C'è un prima e un dopo aver ascoltato "Master of Puppets" dei Metallica. Per tutti. Anche per chi, come David Ellefson, suonava per la band "rivale", i Megadeth.
Parlando con "Metal Hammer", Ellefson (che ha militato nei Megadeth dal 1983 al 2002 e di nuovo dal 2010 al 2021) ha ricordato la sua prima impressione del terzo leggendario album dei suoi storici rivali thrash. Ricorda di aver pensato che l'album suonasse "estremamente costoso", grazie alla produzione di Flemming Rasmussen:
Suonava alla grande. Ricordo di aver pensato: 'Questi ragazzi stanno facendo sul serio, cavolo'. C'era l'intensità di Battery, che aveva davvero alzato l'asticella del thrash, poi c'era Welcome Home (Sanitarium), che era questa ballata oscura, e infine Orion, che avrebbe quasi potuto stare su un album dei King Crimson.
"In un certo senso, è stato il primo album metal prog", aggiunge il bassista. "L'intero disco durava quasi un'ora, ma c'erano solo otto canzoni, e i brani duravano cinque, sei, sette minuti. Nessun'altra band thrash lo faceva all'epoca".
Nonostante Ellefson ritenesse l'album rivoluzionario, ammette di aver tenuto la sua ammirazione piuttosto nascosta davanti al frontman Dave Mustaine, che era stato membro dei Metallica dal 1982 al 1983 prima di fondare i Megadeth.
Ovviamente, Dave Mustaine aveva dei trascorsi con i Metallica. Facevo sapere che l'album mi piaceva, ma cambiavo decisamente canale quando lui saliva in macchina. Però, quando eravamo in tour, lo ascoltavo nel mio letto sul Walkman, in privato. Ho studiato quel disco e quello che stavano facendo: 'Cazzo, dobbiamo farlo anche noi. Come ci riusciamo?'.