VanoniPaoli, si replica: 'Senza nostalgia, e con un pizzico di ironia'

VanoniPaoli, si replica: 'Senza nostalgia, e con un pizzico di ironia'
VanoniPaoli atto quarto: dopo un libro (“Noi due, una lunga storia”, uscito per Mondadori), un disco (“”Ti ricordi? No, non mi ricordo") e un tour omonimo che ha toccato quaranta città italiane è nei negozi da qualche giorno per Sony Music una doppia testimonianza, su doppio Cd e doppio Dvd, di quella fortunata serie di concerti. Tanto fortunata che, dal 18 novembre, riprenderà il suo corso dal Teatro Verdi di Salerno con altre 21 repliche annunciate da qui al marzo 2006: epilogo dell’atto quinto di questa azzeccata rimpatriata (venerdì 11 novembre i due sempreverdi saranno anche in diretta su Radio Rai, ospiti di Vincenzo Mollica nel programma “Parole parole…storie di canzoni”). Gino, classe 1934, sospira dicendo che avrebbe preferito starsene tranquillo a casa sua, a curare la produzione domestica d’olio d’oliva che è diventata il suo hobby principale; Ornella ridacchia e scuote affettuosamente la testa riproducendo nella vita reale quella dinamica teatrale perfezionata sul palco, con lui a interpretare la parte del brontolone e lei quella della ironica punzecchiatrice. “Perché un Cd e un Dvd? Ma perché chiunque, anche chi non ha potuto permettersi di pagare il prezzo del biglietto, deve avere la possibilità di assistere a questo spettacolo straordinario. E’ stato pensato per tutti, il colto e l’inclita”, scherza Paoli con un tono pomposo che non gli si addice cercando di esorcizzare il gioco promozionale che ancora oggi sembra metterlo a disagio. E infatti il discorso, sollecitato dai giornalisti, svicola spesso altrove, scivolando in politica (“Cofferati è l’unico uomo di valore in giro”, dice lui; “Magari potessimo averlo sindaco a Milano!”, interviene lei), o sull’ineludibile tormentone Celentano (“Bravissimo soprattutto nelle pause, che sembrano annunciare chissà che”, sostiene Ornella; mentre Gino, pur dissentendo dal modus operandi e dal pensiero del Molleggiato, ne riconosce “l’abilità di parlare come si fa al bar, lo stesso meccanismo che ha portato al successo Berlusconi. Ma le sue distinzioni tra buono e cattivo le faceva già Gaber tanti anni fa, con tanta ironia e intelligenza in più”).
E la musica? “La musica, per fortuna, è una cosa seria”, dice Paoli. “Anche la canzone popolare. Lester Young diceva che suonare è come pisciare: un atto naturale, un processo di riempimento e svuotamento, di accumulazione e di successiva liberazione. Con l’arte si scaricano emozioni”. Anche oggi? “La canzone, per come la intendo io, resta un qualcosa che il pubblico può far suo, canticchiare, ricordare anche solo per un frammento. Oggi è diverso, di un brano musicale ti resta in testa un suono, un arrangiamento, un video perché c’è una ragazza con le tette grosse così in primo piano. La musica è diventata un prodotto industriale, magari confezionato benissimo, magari tecnicamente perfetto, ma sempre un prodotto. Una volta c’era ‘Marina’, anche le canzoni più banali nascevano da una strana alchimia tra parole e melodia. Prendi ‘Quattro amici al bar’: mio figlio, che all’epoca aveva due anni, l’ha beccata subito. Io, come al solito, non me n’ero accorto. Non a caso per il mio primo singolo scelsi ‘Io vivo nella luna’ come lato a e ‘La gatta’ come lato b”.
Uno dei classici immortali, quest’ultimo, ripreso nel recital ora riprodotto in Cd/Dvd, dove di canzoni “nuove” ce n’è una sola, “E m’innamorerai” (un pezzo vecchio e dimenticato di Paoli, in realtà, che, dice la Vanoni, “il pubblico ha adorato subito”). Il cantautore spiega il perché di questa parsimonia: “Tutti gli artisti, in qualunque campo, alternano periodi in cui creano a periodi in cui espongono. Un musicista così come un pittore quando organizza una mostra. Io, poi, sono come quel soldato Zero dei fumetti, Beetle Bailey. Non so marciare e fischiare allo stesso tempo”. Cos’è cambiato rispetto al tour di 20 anni fa, documentato anch’esso, all’epoca, da un disco? “Non giochiamo più a fare gli innamorati, prendiamo tutto più con più ironia e senza nostalgie”, risponde la Vanoni. “Certe canzoni per noi hanno assunto una intensità nuova, altre l’hanno persa. Per me è un po’ come interpretare un testo classico, devo solo stare attenta alle trappole che si annidano nelle cose quando pensi di conoscerle fin troppo bene”.
Le repliche dello spettacolo saranno ancora firmata dalla regìa di Maurizio Costanzo: “Lo conosco da quarant’anni, credo sia stato il primo a intervistarmi e nessuno in Italia sa farlo bene come lui”, dice Paoli. “Gli ho chiesto qualche suggerimento, qualche idea e lui si è proposto: era presente alla prima, veniva spesso in teatro a controllare che tutto andasse bene. E come regista lo trovo di un’abilità strabiliante”. Ci sarà qualche modifica in scaletta, e dopo gli omaggi a De André, Tenco ed Herbert Pagani ora toccherà anche a Sergio Endrigo: “Io – dice Ornella - vorrei cantare ‘Io che amo solo te’, e Gino ‘Lontano dagli occhi'. Speriamo che quando saremo noi a non esserci più, qualcuno si ricordi di fare altrettanto…”. “Non siamo i migliori, siamo semplicemente i superstiti”, ironizza Gino. “Lo dice sempre Bruno Lauzi, e ha ragione. Di tutti noi è sempre stato il più forte, il più coriaceo, quello che non si arrendeva mai. Anche oggi è così”.
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