Red Hot Chili Peppers live a ‘Sashimi’ (MTV): John Frusciante è tornato e si sente...

Red Hot Chili Peppers live a ‘Sashimi’ (MTV): John Frusciante è tornato e si sente...
Più di un’ora di musica, canzoni vecchie e nuove evitando accuratamente quelle di “One hot minute” – unico album registrato dal gruppo con Dave Navarro al posto di Frusciante – il tutto per la gioia di un pubblico scatenato, ansioso di vedere una volta tanto un happy ending insperato come quello del vecchio chitarrista ancora sul palco con i Red Hot Chili Peppers. Ad assistere al concerto anche Frankie Hi NRG, Afterhours, Bluvertigo, Puertorico, Paola Turci, ex-musicisti del Quartiere Latino e tanti altri. I Peppers si presentano sul palco di “Sashimi” preceduti da una breve introduzione di Andrea Pezzi e accolti dal boato del pubblico: Chad Smith – cappelletto rosso con visiera al contrario, maglia blu e pantaloni corti – prende posto dietro la batteria, Flea, a torso nudo, impugna il basso con decisione, Anthony Kiedis – biondo con i capelli ossigenati a caschetto, pantaloncini neri cori con camicia bianca e cravatta nera – agguanta il microfono e inizia a sputare per terra, mentre John Frusciante – e non Jack, come lo chiamano in molti dopo il grande successo del libro di Enrico Brizzi – pantaloni jeans a zampa d’elefante, magliettina viola a maniche corte con sotto una maglietta bianca a maniche lunghe, capelli e barba in stile seventies, si lascia subito abbracciare dalla sua chitarra. Si parte con “Emit remmus”, dal nuovo album, e poi è già “Give it away”, e il pubblico si scatena. “Scar tissue” viene aperta da un breve assolo per chitarra e voce di Frusciante, ma è il suo stile chitarristico a dire qualcosa di diverso nel suono d’insieme del gruppo. Con la sua Fender Stratocaster e un suono che riporta d’attualità il grande rock degli anni ’70, quello che va dai Led Zeppelin alle parti più psichedeliche dei Grateful Dead, suonato con artigianale maestria e senza alcun compiacimento virtuosistico, Frusciante incolla il crossover palestrato dei Peppers ad uno spessore ereditato direttamente da quegli anni. La sua chitarra aggiunge profondità ad un funky energico ma che a tratti rischierebbe altrimenti di scivolare su un versante troppo black, i suoi assoli che girano intorno a poche note regalano improvvisazioni visionarie sul suono compatto e teppista del gruppo. “If you have to ask”, “Around the world”, “I could have lied”, la splendida “Californication”, “Easily”, “Right on time”, “Under the bridge”, “Me and my friends”, “The power of equality”, “Sir psycho sexy” i brani eseguiti e che hanno lasciato il pubblico entusiasta. Un ottimo ritorno, anche se più d’uno si lamentava del loro calo di forma rispetto agli esordi: varrebbe però la pena di riflettere sul fatto che da allora sono passati più di 10 anni, e che il gruppo, nonostante le vicissitudini (droga, incidenti stradali, beghe personali), sul palco è ancora potentissimo, per essere più che contenti di quanto si è visto.
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