Rock on the wild side: Dylan, Sid Vicious e un cappotto nuovo

Storie buffe e meravigliose per le domeniche d'estate 

In quei primi di giugno 1978 Bob Dylan era a Londra per iniziare la tappa europea dello “Street Legal Tour”, che aveva già alle spalle 30 date tra Giappone, Australia e USA. Il 7 aveva chiuso a Los Angeles, e i concerti sarebbero ripresi solo il 15, con sei serate consecutive all’Earls Court Exhibition Centre. Quindi, perché non fare qualcosa? In una settimana si vide la reggae band Merger al 100 Club, cui chiese di aprire il suo live del 15 luglio al Blackbushe Aerodrome di Camberley; George Thorogood and the Destroyers al Dingwall's di Camden; un film di Wim Wenders, “L’amico americano”, con Dennis Hopper e Bruno Ganz; passò a salutare George Harrison; s’incontrò con i Clash e con Graham Parker.

L’ultima sera di libertà al The Music Machine di Camden c’erano Link Wray e Robert Gordon, il passato e il futuro del rockabilly, e a His Bobness il rock’n’roll era sempre piaciuto. E poi, con loro c’erano Rob Stoner, suo bassista nella Rolling Thunder Revue di qualche anno prima e in Giappone quell’anno, e pure i Jordanaires, gli ex coristi di Elvis. Wray e Gordon erano al secondo album, in cui aveva suonato le tastiere addirittura Bruce Springsteen, in "Fire", una canzone che aveva scritto appositamente per loro. Il disco era uscito per la Private Stock Records, una piccola label che però aveva messo a segno diversi colpi azzeccati, come mettere sotto contratto i Blondie e lanciare la megahit disco “A Fifth of Beethoven” di Walter Murphy. Insomma, Gordon era la next big thing del momento, e infatti l’anno dopo avrebbe firmato con la RCA, l’ex casa discografica di Elvis.

E così quella sera c’erano tutti. Dopo il concerto, nei camerini, un Dylan compiaciuto spiegava che “Link non ha mai fatto un brutto concerto” proprio a Stoner e a B.P. Fallon, manager di Ian Dury, di cui gli aveva portato in omaggio l’album “New Boots and Panties”, ed ex addetto stampa di Thin Lizzy e T.Rex. Fallon presentò a Bob Johnny Thunders degli Heartbreakers, l’ex chitarrista dei New York Dolls. Dylan, stupito, disse che non aveva mai sentito parlare di questi Dolls; ma piuttosto, non è che sapeva dove trovare un bel cappotto? Gliene serviva uno nuovo. A quel punto una bionda riccioluta con le tette di fuori e gli occhi chiusi si appoggiò a peso morto sul petto di Dylan ringhiando: “SEX!”. Era Nancy Spungen, la ragazza di Sid Vicious, groupie ed ex spogliarellista americana che aveva iniziato il bassista dei Sex Pistols all’eroina: un personaggio ritenuto ributtante perfino dagli altri Pistols. Quella sera, secondo B.P. Fallon, appariva della consistenza della crema pasticcera, tanto era (s)fatta. Dylan, trasalendo, cercò di scostarla, ma lei si muoveva come un serpente sul petto della Voce di una generazione, non protetto adeguatamente dal vecchio cappotto di pelle logoro che è da cambiare. Allontanata la Medusa, Fallon gli spiegò che Sex era il negozio di abbigliamento di Vivienne Westwood e di Malcolm McLaren: “Vendono cappotti e cose del genere, abbigliamento bondage”.

“Roba di gomma?”

“No, no, Malcolm è il manager dei Sex Pistols”. Oddio, Rotten se n’era andato a febbraio e gli altri stavano cercando di capire cosa fare. E appunto uno degli altri, Sid Vicious, incombeva, perché ovviamente era là dove era Spungen. Quei due erano incollati, appiccicati come la gomma da masticare usata a un banco di scuola. Il suo urlo lamentoso lo precedette: “Nancyyyy!”. Quindi si trovò faccia a faccia con Dylan. Dapprima stentò a realizzare, poi sgranò gli occhietti: “Ma sei Bob Dildo? Bob Diiiildo!”. Dylan faceva boxe; per nulla spaventato, si voltò verso Stoner: “Bob, chi è questo tizio?”. E Sid: “Bob Diiiildo!”. Dylan sibilò: “Vaffanculo, fighetta d’un tossico”. Fu allora che Sid tirò fuori, barcollando, il suo coltello: “Questo è per te, Bob Diiildo!”. La voce della Degenerazione degli anni Settanta sfidava quella della generazione degli anni Sessanta. Ma certe cose non si fanno impunemente. Tutto ciò, infatti, non piacque al 49enne Link Wray, il più vecchio di tutti lì dentro, che tirò fuori il suo grosso coltello e lo puntò alla gola di Vicious spingendolo verso il muro. Dylan non si toccava! Fu lì che intervennero Gordon e Stoner: calmarono Wray e trascinarono fuori Vicious.

Sid, più tardi, ebbe la faccia tosta di chiedere a Fallon a fargli da manager. Fallon gli rispose: “Malcolm è il tuo manager”. Vicious escogitò un modo conveniente per rompere il contratto: “Gli taglierò quella cazzo di gola”, disse, ridacchiando, tirando su il moccio che gli colava dal naso, e pulendoselo sulla manica della giacca di pelle. Fallon, che già gestiva un tossico all’ultimo stadio come Johnny Thunders, lasciò elegantemente cadere la conversazione.

Dylan, riconoscente per l’aiuto ricevuto, si portò dietro in hotel Link Wray, Rob Stoner e Robert Gordon. Quest’ultimo ha ricordato la vicenda nel 2018: “Mi propose nove nuove canzoni. Ma all'epoca avevo una mentalità ristretta e dicevo: “Ehm, la prossima? Ah-ehm, un’altra?”. Come un idiota, non ne accettai nessuna!” Robert Stoner, incredulo, gli sussurrava: “Robert, fai quelle cazzo di canzoni di Dylan!”. E invece nulla. Gordon se ne pentì: “Col senno di poi, ce n'era una che volevo davvero. Ma non ricordo nemmeno più qual era”. Link Wray, invece, l’anno dopo incise “It's All Over Now, Baby Blue”, come omaggio al Maestro. E il cappotto nuovo di Dylan? Chiosa Fallon: “Non credo che l’abbia mai ricevuto”.

 

Questa è l'ultima puntata della serie di "Rock on the wild side - Storie buffe e meravigliose per le domeniche d'estate".

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