Privacy e sicurezza, polemiche in Europa sulle richieste dei discografici

Una nuova direttiva europea in funzione antiterrorismo e criminalità organizzata vorrebbe garantire alle forze di polizia libero accesso alle informazioni riservate di cui Internet Service Provider e società di telecomunicazioni dispongono a riguardo dell'identità e dei comportamenti dei propri utenti. L’industria musicale chiede di poter fare altrettanto per combattere le violazioni dei copyright e dei diritti d’autore, contro il parere di diverse associazioni di tutela dei cittadini che la accusano di voler cavalcare la tigre a scopi puramente privatistici e commerciali. L’Open Rights Group britannico, in particolare, ha protestato vivacemente nei giorni scorsi contro un’iniziativa della Creative and Media Business Alliance (CMBA), gruppo di pressione di cui fanno parte le major discografiche Sony BMG, Warner ed EMI che con una lettera indirizzata ai parlamentari inglesi ha chiesto di poter avere accesso allo stesso tipo di informazioni quando questo si renda necessario per tutelare i diritti dei propri associati. “Appare chiaro ormai che su quei dati hanno puntato gli occhi gruppi che hanno interessi commerciali”, hanno commentato i dirigenti dell’Open Rights Group a proposito della vicenda e dei contenuti della direttiva. La sua approvazione, sostengono, “non sarebbe soltanto un disastro per le libertà civili e i diritti umani in Europa, ma metterebbe addosso a ISP e società di telecomunicazioni una pressione finanziaria che finirebbe per gravare sul consumatore, o sotto forma di un rincaro delle tariffe o sotto forma di sussidi governativi finanziati con nuove tasse”.
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