cioè da contaminazioni di carattere sperimentale ed avanguardistico, esente tanto meno da ibridazioni stilistiche, finalizzate all’innovazione del linguaggio o al rinnovamento del canone. La ricerca procede piuttosto verso il conseguimento di una chiarezza espressiva e comunicativa che non può prescindere dall’utilizzo di uno stile immediato e lineare, semplice, divertente ed al tempo stesso gradevole, fruibile a diversi livelli di ascolto, da quelli più propriamente “easy listening” ad altri via via più raffinati e complessi. Tutto ciò è caratterizzato da un’improvvisazione duttile e vivace, tenacemente sorretta dalla fluidità discorsiva del clarinetto di Mario Di Marco, che in certi momenti sembra rifare il verso a Branford Marsalis, alternando schemi più propriamente jazzy o swing ad elaborate quanto fantasiose suite dal retrogusto raveliano. Un album che senza avere grandi pretese riesce nondimeno ad essere gustoso, ad “attrarre senza stancare”, a coinvolgere l’ascoltatore in un flusso ininterrotto di idee e spunti musicali qualitativamente pregevoli. Musica di buon livello insomma e di notevole impatto comunicativo.

Carta - Rocco Rossitto

Quanto bene può fare alla salute umana un buon disco di jazz? Tanto, molto. Così l'ascolto di "Charity Cafè" mette di buon umore, alleggerisce corpo e mente, rende il luogo in cui viene suonato sereno e rilassato. Un disco che sa di classico, fumoso, improvvisato jazz che però al contempo trova duttilità nella contaminazione, interessante, con il rock e il funk. Il clarinetto ad esempio suona ipnotico, disegnando traiettorie sonore su cui perdersi per poi trovarsi negli assoli di chitarra. La bussola impazzita della batteria scandisce il ritmo egregiamente.Chi magari preferisce annoiarsi con due accordi semplici semplici ha sbagliato cd. Qui, ora si suona jazz. Tutto il resto è noia.

Ulteriori informazioni sul nostro sito: www.okinero.it
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