La prima ottima notizia è per «i talebani di De Gregori», quelli che hanno maldigerito l’accoppiata con Zalone, ma fa felici anche quelli che amano vedere e rivedere De Gregori in ogni forma, meno consueta è meglio è: dal 29 ottobre al 23 novembre partirà con “Nevergreen - Perfette sconosciute”, 20 concerti al Teatro Out Off di Milano, live intimi per 200 spettatori a volta, con una scaletta di perle nascoste, ogni sera diversa, e ospiti sorpresa, come fu nel 2019 per la residenza al Teatro Garbatella di Roma (da oggi alle 18 disponibili le prevendite).
Dei giudizi dei puristi, ieri sera alle Terme di Caracalla, De Gregori «se ne è fregato». Si è divertito e non è cosa da poco. Solo i buffoni non ridono, secondo Chopin. E quindi eccoli lì, Checco e Francesco in concerto. La scena ha un che di surreale, mette di buonumore: uno che le parole le capa e le cura, l’altro che le storpia e le straccia; l’elegante e il tamarro (“cozzalone” in barese vuol dire questo); il Principe e il fool. Per brevità chiamati antipodi. Ma siccome niente può cadere all’insù e salire all’ingiù, gli opposti s’incontrano al centro e cercano equilibrio. Zalone al pianoforte introduce il tema di “C’era una volta l’America”, virando su “Piano bar” e dando il benvenuto al suo creatore. L’effetto è straniante, i due lo sanno. Zalone lo spiega così: «Come La Russa che pomicia con la Schlein. Non sarà bello ma eccezionale sì».
Lo avevano promesso che dal vivo avrebbero interagito, lasciato spazio alla battuta. Sul disco insieme, “Pastiche”, si erano concessi più serietà. Il divertimento stava nell’idea d’intrecciarsi, ma sull’esecuzione non si scherzava. “I uomini sessuali”, infatti, non era stata inserita. Sul palco è un’altra cosa. La cantano insieme «Da poco è inno del Vaticano» annuncia Checco. A De Gregori ha fatto promettere due cose: 1) se la gente canta con loro, lui non si irriterà, 2) per la prima volta spiegherà le sue canzoni. Lui, che non ama parlare ai concerti, tantomeno svelare i retroscena dei brani, lo fa su “Piano bar”, dedicata a un triste pianista di hotel e non a Venditti («Antonello è qui ma si è fatto i colpi di sole sulla tinta per non farsi riconoscere» gli fa eco Zalone) e “Storia di Pinocchio”. «Nino Manfredi la registrò sotto ai miei occhi nei primi anni ‘70» ricorda De Gregori , però non fa cenno al fatto che il testo l’avrebbe scritto proprio lui, appena ventunenne, senza comparire nei crediti.
Insieme riprendono “Il cuoco di Salò”, che parte con qualche nota di “Bella ciao”, passano dalla poesia di “Rimmel” all’andropausa spagnoleggiante di “Alejandro”, da “Titanic” (ma al posto della luna gigante c’è l’iceberg) a “La leva calcistica della classe ‘68”. Si perde un po’ di solennità, si guadagna un po’ di leggerezza. La coppia si separa per qualche brano su cui l’allegria rasenterebbe la blasfemia. De Gregori si cala in “Sento il fischio del vapore” (il pensiero va a Giovanna Marini, da poco scomparsa), accompagnato dalla voce della corista Francesca La Colla, poi “Il vestito del violinista”, la bellissima “I matti”, “Due zingari”, “Numeri da scaricare”, e “Giusto o sbagliato”, ovvero la sua versione di “My Way”, che dal vivo aumenta d’intensità.
Il set di Zalone da solo ribalta l’atmosfera: va alla chitarra e fa “Samba del culu piattu” («Dentro questo brano c’è blackfacing, bodyshaming e cat calling. Pensavo di essere il più scorretto d’Italia, poi ci ha pensato il Papa»); “Poco ricco”, la rap-parodia in autotune del giovane Ragadi; l’inedito “L’ultimo giorno di patriarcato”, immaginato in un paesino della Calabria, dove la “parità di generi” è piuttosto quella fra i mariti della figlia più grande e più piccola. Poi parte con la celentanesca “Immigrato”: «L’ho proposta a Vannacci ma ha rifiutato. Ha scelto “Generale” di De Gregori, pagandola di più. Io la mia gliel’avrei data gratis». Il pubblico ride, ma più di qualcuno rinuncia ad unirsi al ritornello. La sensazione è che se a destra hanno difficoltà a pronunciare la parola “antifascista”, a sinistra hanno difficoltà a cantare le irriverenze più pesanti di Zalone. È su “Angela”, più romantica, che si abbandonano senza reticenze.
De Gregori (che “Generale”, sciacallata nelle campagne elettorali, la tralascia) torna su “La Prima Repubblica”, galoppando sul country. I due omaggiano il Paolo Conte di “Pittori della domenica” e si allineano davvero, con rispetto, quando Checco sostiene al piano la voce di Francesco su “Atlantide”, “Pezzi di vetro”, “Buonanotte fiorellino”, la splendida “Sempre e per sempre”. Certo, da lì a “Bucchinhu Rigatu” il passaggio è tosto, esige una grande elasticità emotiva dal pubblico, che su alcuni brani sacri del calendario degregoriano preferirebbe sprofondare e avere il tempo di commuoversi, invece di essere catapultato dentro la fellatio dolorosa procurata da una brasiliana ultradentata.
Sul bis, altro inedito di Checco, dedicato a Franco Battiato, che peraltro aveva arrangiato uno dei brani in apertura, “Il cuoco di Salò”. Il Maestro è immaginato alle prese con Pornhub, tra ecumeniche gang bang e pioggia d’oro nel Sahara: “E ti vengo a cercare fra le MILF della Birmania”. Il finale Checco lo lascia a De Gregori, che vola senza ali e senza rete con la sua “Donna cannone”.
Raddoppiano il 9 giugno, e promettono di non andare oltre per rendere queste due date speciali. Quasi due ore di concerto in varie combinazioni, da soli, insieme, con e senza band, tra il musicalmente corretto e il politicamente scorretto. È un continuo gioco delle parti: il comico che fa il serio e il serio che si presta ai siparietti. Ma questa è una semplificazione. Perché le zalonate hanno spesso l’amaro come ingrediente di base. Quando le conquiste di una civiltà si mettono in discussione, Checco poi le prende così: posteriormente. Se danno fastidio, se non lasciano indifferenti, allora può darsi che ci possiamo ancora salvare.
E dall’altra parte, chi ha visto De Gregori dal vivo (anche nel suo utimo tour con Venditti) ha già conosciuto il suo lato ironico. Quasi niente è come sembra. Tra lui e Checco, è Francesco il meno tradizionale a livello compositivo, di struttura della canzone, ed è anche il più irriverente verso la propria figura. È lui quello che si smitizza e si sconsacra.
L’atmosfera che creano è amichevole, di stima. Checco pensa a De Gregori come l’ultimo cantautore e De Gregori riconosce a Checco uno sguardo chapliniano, scomodo perché, per certi versi, puro. Cos’hanno in comune? Osservano l’umanità varia e in avarìa, sono disposti a perdonarla. La maschera e il cantautore: cercano entrambi la verità. Stavolta si sono avvicinati a modo loro. Diceva il comico ed eccellente pianista Victor Borge: «La risata è la distanza più breve tra due persone».
SCALETTA
• Deborah’s theme (Ennio Morricone) - De Gregori + Zalone + Band
• Piano bar (Francesco De Gregori) - De Gregori + Zalone + Band
• Il cuoco di Salò (Francesco De Gregori) - De Gregori + Zalone
• Storia di Pinocchio (Nino Manfredi) - De Gregori + Zalone
• Rimmel (Francesco De Gregori) - De Gregori + Zalone
• Alejandro (Checco Zalone) - De Gregori + Zalone
• Titanic (Francesco De Gregori) - De Gregori + Zalone
• La leva calcistica della classe ‘68 (Francesco De Gregori) - De Gregori + Zalone + Band
• Sento il fischio del vapore (Francesco De Gregori – Giovanna Marini) - De Gregori + Band
• Il vestito del Violinista (Francesco De Gregori) - De Gregori + Band
• I matti (Francesco De Gregori) - De Gregori + Band
• Due zingari (Francesco De Gregori) - De Gregori + Band
• Numeri da scaricare (Francesco De Gregori) - De Gregori + Band
• Giusto o sbagliato (Francesco De Gregori – Checco Zalone) - De Gregori + Zalone + Band
• Culu piattu (Checco Zalone) - Zalone + Band
• Poco ricco (Checco Zalone) - Zalone + Band
• Patriarcato (Checco Zalone) - Zalone + Band
• Immigrato (Checco Zalone) - De Gregori + Zalone + Band
• La prima Repubblica (Checco Zalone) - De Gregori + Zalone + Band
• Pittori della domenica (Paolo Conte) - De Gregori + Zalone + Band
• Atlantide (Francesco De Gregori) - De Gregori + Zalone + Band
• Gli uomini sessuali (Checco Zalone) - De Gregori + Zalone + Band
• Pezzi di vetro (Francesco De Gregori) - De Gregori + Zalone + Band
• Buonanotte Fiorellino (Francesco De Gregori) - De Gregori + Zalone + Band
• Sempre e per sempre (Francesco De Gregori) - De Gregori + Zalone + Band
• Bucchinhu Rigatu (Checco Zalone) - De Gregori + Zalone + Band
• Angela (Checco Zalone) - De Gregori + Zalone + Band
• Battiato (Checco Zalone) - De Gregori + Zalone + Band
• La donna cannone (Francesco De Gregori) - De Gregori + Zalone + Band