Piero Pelù parla del suo 'best': 'Ho chiuso un altro ciclo'

Piero Pelù parla del suo 'best': 'Ho chiuso un altro ciclo'
Pubblicare un’antologia dopo tre dischi soltanto può sembrare una mossa prematura, al di là delle considerazioni di marketing delle case discografiche: ma poi viene in mente che Piero Pelù, fin dai tempi dei Litfiba, ha sempre organizzato la sua musica per cicli, sfornando album che a posteriori andavano a comporre trilogie, tetralogie, capitoli di una storia. Ed ecco spiegato “Presente”, best con due inediti che esce nei negozi domani, venerdì 21 ottobre (anche in edizione limitata con aggiunto un Dvd contenente 13 videoclip). “In effetti è come se stessi chiudendo un ciclo e aprendone un altro, anche perché la mia band (il cosiddetto Supercombo) in futuro non sarà più la stessa”, conferma il rocker toscano. “Il mio chitarrista, Chris Maramotti, ha scelto di andarsene e francamente io stesso non ho capito bene il perché. Fatto sta che c’è qualcosa dentro di me che, ogni cinque o sei anni, mi spinge a cambiare. Ne prendo atto, e con questa raccolta chiudo un altro capitolo”. Una trilogia, per l’appunto (i dischi solisti “Né buoni né cattivi”, “Uds – L’uomo della strada” e “Soggetti smarriti”, pubblicati tra il 2000 e il 2004), che Pelù ha voluto espressamente dedicare ai “sopravvissuti” pensando in primo luogo a se stesso. “E’ così che mi sento. Sopravvissuto a me stesso e ai Litfiba, a una storia lunghissima che è durata 18 anni pieni zeppi di storie diverse e di cambiamenti. Tra i primi anni ’80, quando siamo nati, e la fine degli anni ’90, quando me ne sono andato, io ci vedo un abisso. A un certo punto mi sono ritrovato da solo davanti allo specchio e ho deciso di andare avanti. Mi sono sbizzarrito a fondere generi musicali diversi (inventandosi il cosiddetto med-rock o rock mediterraneo, suo marchio di fabbrica), sorprendendomi io stesso a produrre così tanta energia, idee, materiale. Mi sono sentito addosso una grande pressione e ho reagito riempiendo pagine su pagine. Oggi rivedo tutti questi anni come un ennesimo periodo di formazione”.
La scaletta del disco, opera sua, si segnala per le scelte accuratamente bilanciate tra un disco e l’altro ma anche per l’assenza di brani di successo come “L’amore immaginato”, il duetto con Anggun confinato come “bonus” tra i videoclip raccolti sul Dvd. “Gli errori li scopri sempre a posteriori e ogni disco ha le sue luci e le sue ombre” riflette Pelù, ammettendo che “il primo e l’ultimo disco solista sono forse quelli in cui mi identifico di più. Sembra anche a me di essermi spinto troppo in là con ‘Uds’, aprendo al rock più estremo ma anche al pop. Lo ritengo comunque una tappa importante del mio percorso: soprattutto per pezzi come ‘Tacabanda’ che io avrei visto benissimo come singolo ma che la casa discografica riteneva troppo militante. Con questa raccolta volevo sottolineare la mia anima rock, per questo mi sono impuntato per non includere ‘L’amore immaginato’ che è quanto di più vicino al pop io abbia mai fatto. Dopo lunghissime discussioni con la Warner siamo arrivati a un compromesso”. Nel programma figura invece “Il mio nome è mai più”, il singolo best seller inciso in trio con Ligabue e Jovanotti che nel 1999 servì a finanziare la costruzione di due ospedali civili in Afghanistan e Sierra Leone da parte di Emergency, l’organizzazione umanitaria di Gino Strada (“così”, spiega il rocker toscano, “gli arriveranno altri soldi da investire nei loro progetti”). La passione civile del cantante, il suo impegno a sostegno degli emarginati e dei sofferenti - vittime di guerra, tzigani, pellerossa – riaffiorano all’ascolto di questa antologia e dell’inedito che la apre, “Nel mio mondo”, ispirato all’esperienza della Comunità di San Benedetto al porto di Genova creata da don Andrea Gallo. “Un prete di strada, che del mondo cosiddetto marginale ha fatto la sua ragione di vita. L’ho conosciuto sei, sette anni fa dopo che a Salvador de Bahia, in Brasile, avevo incontrato alcuni ragazzi della sua comunità impegnati in un progetto di assistenza ai niños de rua”. Vasco Rossi con Don Ciotti e il gruppo Abele, Pelù insieme a Don Gallo: altro che rock satanico… “Ma io l’ho sempre detto e avevo anche scritto una canzone sull’argomento, ‘El diablo’: i soliti bacchettoni che non guardano oltre la punta del loro naso la interpretarono naturalmente in senso opposto. Perché rocker e preti si ritrovano dalla stessa parte della barricata? E’ il momento storico, forse. Mi trovo pienamente d’accordo con Ciampi quando sostiene che solo una società basata sulla barbarie e sull’egoismo può continuare a investire in armi mentre nel mondo più di 5 milioni di bambini muoiono di fame ogni anno. Non avrei mai pensato in vita mia di applaudire a quel che dice la più alta carica dello stato, e invece è così”. “Nel mio mondo” è accompagnata anche da un video suggestivo, “realizzato da un giovane gruppo di creativi chiamato Piano B. Lo hanno girato mentre ero in tour, e dunque non potevo garantire una presenza continua sul set. Da lì è nata l’idea di un clip che si basasse principalmente sulla grafica. L’idea era di rappresentare il contagio positivo, la trasmissione di energia che la musica rappresenta per l’ambiente circostante. Le immagini di Genova e di Firenze sono state montate in sequenza come se si trattasse di un’unica città”.
Il secondo inedito, “Presente”, è anche quello che intitola la raccolta. Un appello in piena regola, tipo quelli della prima ora di scuola, che offre a Pelù il pretesto per elencare per nome e cognome ispiratori e punti di riferimento: musicisti, scrittori, uomini politici, registi, fumettisti, calciatori… “Sono tutti generatori di idee a cui ho attinto nel corso della mia vita”, spiega. “Invece di scrivermi i loro nomi su una mano per evitare di dimenticarmeli, ci ho scritto una canzone. Avrei dovuto metterci anche il mio babbo, che mi ha insegnato tante cose, ma mi sembrava troppo… E poi tante altre persone che non hanno un nome noto al pubblico”. Musica e calcio, naturalmente, la fanno da padroni: anche se dai loro risvolti oscuri – la violenza negli stadi, le droghe pesanti – l’ex Litfiba ha sempre preso le distanze. “Nella canzone non ho potuto evitare di citare Maradona, lo specchio del calcio moderno, uno sport spietato dove gli sponsor contano molto più dei giocatori, dove in un attimo è facile passare dall’esaltazione alla disfatta. Avrei dovuto metterci anche Roberto Baggio, per contrasto: uno che ha saputo dare tanto al calcio senza restarne travolto”. Tra i musicisti “presenti” all’appello di Pelù c’è invece De André, e la cosa non stupisce: Faber è stato un po’ il capostipite di tutti coloro che hanno cantato gli emarginati, i reietti sociali, i devianti dalla norma. Un padre spirituale? “In un certo senso sì, anche se purtroppo l’ho incontrato solo di sfuggita, una volta a Milano in compagnia di Mauro Pagani. Alla fine ci siamo messi a parlare di motorini e non di musica… Con Mauro siamo rimasti amici, abbiamo entrambi la passione degli strumenti etnici. Lui non ci dorme la notte, a sapere di un bouzouki che ho trovato in un mercatino delle pulci a Parigi”. Anche Edoardo Bennato è un maestro più volte riconosciuto di Pelù, che gli ha reso ultimamente il favore offrendo un cameo vocale alla nuova opera rock del cantautore napoletano, “La fantastica storia del pifferaio magico” (vedi News). “Io intervengo nel punto della storia in cui i topi invadono la città. Eravamo nello studio dei Bisca a Napoli e ho interpretato il mio pezzo in maniera molto estrema. Edoardo mi è sembrato su di giri, quando ha ascoltato il playback. Siamo parenti ma non fratelli gemelli, nel nostro modo di fare rock, e questo ha reso tutto più interessante”. Un titolo come “Né buoni né cattivi”, in effetti, è quasi un’antitesi del mondo bennatiano, che le due categorie le ha sempre tenute ben distinte. “Io”, dice Pelù, “ho imparato che per non essere giudicati è meglio non giudicare. E’ facile cascare nel trabocchetto, soprattutto oggi che cercano di convincerci di avere il destino nelle nostre mani con un semplice televoto, sì o no. La realtà è molto più complessa, ha molte più sfumature”.
Oltre ai singoli e ad altri pezzi chiave del repertorio“Presente” contiene la cover di “Pugni chiusi” dei Ribelli, lato b del singolo “Io ci sarò” nato in tv partecipando nel ‘99 in tv allo show di Celentano. Andrà anche a Rock Politik, Pelù? “No, non credo che farò molta televisione stavolta. Neppure i collegamenti da ‘Quelli che il calcio…’ anche se andarsi a vedere le partite gratis non è mica male. E poi ho verificato che quando non vado allo stadio la Fiorentina vince…”.
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