Classifiche 2005: Antonacci il numero uno, Negramaro la rivelazione

Classifiche 2005: Antonacci il numero uno, Negramaro la rivelazione
Come da pronostici, il 2005 è stato avaro di soddisfazioni per l’industria musicale. La discografia italiana può parzialmente consolarsi con due dati che arrivano a consuntivo dell’anno appena concluso: il primo, stagionale, riguarda l’impennata di vendite che i Cd hanno conosciuto nel periodo natalizio, + 35 % rispetto all’anno precedente grazie anche al traino di alcune novità che hanno riscosso i favori del pubblico; l’altro, riguardante l’andamento complessivo degli ultimi dodici mesi, ci conferma tra i maggiori produttori al mondo di repertorio locale capace di raggiungere le posizioni alte in classifica. Tra i cento dischi più venduti del 2005, confermano le graduatorie di fine anno compilate da ACNielsen C.R.A. per conto dell’associazione di categoria FIMI, più di 50 sono “made in Italy”, e la frequenza è ancora più alta se si guarda alla sola Top Ten, ben sette album su dieci con il “long seller” “Convivendo parte 2” di Biagio Antonacci in pole position: mezzo milione di copie vendute, secondo quanto l’editore Universal Music ha dichiarato a Billboard, merito forse anche del formato e del prezzo ridotto. Tra i magnifici dieci trovano posto altri dischi di lungo corso come “It’s time” di Michael Bublé (47 settimane in classifica) e titoli al contrario recentissimi come quelli di Ramazzotti (“Calma apparente”) e Renato Zero (“Il dono”), gran protagonisti (soprattutto quest’ultimo) del rush di fine anno. In scia a Ligabue e Robbie Williams, davanti a Madonna e, di gran lunga, ai Coldplay, stupisce un po’ trovare l’antologia tripla di De André “In direzione ostinata e contraria”: segnale, forse, di un (auspicabile) avvicendamento generazionale nelle schiere dei sostenitori del grande genovese, oppure prova ulteriore di quanto un favorevole rapporto qualità/quantità/prezzo possa risultare attraente per il pubblico, anche di età matura.
Antonacci, che occupa anche il 44° posto col primo capitolo del suo disco in due puntate, guida un manipolo di artisti che hanno due titoli piazzati nella Top 50 e di cui fanno parte anche Williams, Bublé e Green Day, il cui “American idiot”, 13°, è il primo disco della band americana a conquistare anche in Italia un pubblico di massa. Appena prima di Billy Joe Armstrong e compagni, si piazzano al 12° posto i Negramaro di “Mentre tutto scorre”, “trombati” a Sanremo e poi esplosi fino a diventare la rivelazione indiscussa dell’anno. I salentini sono una delle poche novità di una classifica abbastanza conservatrice: si segnalano il 40° posto del debuttante James Blunt, re delle chart inglesi, e il 56° di Povia, l’altro nome sanremese che si aggiudica a mani basse il titolo di singolo dell’anno grazie all’ubiqua “Quando i bambini fanno oh”. Sempre più irrilevanti in termini di cifre di vendita, i singoli offrono per lo meno un po’ di vetrina in più ai giovani di belle speranze: nella Top Ten, dietro Povia e alla Madonna resuscitata di “Hung up”, si piazzano i Sugarfree (terzi con “Cleptomania”), gli Zero Assoluto e i Mattafix d'importazione di “Big city life”. Tutto il contrario, per comprensibili ragioni, dei dvd musicali, appannaggio dei colossi e dei grandi show dal vivo: dominano Vasco Rossi, primo (“Buoni o cattivi live anthology 04.05”) e terzo (“E’ solo un rock’n’roll show”), e il Ligabue di “Campovolo”, seguiti dagli U2 del Vertigo Tour. Ma tra i dieci titoli più acquistati dell’anno ci sono anche il vetusto “Live at Pompei” dei Pink Floyd (sesto nella nuova edizione rimasterizzata e con “bonus”, mentre al n.19 figura “The wall”) e il “Live at Wembley Stadium” dei Queen, in decima posizione. Tutto chiaro: il mercato tradizionale, con poche eccezioni, resta in mano agli over 40. Aspettando di vedere se cambierà qualcosa con la tanto invocata “rivoluzione digitale”.
Dall'archivio di Rockol - Biagio Antonacci racconta "Dediche e manie"
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