NEWS   |   Italia / 14/02/2006

Marco Notari: un rocker sognatore innamorato della matematica

Marco Notari: un rocker sognatore innamorato della matematica
Artista nuovo, primo disco. E Marco Notari, con l’album “Oltre lo specchio”, si intrufola subito nella Top 40 delle vendite, mentre il singolo “Ninfee” si fa ascoltare spesso e volentieri nelle radio (quelle del cosiddetto circuito alternativo, naturalmente, perché le altre…). Buone notizie, non solo per il giovane debuttante astigiano: perché “Oltre lo specchio”, recensito qualche giorno fa da Rockol, non è un’ampolla di fragranze pop all’acqua di rose ma un concentrato di rock chitarristico teso ed onirico, guarnito da testi sinceri e di non trascurabile densità poetico-letteraria. “Sono il primo a esserne sorpreso”, confessa il ventiquattrenne cantante, autore e musicista, “dopo tutti questi anni di concorsi e demo lasciati in ogni dove. L’album ha avuto una gestazione lunga, il mio vero obiettivo era di riuscire a pubblicarlo e non mi ero nemmeno posto il problema delle reazioni che avrebbe potuto suscitare”. Riconosce subito i suoi debiti, Marco: “Come molti miei coetanei, ho potuto approfittare di quel che gruppi come Afterhours, Estra e Marlene Kuntz hanno seminato prima di noi (proprio grazie a Manuel Agnelli, al Tora! Tora! del 2003 ha avuto il suo primo trampolino di lancio). Naturalmente sono stati importanti anche per la mia formazione musicale, ascoltando loro ho capito che dovevo cercare un’originalità nelle cose che scrivevo, invece di imitare qualcun altro per sembrare più capace”. Comprensibilmente soddisfatto di come stanno andando le cose, sembra già guardare da una certa distanza alla sua opera prima: “Oggi certe cose le farei diversamente, al posto di quell’idealismo un po’ naif metterei forse una dose in più di cinismo e di ironia. Ma questo disco fotografa comunque bene un certo periodo della mia vita, gli anni che hanno segnato la mia faticosa uscita dall’adolescenza. Nel frattempo sono cresciuto, ho lasciato l’ambiente scolastico-universitario e sono entrato a contatto con il mondo reale…”. A tenere i piedi per terra, dice, lo aiuta la scelta di continuare a vivere ad Asti (così come Godano e i Marlene Kuntz continuano a starsene rintanati a Cuneo). “E’ qui che sono nato e cresciuto, e non mi dispiace tenermi a distanza dall’autocompiacimento di certi giri della metropoli. E poi qui vivono anche i ragazzi con cui suono, i Madam”. Il cui nome non appare però sulla copertina del disco… “E’ stata una scelta dell’etichetta, più che nostra. Con due di loro suono da quando avevo dieci anni, siamo amici da tanto tempo. Non hanno avuto nulla in contrario al fatto che sulla copertina comparisse solo il mio nome, forse hanno voluto premiarmi per il fatto che sono sempre stato io a sbattermi, a iscriverci ai concorsi, a tenere in piedi i contatti, a mandare in giro i demo…”. L’ultimo di questi, inciso tra il dicembre del 2004 e il gennaio del 2005, è finito nelle mani di Giulio Casale, autore e musicista già frontman degli Estra. “Una sera della scorsa estate, ad Asti, sono andato nel backstage dopo un suo concerto e gliel’ho consegnato di persona. Dopo qualche giorno mi ha richiamato lui proponendosi come produttore. Mi sono trovato subito bene, Giulio si è voluto informare sulle mie preferenze in campo musicale, letterario, cinematografico per cercare di entrare nel mio mondo. E poi mi ha aiutato a limare i testi, ne abbiamo discusso a lungo, in qualche caso ha anche apportato direttamente delle modifiche”. I testi, appunto: sembrano ruotare intorno a temi e immagini ricorrenti, anche se non è il caso di parlare di “concept album”…. “No, non lo è, anche se io i concept li ho sempre amati, mi affascina l’idea di un’opera con un messaggio unitario, da fruire nel suo complesso. Ho cercato di rappresentare la condizione comune di chi vive oppresso dalle regole sociali ed è vittima dei cliché. Un pezzo come ‘Lamento d’inverno’, credo, è la massima espressione di questo stato d’animo, il timore di uscire da se stessi perché ci si sente troppo diversi dalla società che ci circonda. A me spaventa l’apatia, l’andare avanti senza mai porsi le domande essenziali sul senso dell’esistenza. Per questo ho voluto mettere una canzone come ‘Speciale’ all’inizio del disco: è un testo un po’ ermetico ma parla della paura di morire, che ognuno di noi cerca di scacciare in un angolo nascosto della mente. Prendendone coscienza, diventa naturale seguire le proprie inclinazioni più profonde. Oggi invece abbiamo difficoltà a uscire dal nostro piccolo mondo egoistico”. E quelle immagini ricorrenti di leggerezza, purezza, natura incontaminata? “Rappresentano la ricerca di una via di fuga, che resta però ristretta a situazioni particolari: la notte, i rapporti amorosi. Lo so, sto scoprendo l’acqua calda…ma ho cercato di costruirci intorno delle atmosfere oniriche, per sottolineare che si tratta più di desideri, di stati mentali, che di una condizione raggiungibile nella realtà quotidiana”. Evidenti i riferimenti letterari: Lewis Carroll (fin dal titolo del disco), Baricco (“Elisewin”), Emily Dickinson… “Sì, leggo molto perché non amo la televisione. Mi piace Baricco e mi piace molto Culicchia, mi sono appassionato a ‘Il paese delle meraviglie’. Dall'Alice di Carroll e da un film come ‘Matrix’ ho tratto ispirazione per un pezzo come ‘Automi’”. Sul piano musicale, invece, i critici hanno tirato in ballo Smashing Pumpkins, Pixies, Radiohead: “Sono stati tutti gruppi che ho amato, e i Radiohead li ascolto moltissimo tuttora. Ma ho cominciato con i Beatles, da bambino, perché arrivo da una famiglia in cui tutti suonano uno strumento, e ora apprezzo molto anche i Wilco, ottimi musicisti che forniscono spunti interessanti per gli arrangiamenti. E poi ascolto i cantautori italiani: ammiro molto Moltheni, ritengo che sia stato sottovaluto nonostante abbia fatto dei dischi splendidi”.
Ispirato da musiche, film e letture, Notari ha già in testa molte idee per il successore di “Oltre lo specchio”: “Mi piacerebbe riuscire a raccontare una storia compiuta dall’inizio alla fine, mescolando musica a, magari, testi letterari riprodotti sul libretto del cd. Ma è solo un’idea, deve ancora passare tanta acqua sotto i ponti. Dopo un primo disco essenzialmente chitarristico abbiamo cominciato a usare molte più tastiere, qualche synth e un po’ di elettronica. Siamo tutti presi dai Sigur Ros, ultimamente, stiamo andando in direzione di sonorità più dilatate e di una musica più d’atmosfera”. La fresca laurea in economia aziendale, a questo punto, sembra diventare un optional. Solo fino a un certo punto, però: “Avevo scelto quella specializzazione per una forma di compromesso con la mia famiglia, caso mai la carriera musicale non mi avesse portato da nessuna parte. Ma fosse stato per me avrei scelto la matematica. Mi piace perché è una specie di mondo ideale in cui tutto funziona. Se la si applica alle leggi economiche, si ha uno strumento in più per interpretare la realtà, oggi che sulle questioni importanti tutto si reduce a uno scontro di schieramenti. E poi le sue leggi governano tutte le arti, la scultura come la musica. E’ l’altra mia passione”.
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