Heineken Jammin' Festival: Vasco Rossi, Imola 20.6.98, ecco il concerto

Heineken Jammin' Festival: Vasco Rossi, Imola 20.6.98, ecco il concerto

Doveva essere un evento, anzi l’evento, ed evento è stato. E d’altronde, verrebbe da dire, con Vasco, da questo punto di vista, si va sul sicuro. Fuochi colorati sulla collina di fronte al palco dell’autodromo, la sera si tinge di fumo violaceo mentre mancano pochi minuti all’inizio del concerto di Vasco Rossi. Il pubblico guarda ormai tutto verso lo stage, immaginando il punto preciso dal quale uscirà il Blasco, le mani si sollevano in alto, poi d’improvviso un boato quando si spengono le luci. Partono i flash dei fotografi, poi gli accendini trasformano l’autodromo in una valle di fiammelle. Parte l’introduzione del "Fiermi" di Wagner quando sono quasi le 21.40, dopo una presentazione del direttore di palco Diego Spagnoli che dice ironico "ci scusiamo, ma questo concerto sarà tutto dal vivo e non in playback (come dire, frecciatina velenosa a Baglioni...)". La chitarra acustica introduce l’arrivo sul palco di Vasco scandendo il riff di "Quanti anni hai", poi ecco lui: un po’ di gel, occhiali scuri, felpa con cappuccio dei Chicago Sox, la squadra di baseball USA, maglia nera, pantaloni neri e scarpe da ginnastica, il pizzo della barba appena disegnato. La ritmica parte dopo la seconda strofa, e finalmente il palco si colora di luci. Per Stef Burns è il primo assolo, pressoché uguale a quello della versione in studio. Arriva subito dopo "Sballi ravvicinati del terzo tipo", l’enorme fagiolo posto sullo sfondo inizia a dare segni di vita: un pezzo potente, Vasco si muove su e giù per il palco poi torna ad appoggiarsi all’asta del microfono. Si procede per ‘trasgressioni’ e a "Sballi..." segue "Valium", introdotta da un riff potente e spezzato dal classico assolo rock di Stef Burns. Le luci disegnano la sagoma di un tunnel che avvolge Vasco e i suoi musicisti, mentre, prima di partire con "Rewind", Vasco saluta finalmente il pubblico con un semplice "Ciao!". Arriva finalmente la ‘bandana’ nera, parte la ritmica elettronica e il pezzo si anima, mentre lo stage si colora di rosso. "Fammi vedere...fammi godere...!", urla Vasco, mettendo le mani a rombo a mo’ di vagina e suscitando l’entusiasmo dei suoi fans più ‘galli’. Sullo schermo-fagiolo le immagini di una bocca e di una lingua su sfondo blu, mentre poco dopo parte "Nessun pericolo per te", un altro pezzo d’atmosfera, forse uno dei meno felici della sua produzione. Le energie, come è ovvio, per ora sono risparmiate per la seconda parte del concerto, quella che sarà più tirata. Ecco così Vasco svolgere la pratica di questo funkettone inutile prima di tirarsi dentro a un pezzo ben più divertente, "Blasco", introdotta dai fiati di Andrea Innesto. Vasco si sposta sulle passerelle poste ai due lati del palco, e inneggia all’animale toccandosi eloquentemente il ‘pacco’. Tra il pubblico si balla comodi, l’organizzazione da questo punto è perfetta: spazio a volontà praticamente ovunque, posti di ristoro, una collina intera su cui sdraiarsi ad ascoltare la musica sotto le stelle, una security attenta ma non autoritaria, un’assistenza sanitaria veloce per quanti sono stati sconfitti dal caldo: dietro le quinte del concerto le scene che si possono vedere rassicurano, e danno l’idea che tutto sia - finalmente - sotto controllo. Tornando al concerto, finita "Blasco" parte subito "Ormai è tardi", altro brano a dire il vero un po’ interlocutorio nella produzione Vaschiana: Vasco canta, Massimo Riva si agita e saltella con la sua chitarra, il finale del pezzo è salutato da un boato, lo stesso che accoglie, pochi secondi dopo, la partenza di "Stupendo". E’ un pezzo che non si discute, Vasco canta sicuro e la voce accarezza, malinconica e davvero rock: qui le cose funzionano alla perfezione, ormai c’è bisogno di un ritornello da cantare e il pubblico esplode nell’urlo "Sì, stupendo...mi viene il vomito....". Il concerto entra nel vivo, finalmente, e il medley "Incredibile romantica/Dormi dormi/Una canzone per te/Laura/Ridere di te" infiamma i presenti, increduli per la scelta di brani che Vasco non fa quasi mai dal vivo e allora lui, il Blasco, esagera: ecco "Jenny è pazza", il suo primo singolo, e poi una versione splendida di "Sally", con il video dietro a trasmettere immagini di un cerchio dai colori caldi. "Perché la vita è un brivido che vola via, è tutto un equilibrio sopra la follia.."cantano i cento e più mila, ma la festa inizia soltanto adesso. Ecco "L’una per te", con lo schermo che si trasforma in una spirale, e poi - ancora dal nuovo album "Canzoni per me" - "E il mattino", che lascia poi il posto a "Senza parole", forse uno dei brani più belli dell’intera produzione di Vasco: segue un altro classico, "Vivere", che manda in visibilio il pubblico, mentre l’attacco di basso di "Siamo solo noi" fa degenerare la situazione. C’è tutto Vasco, nell’urlo rock di "Siamo solo noi", tutta la sua vitalità che spazza via il resto e spiega da solo perché siano lì in centomila tutti per lui. Gli cade il microfono ma non fa niente, e dopo l’ennesimo urlo "Siamo solo noi" si butta per terra e aspetta che torni sul palco Diego Spagnoli a presentare il gruppo, prima il batterista Jonathan Moffet, poi il "tastierista che tromba" Frank Nemola, poi la bella rocker Clara Moroni, e via con il "lupo marsicano" Alberto Rocchetti, il bassista Claudio "il gallo" Golinelli (che gioca in casa, visto che è di Imola) il sassofonista Andrea Innesto e i chitarristi Massimo Riva e Stef Burns. Arrivano i brani ‘sociali’ di Vasco, semplici e brucianti, le parole di "Mi si escludeva" (Vasco incappucciato in nero e con gli occhiali scuri sembra quasi Dr. Destino) e "Gli spari sopra" la sanno lunga e riascoltate oggi, ricordando quando erano state scritte, mettono quasi paura. "Delusa" riporta la voglia di ballare in un pubblico stremato dal caldo e dall’energia del concerto, mentre "Io no" chiude le ostilità. Tempo di riprendersi per cinque minuti e gli amplificatori sparano il riff di "C’è chi dice no", Vasco torna sul palco - si è cambiato - e si riparte più forte che prima. Arriva "Bollicine", i coretti sono un po’ discutibili, ma insomma cosa vogliamo di più, è rock’n’roll e funziona, anzi no, è Vasco, e quindi funziona ancora di più sul rock’n’roll. Parte "Gli angeli" - e quindi salta "Brava Giulia" prevista nella scaletta originale - e la vallata dell’autodromo si illumina per l’ennesima volta di accendini. La chiude un assolo di chitarra senza fine che lascia spazio a "Vita spericolata" in una lunga versione, e poi si regolano i conti con il finale. "Dopo questa vi saluto" dice Vasco mentre il pianoforte lascia partire le prime note di "Albachiara", e non ha neanche iniziato a cantare che tra le mani si ritrova un reggiseno di pizzo bianco. Lo attacca al microfono sorridendo sornione e poi il resto è tutto un tripudio, un boato finale del pubblico mentre Stef Burns e Massimo Riva si rotolano per terra uno sopra l’altro. Si accendono le luci e gli amplificatori si affrettano a sputare fuori musica radiodiffusa, a ribadire che il concerto è ormai finito. Per il pubblico un’altra serata da ricordare trascorsa insieme al proprio idolo, per Vasco un altro grande colpaccio. A dimostrazione che come lui, in Italia, continua a non esserci nessuno.

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