Fabrizio Coppola: 'Mi interessano le storie che hanno al centro l’uomo’

Senzatetto, pendolari, ragazzine scappate di casa che riflettono sull’ineluttabilità delle cose, ma anche persone alla ricerca di gioia e di una vita nuova: sono i personaggi di Fabrizio Coppola, e del suo secondo disco, intitolato proprio “Una vita nuova”, in uscita in questi giorni per Novunque. Una piacevole sorpresa, questo disco: un rock semplice e diretto, che racconta luci ed ombre della vita metropolitana odierna. Il riferimento è inevitabile: Springsteen.

L’etichetta di “Springsteen italiano” ha rovinato tanti musicisti e, sebbene il suono di Coppola si ispiri molto più che nel disco precedente (“La superfice delle cose”) a quello di un album come “The rising”, il paragone si ferma qua.

“Non mi nascondo, sono cresciuto ascoltando quella musica”, spiega Coppola a Rockol. “Per un ragazzino di 16 anni ascoltare ‘Thunder road’ è una bella botta. Eppure nel mio ambito, quello della musica indipendente, bisogna andarci cauti: ancora non capisco perché se dici che ascolti Springsteen ti deridono, mentre se citi Lou Reed o i Velvet Underground sei un figo pazzesco”. Già: contraddizioni del rock indipendente italiano. Ma Coppola è per l’appunto italiano, e le sue canzoni raccontano con una scrittura cinematografica (che, per ammissione dello stesso Coppola deve molto anche al minimalismo dei racconti di Raymond Carver) le contraddizioni di città come Milano, “La città che muore” come recita il titolo di una canzone, attraverso gli occhi di chi ci vive. “Mi interessano quelle storie che hanno al centro l’uomo”, spiega. “Sono nato e vissuto a Milano, anche se la mia famiglia è di Salerno. Per queste storie mi guardo in giro, ascolto le persone che conosco…”. Paradossalmente, pur essendo ambientato a Milano a livello narrativo, “Una vita nuova” è stato confezionato in larga parte fuori città: “L’abbiamo registrato a Treviso, pur avendo fatto la pre-produzione a Milano, banalmente perché lì costava la metà, e questo la dice lunga su come si riesce a campare oggi tra metropoli e provincia. Treviso, come tante città del Nord, è bella e difficile da vivere”. Anche le foto di copertina sono state fatte altrove, a Roma (“Ci sto sempre per periodi molto brevi: mi affascina, e la mia indole meridionale ne apprezza la sua rilassatezza”), mentre il clip del singolo “Cerco ancora te” è stato girato sul ponte che collega Marghera a Venezia.


Poprio seguendo luci ed ombre di città così diverse tra loro, eppure così simili, il disco di Coppola oscilla tra storie più cupe come “Tutto resta sempre uguale" (con i tre personaggi citati in apertura) ed altri più solari come “Esploderà la gioia”: “Cerco di non insistere troppo sulla sofferenza”, spiega. “Una cosa tipica di chi fa rock in Europa, esclusi forse gli inglesi, è il dimenticarsi che i padri fondatori di questo genere erano anche dei grandi intrattenitori, che basavano la loro musica sul fisico e non solo sulla testa. Noi europei siamo soprattutto bravi a fare gli esistenzialisti… Ma uno ascoltando musica ha anche voglia di divertirsi”.
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