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NEWS   |   Industria / 10/03/2006

Le indie americane commentano l'inchiesta sulle payola: 'Ben fatto'

Le indie americane commentano l'inchiesta sulle payola: 'Ben fatto'
Don Rose (ex Rykodisc), Lesley Bleakley (Beggars Group), Steve Gottlieb (TVT Records), Doug Keogh (Roadrunner Records), Tom Silverman (Tommy Boy) e tutti gli altri: mentre l’implacabile procuratore generale dello stato di New York Elliot Spitzer trascina in tribunale i primi imputati del nuovo processo sulle payola (i responsabili del network radiofonico Entercom), i “colonnelli” dell’indie rock americano entrano nel vivo della questione con una lettera aperta indirizzata agli organi antitrust della Federal Communications Commission (FFC), che a loro volta hanno aperto un’istruttoria sul caso. I discografici indipendenti, per bocca della loro associazione A2IM, spiegano la situazione dal loro punto di vista: “mentre le indie rappresentano oltre il 27 % delle vendite sul mercato americano (e circa l’80 % della musica disponibile ai consumatori, in rappresentanza della vasta diversità culturale presente nel panorama musicale)”, scrivono, “la nostra musica è virtualmente assente dalle radio commerciali”. E questo, aggiungono, nonostante “l’industria indipendente stia vivendo un’esplosione e programmatori innovativi ne promuovano le canzoni sulle radio satellitari, le stazioni non commerciali e i Webcast”. “Anche se siamo molto preoccupati del fatto che generi musicali vitali come il jazz, la classica, il blues, il folk e il bluegrass sono scomparsi dalla programmazione dei grandi network”, concludono, “non chiediamo nuovi formati dedicati alla musica indipendente ma l’opportunità legittima di apparire nelle playlist delle radio commerciali: un’opportunità che crediamo ci sia stata negata proprio a causa delle pratiche su cui si sta indagando” (cioè lo scambio illecito di passaggi radiofonici in cambio di denaro o regalie in natura).
Com’è noto (vedi News), per tirarsi rapidamente fuori dai guai Sony BMG e Warner Music hanno già accettatto un patteggiamento con Spitzer accettando di pagare rispettivamente la cifra di 10 e 5 milioni di dollari; ma secondo l’A2IM “quelle multe sono viste da molti nel settore come uno schiaffetto sul polso dei colpevoli, a fronte del danno finanziario ingente che hanno causato a livello nazionale”.