Mark Bowen (Wichita Recordings) parla con Rockol: 'Oggi il business è capovolto'

Mark Bowen (Wichita Recordings) parla con Rockol: 'Oggi il business è capovolto'
I Clap Your Hands Say Yeah, la band indie rock più chiacchierata d'America che in patria ha già venduto 25 mila copie del suo primo album autoprodotto (vedi News), sbarcano in Europa per la prima volta, 9 date a partire dall’11 novembre con debutto a Rotterdam, forti di un contratto continentale con la Wichita che pubblicherà il loro disco il 23 gennaio prossimo. “Me li ha fatti conoscere un’amica che vive a New York e che è in contatto con loro”, ci racconta dagli uffici italiani della V2 (partner internazionale dell’etichetta inglese) Mark Bowen, il direttore artistico già co-fondatore della Creation Records e scopritore di gruppi come i Super Furry Animals. “E’ stata lei a mandarmi per posta elettronica un paio di mp3 e uno dei primi che ho sentito, un pezzo intitolato ‘Skin of my yellow country teeth’, mi ha lasciato letteralmente a bocca aperta. Ho subito chiesto che mi mandasse dell’altro materiale, poi mi sono procurato una copia del Cd che il gruppo aveva cominciato a distribuire autonomamente su Internet. Sono volato a New York per vederli suonare dal vivo e li ho trovati fantastici. Parlandogli, sono riuscito a convincerli che avremmo potuto fare un buon lavoro con loro, consentendogli di farsi conoscere da un pubblico più numeroso senza obbligarli a nessun tipo di compromesso artistico”.
Intanto, il quintetto è già diventato un caso di studio internazionale per il modo in cui ha avuto successo: grazie quasi esclusivamente ai blog, al file sharing e al tam tam elettronico propagato dai fan della prima ora attraverso il Web (vedi News): “Per come la vedo io”, premette Bowen, “il concerto dal vivo rimane la prova del nove. Ma con gruppi come i Clap Your Hands Say Yeah, o gli Arctic Monkeys in Inghilterra, il modello del business musicale sta cambiando quasi radicalmente. Invece di essere il punto di partenza, la pubblicazione di un disco diventa l’ultimo pezzo del puzzle. Cambia la sequenza temporale degli eventi: oggi noi entriamo in azione quando i consueti sei, nove mesi di lavoro preparatorio che si dedicano normalmente ad un debutto discografico sono già passati. Iniziamo il percorso, per così dire, dal secondo gradino della scala. Gruppi come quelli che ho citato fanno il tutto esaurito ai concerti senza avere neppure un disco nei negozi, la gente conosce già a memoria le loro canzoni e le canta… E’ come se le cose cominciassero a funzionare al contrario, e noi discografici dobbiamo prenderne atto. Ironicamente, però, il nostro lavoro sul marketing non è poi così diverso da prima e continuiamo a utilizzare i soliti strumenti tradizionali: la stampa, la radio, i video. Tutto sommato mi sembra un sistema più onesto e salutare di procedere, perché il pubblico ha modo di prendere contatto diretto con la musica e con l’artista, ci sono meno filtri intermedi che in passato. Alla fine però quello che conta è sempre la qualità della musica: di Clap Your Hands Say Yeah e Arctic Monkeys si sarebbe parlato allo stesso modo cinque anni fa, e anche se avessero seguito la trafila tradizionale. Nessuno si sogna di comprare un album o una canzone solo perché l’ha trovata su Internet invece che nei negozi, anche se ora la gente se la cerca da sola senza stare ad aspettare i consigli delle radio o delle riviste musicali. Il pubblico continua a scegliere con giudizio, sa discernere tra buono e cattivo”.
Alla casa discografica, spiega Bowen, tocca il compito di moltiplicare, ove possibile, l’effetto: soprattutto se, ed è appunto il caso della Wichita, può contare sull’appoggio di una rete internazionale di marketing e distribuzione come quella, Cooperative Music, che la V2 ha da poco messo in funzione in tutta Europa (vedi News). “Da circa un anno e mezzo ci distribuivano già in tutto il continente, Gran Bretagna esclusa, ed eravamo molto contenti del lavoro che avevano fatto per noi: non solo con i Bloc Party ma anche con il resto del catalogo. Il bello di un sistema come Coop, per me, è che mette finalmente le indie nelle condizioni di far bene all’estero, e che è un insieme di persone che amano la musica, che gestiscono le proprie etichette, che firmano direttamente contratti con i nuovi talenti. Le major, almeno con un certo genere di artisti, ragionano sempre meno in termini di mercato globale, sembrano sempre meno interessate a vendere i loro dischi sul mercato internazionale: se ti fai distribuire da una grossa casa discografica e, poniamo, il disco ha successo in Inghilterra è probabile che tutto finisca lì e che la major non mostri alcun interesse a spingere su altri mercati, a cercare date e concerti in altri paesi. A me sembra una follia, se puoi vendere 5 mila dischi in 10 paesi diversi fanno comunque 50 mila copie e questo aiuta il gruppo a sostenersi, a gettare le basi per una solida carriera internazionale. Ormai c’è una dicotomia sul mercato, noi e loro lavoriamo con mentalità diverse. E con gruppi come i Bloc Party abbiamo dimostrato che possiamo competere”. Il gruppo londinese, che ha appena pubblicato un nuovo singolo, è prossimo alla pubblicazione del suo secondo album: “Prima ancora che ‘Silent alarm’ fosse sul mercato, Kele (Okereke, cantante e chitarrista) aveva pronti i provini di altre 25 canzoni, ci teneva a pubblicare un seguito il prima possibile. Credo che il nuovo disco avrà un suono più pieno e rotondo del precedente, ma onestamente non so dire di più. Intanto lavoriamo anche sul resto del roster: stiamo cominciando a raccogliere i frutti di due anni di lavoro sui Cribs, che iniziano ad avere successo in Inghilterra e riscuotono interesse in paesi come l’America e la Germania. E poi abbiamo l’album solista del frontman di Gorky’s Zygotic Mynci, Euros Childs, un disco davvero molto bello”.
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