YOU STILL BELIEVE IN ME
Qui lo stato d’animo cambia. I temi sono più maturi: la devozione e la fragilità. “I Try Hard To Be Strong, But Sometimes I Fail Myself” (cerco con tutto me stesso di essere forte, ma a volte cedo). La delicatezza dei rapporti riecheggia nell’arrangiamento, che mescola e combina gli strumenti in un mix vellutato, esaltato dai cimbali.
Lo strano suono del campanello della bicicletta e di un clacson che evoca un’altra indefinita sensazione di fanciullesca memoria, e l’intersezione dei fiati, in questo piccolo inno sono delle reliquie della incarnazione di un brano precedente intitolato “In My Childhood”, (nella mia infanzia) un titolo che Brian Wilson aveva abbandonato per il quale volle che Tony Asher componesse un testo completamente diverso - che contiene ancora echi subconsci del precedente, che si fondono con il nuovo significato.
Il suono simile ad un vecchio carillon pare sia stato ottenuto pizzicando direttamente le corde di un pianoforte.
Brian Wilson qui è la voce solista di una dolcezza angelicata. La voce di Brian è sostenuta dall’unisono del coro sulla frase del titolo, e la chiusa finale “I Want To Cry” (ho voglia di piangere) introduce ancora un altro motivo musicale, in cui le voci seguono note sempre più basse
Nel punto in cui Brian canta “I Want To Cry” con la voce di Mike Love che s’inserisce sulla sua, le sillabe si dilatano tanto da non potersi più distinguere le parole dalla musica.