'Il Cd può ancora crescere': lo dice una nuova ricerca americana

Non è ancora finita, l’era del Cd. Lo sostiene, tra gli altri, l’associazione dei rivenditori di dischi americani NARM che, avvalendosi di una ricerca commissionata agli specialisti dell’NPD Group, parla di “opportunità, nel breve periodo, di incrementare le vendite nell’ambito di un gruppo attivo di consumatori che tuttora acquistano prodotti musicali ‘fisici’”.
Nel commentare i risultati dello studio il presidente dell’organizzazione di categoria, Jim Donio, ha ricordato che negli Stati Uniti le vendite di dischi nei negozi rappresentavano ancora, a fine 2005, il 94 % del totale. Dai dati raccolti da NPD risulta anche che la domanda di Cd è inaspettatamente in crescita, +5 %, tra i teen ager (che anche grazie a Internet e ai videogiochi fanno la conoscenza con nuova musica), mentre il nocciolo duro degli acquirenti, che alimenta il mercato tradizionale per oltre il 40 %, spende tuttora 250 dollari di media all’anno nell’acquisto di compact disc, ritenendolo a maggioranza un prodotto che vale il prezzo richiesto (lo dice il 54 % degli intervistati, ed è un’altra sorpresa). E’ su questa fascia di “duri e puri”, dice Donio, che l’industria deve concentrare gli sforzi, anche per frenare la continua emorragia di consumatori adulti che sono una risorsa preziosa disponendo di maggior reddito disponibile. Il pubblico stesso dà indicazioni precise sul tipo di negozi in cui vorrebbe effettuare i suoi acquisti: grandi megastore in cui sia possibile trovare non solo dvd e articoli di elettronica di consumo, ma anche prodotti di salute e di bellezza. “Etichette e negozianti”, sostiene ancora Donio, “dovrebbero creare domanda e stimolare curiosità per la musica prima ancora che i consumatori escano di casa”. E, inoltre, assicurarsi di fornire il massimo assortimento possibile organizzato in modo funzionale, offrire sconti e promozioni sia sul catalogo che sulle novità e, dove possibile, creare nuovi spazi destinati alla distribuzione di musica in formato digitale.
Dall'archivio di Rockol - Music Biz Cafe, parla Stefano Lionetti (TicketOne)
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