Guccini apre la tournée e parla di sinistra e cantautori

Guccini apre la tournée e parla di sinistra e cantautori
Mentre "La Stampa" e "La Repubblica" dedicano spazio al primo concerto del tour di Francesco Guccini, il "Corriere della Sera" lo "promuove" nelle pagine politiche. Il titolo dell’intervista a lui dedicata dal quotidiano milanese è infatti: «Sono proprio deluso, se la sinistra perde Bologna se l'è voluta - Se vincesse la destra direi: abbiamo sprecato troppe occasioni». Accanto ad alcune considerazioni di natura squisitamente politica, si parla anche di musica.
«Vivi o morti, è il momento delle celebrazioni, per voi cantautori. Si è commosso anche lei per i ricordi tv di Battisti, di De André...
"Li ho seguiti anch'io, sì. De André lo conoscevo bene, e siccome in questi casi si scatena la caccia al ricordo, ho cercato di sottrarmi, per pudore. Questa era gente che stava per conto suo... Oggi, secondo me, si celebra un po' troppo: uno muore e ti rovesciano addosso una caterva d'informazioni, anche inutili... Nascono le polemiche a bara ancora calda. Io spero di andarmene il più tardi possibile, molto perché tengo alla mia sopravvivenza, un poco perché penso: ‘Per allora mi avranno dimenticato e così potrò sparire in santa pace’".
Valgono ancora le classificazioni, cantautore di destra, cantautore di sinistra?
"Bah, cantautori di destra io davvero non ne ho conosciuti mai. Ci saranno anche stati, ma come quelli cattolici, gente che aveva un piccolo seguito... I cantautori erano di sinistra e basta".
Battisti, allora?
"Battisti era uno che si faceva i fatti suoi".
Lei ha cominciato un nuovo giro di concerti. Chi viene ad ascoltarla, oggi?
"Dipende dai posti. Nelle città vengono i giovani, più figli della borghesia che proletari".
Sono ancora di sinistra?
"La maggior parte sì, ma i ragazzi dei concerti erano molto più di sinistra anni fa".
Per un cantautore come lei è meglio adesso o era meglio prima?
"Rispetto alla fine degli anni Settanta, per esempio, meglio adesso. Allora c'era il rischio che non ti facessero cantare per le autoriduzioni, i casini...".
Teo Teocoli, l'altro giorno, ha detto: "Che noia i cantautori impegnati, preferisco Eros, Vasco e la Pausini". A lei piacciono Eros, Vasco e la Pausini?
"Ramazzotti? Non tanto. Mi piace Vasco, lui sì. E mi piace Teocoli, molto. Ma che ne sa lui delle canzoni dei cantautori? In un certo ambiente sentono la parola cantautore e pensano: ‘Che palle’. Ci credono falsamente impegnati, però mica ci conoscono. Magari una volta, tanti anni fa, hanno sentito ‘Dio è morto’, o meglio ne hanno sentito parlare, e sono ancora lì che dicono: ‘Che palle’. Mi ricordo di uno che una volta dichiarò a un giornale: ‘Questi sono noti solo perché vanno ai festival dell'Unità’".
Lei ci andava, ai festival dell'Unità...
"Io scelgo in relazione alle mie idee, non andrei mai a suonare per Forza Italia, ma sono fatti miei. E la sinistra non mi ha mai trattato particolarmente bene per questo"».
"La Stampa", avendo già pubblicato un’intervista a Guccini, parla del concerto al Palastampa di Torino, visto da 7.000 persone. Scrive Marinella Venegoni:
«Hanno dai sedici ai vent'anni, o poco più, e gli occhi sgranati al verbo dell'idolo; e il loro pugno, poi, è sempre pronto ad alzarsi in aria sulle frasi cruciali delle canzoni, metti l'"Io non perdono e tocco" del "Cirano" oppure le ben più antiche invettive dell'"Avvelenata" ("Però non ho mai detto che a canzoni/ Si fan rivoluzioni si possa far poesia"). Erano più di settemila, quei ragazzi, l'altra sera, al Palastampa, per il debutto di questo giro di concerti di Guccini: Francesco non ha nessun disco nuovo da promuovere; piuttosto, la voglia di alimentare quel suo straordinario, immutabile, contatto con un pubblico che lo vede (e lo ama) come l'eterno fratellone maggiore. Fin dal prologo Guccini non perde l'occasione di far fiorire battute che scatenano risate e riflessioni: "Non vado a Sanremo. Ma ho invitato la Levi Montalcini con me sul palco stasera; mi ha detto che sarebbe venuta però è molto impegnata a presentare 'Taratatà'. Allora ho chiamato Clinton, che ha detto ''Vengo vengo vengo'', ma poi ho capito che la sua era un'accezione semantica diversa". Gli mandano sul palco mille bigliettini da leggere, e lui: "Ne estrarrò uno a caso, con la stessa tecnica imparziale del lotto". Gli urlano "nudo" e non si scompone: "Non posso, ho un contratto con i California Dream Men". Nessuno, mai, coglierà Guccini alla sprovvista. (...)
E in scena sono entrate per la prima volta a Torino anche due canzoni inedite, che stanno aspettando il nuovo disco di fine anno: l'amara "Autunno", un testo che a tratti ricorda Montale, una partitura musicale vicina a quelle malinconiche dell'ultimo album; e poi la sceneggiatura a colori di "Inverno '60", un bluesone che subito entra nel calore dei ragazzi del pubblico.
Anche la band consolidata che accompagna il vate bolognese ha un ruolo complesso. A tratti è spalla comica (soprattutto il popolarissimo chitarrista Flaco Biondini), ma resta sempre rigorosa e duttile interprete dello spirito gucciniano. Per sfogarsi nelle more dell'attesa del nuovo disco, Biondini e il sax Antonio Marangolo hanno appena inciso un elegantissimo cd strumentale di milonghe & jazz, "Desde el alma", uscito con Ala Bianca. Francesco è davvero in ottima compagnia».
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