Sanremo: Fazio («I dischi costano troppo») e Pivano («Mai visto un Festival»)

«Mi sento una scolaretta che si presenta agli esami impreparata ma piena di entusiasmo». Fernanda Pivano s'appresta a sbarcare al Festival di Sanremo come giurata, sinceramente convinta che la canzone d'autore rappresenti ormai «la vera poesia popolare contemporanea». Il "Corriere della Sera" parla con la 82enne scrittrice, che è uno dei dieci personaggi della cultura chiamati dalla Rai a ricoprire il ruolo di Giurati Esperti. Secondo il quotidiano milanese, «Seppur ancora non ufficializzate, sono praticamente certe le presenze del musicista brasiliano Toquinho, del compositore argentino Lalo Schifrin, del dj di Radio Dee Jay, Albertino, del direttore artistico di Radio Dimensione Suono, Carlo Mancini e del presidente di Rtl, Lorenzo Suraci. Il giudizio dei 10 membri della Giuria di Esperti contribuirà a determinare, insieme con quello dei compratori di dischi, scelti dalla società demoscopica Abacus, i vincitori del Festival. Il voto degli Esperti inciderà al 50% sui risultati finali delle gare dei Giovani e dei Big. Per i Giovani voteranno complessivamente mille Giurati Popolari (tra mercoledì 24 e giovedì 25) e per i Big saranno 500 (martedì 23): il giudizio di ciascun Giurato Esperto varrà dunque 100 voti nella categoria Giovani (nella serata di venerdì 26) e 50 voti nella categoria Big (sabato 27)».
La Pivano afferma: «Sono una patita di canzoni e ho studiato per dieci anni pianoforte al Conservatorio. Eppure non mi ritengo preparata a giudicare il valore di un cantante e di una canzone. Ho accettato l'incarico perché spero che a Sanremo avrò finalmente l'occasione di incontrare Gorbaciov. (...) Non ho mai seguito un Festival. Neanche alla tv. E c'è una sola canzone della storia del Festival che so a memoria: "Volare". Ricordo quando vinse Modugno: dalla mia stanza, sentivo la gente giù per la strada che la canticchiava in bicicletta».
Su "La Stampa", Marinella Venegoni intervista il conduttore del Festivalm Fabio Fazio.
«Non s'aspettava tanta attenzione? "Mi aspettavo una migliore disponibilità a vivere l'avventura come un grande giocone".
Ma non è un giocone, Sanremo. "Io ne sono convinto. Il pubblico lo vive così; sarà anche un grande valore, visto che molte persone eminenti se ne occupano, secondo me con fervore eccessivo".
Secondo lei, i cantanti in gara lo vivono così giocosamente? Uno addirittura si uccise.
"Il distinguo che rende Sanremo appetibile è proprio la gara di canzoni inedite. Però non si scambia la gara per la vita, e può essere utile anche a loro ribadire la leggerezza e l'allegria. Quello di Tenco fu un episodio tragico, però è evidente che ci sono circostanze nella vita, in cui si prende una decisione indipendentemente dal contesto".
Sa che i critici non trovano posto in albergo perché c'è l'invasione di esperti di scienza e politica al seguito dei Nobel Dulbecco e Gorbaciov? "Dovevano prenotare prima, o avvertire Maffucci che così avrebbe costruito l'albergo Maffucci. Anche così si aiuta la musica italiana a uscire dai confini: a me diverte la provocazione, come metter sul palco un signore estraneo all'ambiente, Dulbecco, al quale raccontare quel che lui non conosce. Questo ridà a tutto le giuste dimensioni. La sua presenza straordinaria ribadisce che si tratta di un gioco con le sue regole, che non vanno confuse con la vita reale. So che ci saranno anche 1200 giornalisti: tutti attori di questa commedia che dura cinque giorni".
Sa della crisi di vendita dei dischi, sa che sono destinati a scomparire? "Non mi sento colpevole. Credo che i dischi costino molto cari, e l'acquirente è uno con pochi soldi, che dovendo scegliere ne compra uno o due, non più per ascoltarli ma per tenerli: si sceglie quello che si vuole e si può, e si tagliano molto le spese".
Lei compra dischi?
"Non tanti, ma seguo. La mia passione sono i cantautori italiani e sono un beatlesiano: mia moglie mi ha comprato il cofanetto, stupendo. Musica e libri, come tutte le altre scelte individuali, non vanno fortissimo in Italia. La disabitudine a far scelte ha motivi culturali e non economici: un paese che non compra libri e dischi e non esce è un paese povero"».
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