I Fugees tornano a casa: 'Siamo una famiglia, litighiamo e poi facciamo pace'

I Fugees tornano a casa: 'Siamo una famiglia, litighiamo e poi facciamo pace'
Fa rumore l’attesissimo, omerico ritorno a casa dei Fugees, presto anche in Italia per un’unica esibizione al FilaForum di Assago (sabato 10 dicembre). Fa rumore anche la loro prima registrazione insieme dai tempi del fortunatissimo “The score”, la bellezza di nove anni fa: il pezzo appena consegnato alle radio, “Take it easy”, è una frenetica corsa ad inseguimento, un torrente impetuoso di oltre 5 minuti in cui i magnifici tre snocciolano rime a raffica come ai bei tempi della “old school”, la vecchia scuola dell’hip hop. A conversare con loro, invece, si fa fatica a tirargli fuori le parole di bocca, anche perché la più loquace del gruppo, Lauryn Hill, non è della partita. “ ‘Take it easy’ per noi è stata una specie di riscaldamento. E’ puro hip hop fino al midollo, in quella forma grezza che tuttora si ascolta in giro” spiegano Wyclef Jean e Pras Michel, rintanati negli studi newyorkesi Platinum Sound a completare il lavoro sul nuovo album atteso per gli inizi dell’anno prossimo. “Il messaggio della canzone è un invito a prendere le cose con leggerezza, per quanto la realtà del mondo circostante lo consenta. Un invito a riflettere e a rimettere le cose a posto”.
Si riferisce per caso anche alle relazioni interpersonali tra i tre, che in passato non si sono risparmiati polemiche e frecciatine velenose (qualche anno fa Wyclef dedicò al cugino Pras Michel la non proprio amichevole “Fake ass Pras”)? La risposta è laconica: “Siamo fratelli e sorelle: si litiga, ma si resta una famiglia. In studio di registrazione, in questi giorni, stiamo ritrovando la strada di casa”. Come ai tempi di “The score”, appunto. Un disco speciale, anche ad ascoltarlo con le orecchie di oggi… “Il motivo è semplice, quell’album funzionò perché nacque spontaneamente, in un ambiente organico. Fu il prodotto di una speciale interazione chimica tra noi tre. E’ così anche adesso, ognuno di noi ha una personalità forte, un suo preciso background musicale, una spiccata spiritualità”. Hanno ragione, allora, i giornalisti che sulla base del primo singolo pronosticano per i Fugees una sorta di ritorno alle radici? “No, non è un ritorno al passato ma un’evoluzione anche se noi siamo sempre noi, ovviamente. Sai come si dice, il tamburo resta uguale anche quando cambia il ritmo. L’anima dei Fugees è rimasta la stessa, ma in tutto questo tempo abbiamo imparato molte cose. Siamo maturati non solo come musicisti ma soprattutto come esseri umani”. Che aspettarsi, allora, dal disco nuovo? “Il tipico suono dei Fugees: hip hop, reggae, r&b, soul, rock, quell’elemento creolo che deriva dalle nostre origini haitiane. Una fusione di tutto ciò che fa parte del nostro stile e del nostro modo di essere. Continuiamo ad adorare Marvin Gaye e Bob Marley, il più grande di tutti, e ci fa solo piacere che altri gruppi dopo di noi abbiano seguito la stessa strada. Quando ci siamo ritrovati in studio tutti assieme si è generata subito una grande energia positiva. E questo è il motivo per cui abbiamo deciso di venire subito in tournée in Europa” (prima data a Londra il 25 novembre). Come sarà il concerto? “Avremo con noi una live band numerosa, probabilmente una decina di musicisti. Faremo pezzi nuovi e pezzi conosciuti, faremo musica da ballare e musica acustica. Soprattutto, staremo in mezzo al pubblico, per creare un’atmosfera di intimità anche dentro arene da diecimila posti. La gente sarà parte dello spettacolo. E con noi ci sarà la miglior cantante di tutti i tempi, Lauryn Hill…”.
Completato il percorso di riavvicinamento (iniziato l’anno scorso con l’esibizione a sorpresa al festival “Block Party” organizzato dal comico afroamericano Dave Chappelle, poi documentata in un film), resta da capire quanto spazio ci sarà in futuro per i Fugees, tre galli in un pollaio che in nove anni hanno preso strade diverse e messo il becco un po’ ovunque. Pras e Wyclef non si sbilanciano: “Questo non lo sappiamo, non riusciamo a guardare così avanti nel tempo. L’unica cosa che sappiamo è che oggi siamo pienamente concentrati sul gruppo, che abbiamo un sacco di energia addosso e che non vediamo l’ora di venire in Europa a divertirci”.
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