Riccardo Maffoni: ‘Mi ispiro alla vecchia scuola dei cantautori’

Uno springsteeniano a Sanremo: il Boss è passato al festival da superospite diversi anni fa, e fu uno scandalo per i fan, che mal vedevano la sua musica tra le ‘canzonette’ della riviera. Riccardo Maffoni ci approda, ovviamente da esordiente, con ‘Sole negli occhi’: dice di ispirarsi ai modelli ‘classici’ del cantautorato rock, e non si preoccupa del fatto che questa musica sia ritenuta poco ‘da Festival’.


Qual è la storia musicale di Riccardo Maffoni?
“Sono bresciano, ho 28 anni, suono da quando ne ho 14; mi definisco un cantautore: scrivo le canzoni che interpreto. Cerco di rifarmi alla vecchia scuola dei cantautori, quella degli anni ’60 e ’70, sia italiani che stranieri”.

Tra le tue influenze ci sono nomi internazionali tendenzialmente poco associati alla musica di Sanremo, come Neil Young, Bob Dylan, Bruce Springsteen...
“E’ vero, nessuno di questi è mai andato a Sanremo, tranne Springsteen come ospite... Ma ultimamente sto ascoltando molta musica italiana, di artisti che sono passati dalla riviera, come Vasco Rossi o Domenico Modugno”.

Prima di approdare a Sanremo hai partecipato a diverse rassegne musicali: il premio Ciampi, il festival di Recanati, Castrocaro. Sono state utili?
“Per quanto mi riguarda direi proprio di sì. Le ho fatte per farmi notare dagli addetti ai lavori: visto che facevo tutto da solo, suonando con la chitarra nei locali, avevo bisogno di qualcuno che mi desse una mano… Partecipare a questi premi è stato fondamentale: a Recanati, per esempio, ho incontrato il mio attuale discografico”.


Come sei arrivato a partecipare a Sanremo 2006?
“E’ la quarta volta che provo a partecipare al Festival. L’anno scorso avevo appena pubblicato il mio disco ‘Storie di chi vince a metà’. Ero riuscito ad arrivare nei primi 50, poi mi hanno scartato. Quest’anno ce l’ho fatta con ‘Sole negli occhi’, un pezzo in cui credo molto: un brano cantautorale rock. Ha degli aspetti nuovi rispetto a quello che scrivo di solito, ma non è né una canzone sanremese, né un brano scritto apposta per il Festival”.

Una tua canzone, ‘Uomo in fuga’, è stata usata per celebrare Pantani. Come è successo?
“Io l’avevo scritta nel 2001, e non era una canzone dedicata a Pantani, ma nasceva piuttosto dall’osservazione di ciò che mi circonda, come tutte le mie canzoni. E’ stata scelta come inno della Fondazione Pantani: la sua famiglia, la gente che lavorava con lui diceva che sembrava scritta apposta. E’ stata una cosa spontanea, nata per caso, che ovviamente mi ha fatto molto piacere”.


Cosa ti aspetta dopo Sanremo?
“Sicuramente la ripubblicazione di ‘Storie di chi vince a metà’: conterrà due brani nuovi, quello del Festival e un altro inedito, e sarà venduto al prezzo speciale di 10 euro. Il resto si vedrà…”
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