Mattafix: un album d’esordio tra urban style e ritmi blues

Lo scorso 28 ottobre è stato pubblicato, per la Virgin Music, l’album d’esordio dei Mattafix, dal titolo “Sing of a struggle”.
Il disco, anticipato dal singolo “Big city life”, è stato presentato alla stampa oggi, giovedì 24 novembre, a Milano.
Il Cd contiene quattordici brani che spaziano tra atmosfere urban, blues, rap e elettronica: “Io sono di origine caraibica e Preetesh ha una cultura indiana”, ha spiegato il cantante Marlon Roulette: “Siamo entrambi cresciuti a Londra, ascoltando molto hip-hop, ed è normale che all’interno dei nostri brani ci siano influenze diverse tra loro”. “Seguiamo molto la linea del blues”, ha aggiunto Preetesh Hirji, “perché ha una struttura musicale con la quale abbiamo un forte feeling. La tecnologia ovviamente ti da la possibilità di rendere i tuoi pezzi più moderni e di migliorarli, ma rimaniamo molto più vicini alla musica blues perché condividiamo soprattutto il coinvolgimento sociale e ‘popolare’”.
“Noto che i giornalisti”, ha precisato Marlon, “tentano in tutti i modi di classificare la nostra musica. C’è chi ascolta un pezzo e ci definisce hip-hop, chi reggae, chi urban, chi underground. Io penso che la nostra musica nasca prima di tutto da un’esigenza. Confido molto nella ‘canzone’ come mezzo di comunicazione: è istintiva, è immediata, e negli ultimi due anni in cui ho girato per il mondo, mi sono accorto che le canzoni toccano le persone nel profondo, e penso che con la musica, quella fatta bene, si possano combattere molte problematiche sociali”.
I Mattafix definirebbero i loro brani adatti ai club? “Dipende dal club. Alcuni locali sono improntati sulla musica degli anni ’70, che a noi piace moltissimo, infatti siamo grandi fan degli Abba. C’è un ritorno alla musica di altri tempi, e ne è un esempio l’ultimo singolo di Madonna, ‘Hung up’”.
Sul palco stasera i Mattafix non saranno soli, ma avranno ad accompagnarli una band con basso, chitarra, batteria e tastiere: “Suoniamo anche strumenti di origini caraibiche, come ad esempio lo steel pan, che si può definire uno strumento a percussione. Le nostre canzoni nascono soprattutto da una melodia e da degli accordi suonati con una chitarra. Non abbiamo per forza bisogno del computer per comporre musica. Certamente il PC riesce a dare quel tocco finale per poter perfezionare tutto, in modo oltretutto economico”.
“Ci teniamo molto che la gente venga a vederci dal vivo”, ha aggiunto il duo londinese, “perché solamente in concerto si riesce a percepire la vera essenza di questo album. Nel disco le canzoni sono registrate perfettamente, ma dal vivo, quando suoniamo, c’è qualcosa di impalpabile che in un CD non si può sentire”.
Con quale artista vorrebbero collaborare i Mattafix in futuro? “Conosciamo una band tedesca che fa musica reggae, gli Speeed: sono forti, ci piacerebbe lavorare con loro in futuro”.
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