Angelini & D'Erasmo: 'Punto e a capo, ripartendo da Nick Drake'

Angelini & D'Erasmo: 'Punto e a capo, ripartendo da Nick Drake'
Da promessa del pop italiano ad artista underground, da Sanremo a Nick Drake, dal “Gattomatto” alla Luna di Pongo. Qualcuno potrebbe leggerlo come un ripiegamento su se stessi, un flop, un passo indietro. In termini di marketing, “immagine” e visibilità promozionale, forse. Non se lo si misura col metro della valutazione artistica, invece: perché “Pong moon”, il disco che il cantautore romano Roberto Angelini, in coppia col violinista Rodrigo D’Erasmo (già nei Nidi D’Arac), ha dedicato al più elusivo dei cantautori inglesi anni ’70 è un gioiellino che traspira sensibilità musicale, studio appassionato, dedizione sincera. “Eppure fino a cinque anni fa non sapevo neanche chi fosse, Nick Drake”, confessa Roberto al telefono. “Stavo registrando un pezzo, un giorno, e in studio entrò un ragazzo che mi fece quel nome. Quando gli risposi che non ne avevo mai sentito parlare mi diede del pazzo e mi fece avere una copia di ‘Five leaves left’, il primo disco di Drake. Quel ragazzo era Pinomarino, in seguito siamo diventati amici”.
In effetti è soprattutto a quell’album (sette canzoni su dieci), più che al “Pink moon” evocato dal titolo di questo cd-tributo, che Angelini e D’Erasmo hanno attinto per confezionare il loro amorevole tributo: “Avevamo scelto anche ‘Hazey Jane 1” dal disco di mezzo, ‘Bryter layter’, ma poi al momento di andare in stampa l’ho voluta togliere perché non ero soddisfatto di come l’avevo cantata. Quello è l’album più arrangiato di Drake, più degli altri calato in un determinato periodo storico; io continuo a preferire il primo e il terzo che mi sembrano opere totalmente fuori dal tempo. Il riferimento a ‘Pink moon’ nasce dal soggetto della busta, che ne riprende fronte e retrocopertina e che ho creato modellando il pongo (c’è anche una videoanimazione realizzata con lo stesso materiale, di cui Angelini è un abile manipolatore: si veda anche il suo sito Internet). E poi il termine luna di pongo, secondo noi, rendeva bene la delicatezza con cui abbiamo cercato di trattare la musica di Drake, aggiungendo anche un tocco di ironia. Non volevamo risultare spocchiosi, volevamo far capire che questo è semplicemente un atto d’amore nei confronti di un artista che adoriamo: come spiega il sottotitolo del disco, questo è il nostro sogno su Nick Drake. Anche ‘Pink moon’, naturalmente, è un disco meraviglioso. Registrato al volo in due giorni, quando lui forse non era neanche più ben allenato allo strumento… lo si sente dal modo in cui suona la chitarra, dalla pressione leggera che esercita sui tasti come se non avesse più i calli sulle dita. Un caso unico nella storia della discografia”.
Voce e chitarra particolarissimi, quelli di Drake: come ci si è accostato Angelini, cercando di penetrarne lo spirito evitando al contempo il rischio della parodia? “Tutto è venuto in maniera abbastanza naturale. Io mi reputo più un chitarrista che un cantante, ma per una pura questione di fortuna il mio registro basso si adattava bene al quel mondo musicale di arpeggi: anche se i miei timbri sono differenti dai suoi, e certo io non ho le capacità interpretative di Drake. Certi amici mi hanno aiutato molto con l’inglese, lingua in cui non avevo mai cantato, perché volevo evitare a tutti i costi di scadere nell’approssimativo e nel maccheronico. Ho cominciato ad esercitarmi a orecchio, ascoltando i dischi, tra mille difficoltà. Poi mi sono rivolto a Internet, ho fatto delle ricerche in rete e mi sono imbattuto in una sorta di banca dati che raccoglieva accordature e tablature delle canzoni provenienti da ogni parte del mondo. Ho preso la tablatura di ‘Cello song’, ho accordato la chitarra, ho messo il capotasto, ho posizionato le mani sullo strumento e mi sono accorto che suonava proprio nel modo giusto! Da lì è cominciato un anno intero di lavoro duro e affascinante, un periodo di dedizione assoluta: con un pezzo come ‘Three hours’, per esempio, ho convissuto per giorni e notti. Volevo imparare bene le sue tecniche di accompagnamento, un vero labirinto capace di scoraggiare chiunque. Un po’ per volta, nella musica di Drake ho scoperto una combinazione inedita e affascinante di elementi: la musica classica, una tecnica chitarristica personalissima messa lì quasi a proteggere la scrittura delle canzoni, e quel modo di cantare jazz, con quelle pause e note lunghe che fanno assomigliare la sua voce a uno strumento a fiato. Inimitabile, davvero”. E D’Erasmo, a che punto è entrato nel progetto? “Non ci fossimo incontrati, non credo ce l’avrei mai fatta a completarlo da solo. Io mi ero messo al lavoro per conto mio, per puro desiderio di imparare qualcosa di nuovo. Poi, un anno fa, ci siamo visti ad un pranzo da amici e ho scoperto che lui era più drakiano di me: tanto che a casa sua si era inciso i suoi accompagnamenti al violino a tutte le canzoni di ‘Pink moon’, per la pura soddisfazione di suonare insieme al suo idolo…Dove c’erano, nel disco ha ripreso gli arrangiamenti originali per archi, nelle altre canzoni ha aggiunto di suo. Come me, ha fatto un lavoro quasi da restauratore, da miniaturista. L’anno scorso, in dicembre, per la prima volta abbiamo proposto alcuni di quei pezzi dal vivo alla Casa 139 di Milano, e qualche fan di Nick Drake ci ha suggerito di farne un disco. Abbiamo deciso di provarci, era anche un biglietto da visita per quei club in cui volevamo portare questa musica dal vivo. Con Erasmo ho altri progetti, tra questi anche un album interamente strumentale”.
Intanto c’è “Pong moon”, un disco autenticamente “indie” nei presupposti e nella realizzazione (Angelini oggi possiede un suo studio di registrazione e una piccola etichetta che ha ironicamente battezzato Fallimento: “Perché – spiega - mi piace essere sempre sull’orlo della crisi”). Che è successo alla “next big thing” del pop italiano? “Sono stato sotto contratto con la Virgin per quattro anni, cominciando bene nel senso che sono riuscito a fare quello che desideravo. Ma poi il primo disco non ha venduto quanto sperato e mi sono ritrovato a lavorare sul secondo in uno stato di malessere. Mi sono fatto convincere a lavorare con altri produttori, ho lasciato a loro la responsabilità del suono ma dopo sei mesi me ne ero già stufato: la stessa ‘Gattomatto’, nei miei provini, era tutt’altro pezzo. Mi solleticava l’idea di andare in quelle radio che prima non mi avevano mai preso in considerazione, ma sono precipitato in un ingranaggio che non mi piaceva. Quantomeno ora so esattamente quello che non voglio fare… Ho detto stop, le mie nuove cose non sono state accettate dalla Virgin e un anno fa abbiamo chiuso i rapporti. Oggi mi sento come un artigiano che lavora nella sua bottega, ho il mio piccolo studio di registrazione che è diventato un punto di incontro e di scambio con altri musicisti: Pinomarino, per esempio, ha inciso qui le sue nuove canzoni. E io posso di nuovo fare la musica che voglio. Da due anni sto lavorando a un disco che nell’arco di sei, sette mesi spero possa essere completato. Il suono che ne sta venendo fuori deve molto a questo tributo a Nick Drake: per me ‘Pong moon’ rappresenta un nuovo punto di partenza, è quello il mondo artistico a cui oggi mi piace ispirarmi e stavolta spero di riuscirci senza subire altre spinte laterali. Sto già lavorando sul video di quello che sarà il mio prossimo singolo. Col pongo, naturalmente”.
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