Universal, l'ultimo giorno di La Falce

Quello che tutti, nell’ambiente musicale, sapevano già ha ora i crismi dell’ufficialità: oggi, venerdì 23 dicembre, dopo dodici anni di servizio divisi a metà dal “merger” spartiacque con la PolyGram, si chiude il rapporto professionale tra la Universal (ex MCA) e Piero La Falce. Nella serata di ieri il presidente e amministratore delegato ha rassegnato le dimissioni da tutti i suoi incarichi presso le società Universal Music Italia (dischi), Universal Music Publishing, MCA e Centenary (holding), oltre che dalla Ariston di cui era amministratore unico. Non è prevista una sua immediata sostituzione di fatto, anche se formalmente presidenza e rappresentanza legale del gruppo passano all’avvocato Vittorio De Sanctis, membro del consiglio di amministrazione. Durante un interim che dovrebbe durare non meno di sei mesi saranno gli stessi membri del cda (e in particolare il chief financial officer Marco Blasi) ad occuparsi, con deleghe ampliate, dell’ordinaria amministrazione delle società del gruppo; la parola finale sulle decisioni strategiche e di amministrazione straordinaria spetteranno invece a Pascal Negre, 46 anni, presidente della filiale francese e responsabile Universal per tutta l’area del Mediterraneo (Italia, Spagna e Portogallo, con l’aggiunta dell’America Latina) ora entrato anche lui a far parte del cda (volerà a Milano almeno un paio di volte al mese, per prendere graduale confidenza con l’azienda e con il mercato locale).
La Falce, invece, se ne va con un anno di anticipo sulla scadenza del suo contratto. A dispetto delle intenzioni che ancora un mese fa aveva confidato a Rockol: “Ma nel frattempo”, ci ha spiegato oggi, “le cose in Universal sono cambiate. Con la nomina di Lucien Grainge a responsabile europeo e con la ‘regionalizzazione’ della struttura si intende probabilmente dare un indirizzo diverso alla società. Ero disposto ad adeguarmi, ma per compiere un lavoro proficuo avrei avuto bisogno di almeno altri due anni di mandato. Data la mia età (La Falce compirà 70 anni il prossimo giugno) questo non è stato forse ritenuto possibile. Meglio andarsene subito, a quel punto, che lasciare un lavoro a metà”. Da osservatori esterni, l’equazione viene spontanea: gran parte della carriera di La Falce (prima in CBS/Sony, poi alla indipendente DSB, infine in Universal) si è svolta in parallelo e sotto l’ “ala” di Jorgen Larsen, ex numero uno europeo della major anche lui fresco di dimissioni (vedi News): “Me ne rendo conto”, replica l’interessato, “ma le cose non stanno così. In un’azienda i rapporti di amicizia contano fino ad un certo punto e anche con Jorgen, al di là della stima reciproca che ci lega, non era sempre facile relazionarsi. Malgrado la sua presenza, ai tempi della fusione con la PolyGram fino all’ultimo momento ero dato per perdente nei confronti di Stefano Senardi”.
Uno dei tanti nomi, quest’ultimo, tra quelli che circolano come possibili candidati alla sostituzione di La Falce, in qualità di presidente o magari di managing director che riporti all’estero (si chiacchiera anche di Riccardo Clary, di Adrian Berwick, di Fabrizio Giannini, di Graziano Ostuni, di Alessandro Massara…). Una decisione, a quanto sembra, non è stata ancora presa, e La Falce non si sente di escludere una soluzione “interna” che premi uno degli uomini che già lavorano in azienda: “Lascio uno staff tra i migliori d’Europa, e alcune persone che qui o altrove potranno ancora accrescere la loro professionalità e le loro competenze. Anche per questo non mi aspetto terremoti interni. Mi auguro che tutti continuino ad operare con la compattezza che hanno avuto fino ad oggi e di cui l’azienda continua ad avere bisogno. In Universal ci sono uomini capaci e in grado di prendere decisioni. Io ho sempre cercato di accentrare le funzioni di controllo, perché bisogna sapere bene quel che succede, ma anche di decentrare le responsabilità operative: altrimenti non si dà modo alle persone di crescere. E’ questo che deve fare un presidente”.
Incline a prendere decisioni anche drastiche, spesso in posizione non allineata a quella dei colleghi (la rottura del fronte comune anti-Sanremo nel 2004, per esempio), La Falce è stato indiscutibilmente uno dei discografici italiani più energici e in vista di questi ultimi anni, e certo non esente da critiche e polemiche. Che bilancio fa, personalmente, del suo periodo in Universal? C’è qualcosa che rimpiange? “Mah, forse non avrei dovuto lasciare andar via certi uomini validi, o magari non avrei dovuto trattenere certi artisti…Errori se ne commettono sempre, ma alla fine conta il saldo e questo, credo, è ampiamente positivo. Chiudo il mio mandato con una media del 25 % di chart share, dopo aver toccato punte del 30 % durante l’anno, e una quota di mercato anch’essa intorno al 25 %. E con un risultato economico soddisfacente nonostante il calo generale, intorno al 12 %, delle vendite. Certo mi spiace lasciare in un momento come questo perché se è vero che il mercato è diventato più difficile è anche vero che oggi c’è spazio per chi ha idee e sa raccogliere le sfide. L’ho sostenuto anche negli ultimi direttivi FIMI: invece di continuare ad accapigliarsi per le quote di mercato bisognerebbe lavorare tutti insieme ad allargare la torta. Sono fiducioso, non dimentichiamo che dopo Stati Uniti e Gran Bretagna siamo i terzi esportatori di repertorio musicale nel mondo, e anche la qualità del nostro management è tra le migliori d’Europa. Ci sono due fronti essenziali su cui lavorare: uno riguarda le aziende e la ricerca e sviluppo di nuovi talenti, l’altro le associazioni e il recupero dei diritti che ci spettano. La musica continua a generare fiumi di denaro che sfiorano appena la discografia”. Non sembrano proprio le parole di uno prossimo alla pensione, anche se in occasione del Festival di Sanremo la Universal organizzerà per lui una festa di commiato. “Ho un’esperienza, un entusiasmo e un’energia che mi piacerebbe mettere ancora a disposizione di questo settore”, conferma La Falce. “Di sicuro non ho intenzione di andare a pescare o di mettermi a giocare a golf”.
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