Esce una nuova antologia: per la prima volta in cd, 'il vero De André'

Esce una nuova antologia: per la prima volta in cd, 'il vero De André'
Chi di Fabrizio De André non ha già tutto o non se l’è sentita, sei anni fa, di svenarsi per il cofanetto di 14 cd contenente la sua (quasi) opera omnia, accoglierà volentieri “In direzione ostinata e contraria”, triplo compact in vendita nei negozi da domani 25 novembre (al prezzo suggerito di 29,90 euro). Anche perché la Sony BMG, come già fece coinvolgendo Mogol nelle due recenti antologie battistiane (vedi News), ha dato carta bianca a Dori Ghezzi, custode attenta di quel prezioso patrimonio musicale, nel tracciare un percorso in 54 stazioni/canzoni che parte dal “Volume 1” di “Via del campo” e “Bocca di rosa” (1967) per arrivare ad “Anime salve”, ultimo disco di materiali originali pubblicato nel 1996. E la vedova del grande genovese, come spiegano anche le note incluse nel libretto di 52 pagine corredato da un’introduzione di Aldo Grasso, testi (tutti) e foto (4 appena, si poteva dare di più), ha voluto garantire una cura speciale al prodotto: coinvolgendo Antonio Baglio dello studio Nautilus e l’arrangiatore storico di De André, Gian Piero Reverberi, in una certosina opera di restauro delle sonorità originali (“demasterizzazione”, l’hanno chiamata loro) che, facendo tabula rasa delle equalizzazioni e compressioni digitali delle precedenti riconversioni su Cd, riportasse alla luce la qualità autentica delle matrici e dei vecchi vinili e facesse risplendere in tutta la ricchezza della sua gamma espressiva la voce di Fabrizio (“una voce che sapeva incantare anche gli angeli”, ha ricordato ieri in sede di presentazione la “sorellina” – come lui la chiamava – Fernanda Pivano). “Un’emozione fortissima”, ha spiegato Baglio, “rimettere sul registratore i nastri contrassegnati dalle notazioni dell’epoca e schiacciare il tasto play. E’ stato un lavoro lento e faticoso, otto/nove giorni a tempo pieno, ma ne è valsa la pena. Dori voleva recuperare il suono dell’epoca, i pesi e i colori giusti, l’antico calore del vinile e l’espressione naturale di quelle incisioni. Abbiamo fatto grande affidamento sui ricordi e sulla sensibilità musicale di Reverberi”.
Tra i brani tratti dagli album e i 45 giri (“Il pescatore”, “Titti”, “Una storia sbagliata”) trova spazio, in chiusura, una inedita “Cose che dimentico” registrata dal vivo nel 1997 con il figlio Cristiano. “E’ l’unico pezzo che abbiamo scritto insieme”, racconta il primogenito di De André, nato dal primo matrimonio del cantautore. “Una sera ero a cena da lui e da Dori e gli feci sentire questa canzone che aveva ancora un testo maccheronico. La musica gli piacque moltissimo, la mattina dopo mi svegliò di soprassalto al telefono alle sei meno un quarto di mattina dicendomi di correre da lui perché aveva scritto le parole. E’ una canzone che parla di Aids e di una doppia distanza, di come la malattia separi chi ce l’ha dagli altri, rendendoti improvvisamente intoccabile e incapace di avvicinare anche le persone amate. L’abbiamo dedicata a Ferdinando Carola, un poeta gallurese molto bravo che di Aids ci è morto. Decidemmo di presentarla a Sanremo, ma venne rifiutata e poi finì su un mio album. In realtà al Festival mi presentai solo io, mio padre se ne restò seduto sul suo divano. Inserirla qui, nella versione in duo, è stato un bellissimo regalo di Dori”. Poi intervengono Grasso e Fabio Fazio, la Pivano che ricorda De André imbestialirsi per le sconfitte a scopa, l’amica di infanzia Nina Manfieri (ispiratrice della canzone “Ho visto Nina volare”) che rammenta il suo ultimo viaggio della memoria, nel 1997, tra la “la fontana delle salamandre e la cascina dell’orto” nella campagna astigiana in cui la famiglia De André si rifugiò quando Fabrizio era bambino, subito dopo la fine della seconda guerra mondiale. Ricordi affettuosi, struggenti e sobri, come si addice al personaggio. Ognuno ha il suo.
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