Musica, vino e natura: Mick Hucknall (Simply Red) in cerca delle sue radici

Musica, vino e natura: Mick Hucknall (Simply Red) in cerca delle sue radici
E’ invecchiato, sì (e lo si era visto già al Festivalbar): ma Mick Hucknall, il rosso dei Simply Red, dice di non essersi mai sentito così bene in vita sua. “E’ proprio così, sto vivendo un gran bel momento. Ho una relazione sentimentale importante, ho una mia casa discografica (simplyred.com), una band assolutamente fantastica, interessi in altri campi di attività. Dopo quattro anni di tentativi sono finalmente riuscito a comprarmi un pezzo del fiume Finn, in Irlanda, 44 miglia di corso d’acqua in cui nuotano liberamente migliaia di salmoni. E’ un’area selvaggia, e una delle più fertili del paese: gestirne le risorse comporta una serie di responsabilità nei confronti dell’ambiente e delle persone che vivono nei dintorni. Ma la cosa mi piace molto, in qualche modo penso che tra il fiume, il vino che produco in Sicilia e la mia musica ci sia un qualche legame … Forse è il fatto che, in tutti e tre i casi, si tratta di ricchezze naturali. E che non sono alla ricerca di soldi facili e di un ritorno economico immediato: sono investimenti a lungo termine, piuttosto, di cui alla lunga spero potranno beneficiare anche le comunità locali. In qualche modo succede già, nella mia proprietà nel Donegal arrivano turisti dalla Svezia, dagli Stati Uniti, dalla Francia, dall’Italia….e si tratta di medici, avvocati, professionisti che vanno nei negozi e comprano le merci più costose, facendo la gioia dei commercianti. Mi piace essere coinvolto in situazioni di questo tipo”.
Quando sente che è il momento giusto per tornare a far dischi, Hucknall non si tira indietro: e già progetta di dar seguito al nuovo “Simplified”, in uscita il 17 ottobre (in Italia per la Nunflower di Stefano Senardi, distribuzione edel), con un album gemello intitolato “Amplified” e programmato per il maggio 2006. Tra i due si incuneerà nei negozi anche un Dvd, testimonianza della recente sbornia cubana del “rosso” anticipata dal singolo “Perfect love” che già impazza nelle radio: accompagnati, nel gran finale, da uno stuolo di ballerini e di orchestrali locali, i Simply Red si sono esibiti il 26 e 27 agosto scorsi al prestigioso Gran Teatro de L’Avana, e l’occasione era troppo ghiotta per non fare dell’evento un documento filmato. Lo show ha riprodotto le atmosfere essenzialmente acustiche e “confidenziali” del disco nuovo: il cui menù, spiega lo chef inglese, ha per ingredienti otto classici di repertorio riarrangiati, una cover (“A song for you” di Leon Russell) e tre inediti cucinati secondo le ricette del pop classico e orchestrale, del jazz vocale anni ’50 e ’60 e del sound latino-tropicale. “Mi piacciono molto le versioni di ‘Holding back the years’, e di ‘Your mirror’ ”, confessa Hucknall. “Di quest’ultima avevo perso di vista io stesso il vero significato… Quando ascolto la vecchia versione, suoni e produzione mi fanno subito pensare alla fine degli anni ’90. Così come ‘Money too tight to mention’ (non inclusa nella nuova raccolta) mi fa venire in mente la metà degli anni ’80, i vestiti e le capigliature di allora… Le nuove versioni, mi sono detto, dovevano suonare senza tempo, come se potessero appartenere indifferentemente ad oggi o agli anni ’50. Per farlo ho spogliato le canzoni della produzione che rimandava ad un’epoca ben precisa. Tutta la mia musica preferita, del resto, ha questa qualità atemporale: ‘What’s going on’ di Marvin Gaye avrebbe potuto essere stata registrata ieri, ‘Kind of blue’ di Miles Davis idem, e così certe canzoni dei Beatles e dei Rolling Stones. Mentre la maggior parte del catalogo dei Led Zeppelin suona ancora così moderno e contemporaneo da risultare in un certo senso insuperato, nel genere rock. Ciò che tutti questi grandi dischi hanno in comune, ho pensato, è la naturalezza della strumentazione e delle tecniche di registrazione, il feeling di una musica suonata essenzialmente dal vivo tutti insieme in una stanza. Personalmente non ne posso più delle drum machine, di quei suoni stanchi e ripetitivi, di quei dischi r&b e hip hop che suonano tutti uguali. Come ha detto qualcuno: di quante altre puttanelle che dimenano le tette a bordo piscina e di quanti altri ragazzoni che ciondolano cantilenando le loro nenie abbiamo ancora bisogno? Facciano quel che vogliono, per carità. A me interessa fare musica tradizionale, e lasciarmi ispirare dai miei idoli. Chi mi piace tra i giovani? Joss Stone. Spero solo che non si faccia bruciare dalle pressioni dell’industria come è successo a Janis Joplin e a tanti altri. Sai, la casa discografica preme per un album all’anno, sei costretto a stare in tour tutto il santo tempo e la vita on the road è difficile…E ovunque tu vada c’è qualcuno che vuole far festa e ti versa da bere, ti offre della polverina, ti fa andare a letto tardi. Sono stato fortunato di aver vissuto tutto questo quando avevo già 24 anni, ma anch’io ho dovuto superare le mie difficoltà. Mi auguro che trattino con i giusti riguardi questa bella ragazza dalla voce straordinaria”.
Hucknall ora di anni ne ha 45 e si sente nel pieno della maturità vocale: “E’ così, senza voler sembrare arrogante oggi mi sembra di poter cantare di tutto. Il pezzo di Leon Russell, per esempio, l’ho inciso su richiesta del mio manager. Ma non avrei potuto cantarlo a 25 anni, le parole della canzone presuppongono la sensibilità di un uomo maturo, non quella di un ragazzo”. “Vorrei solo non aver detto che la voce maschile raggiunge il massimo dell’espressività poco prima dei 50 anni per poi declinare”, aggiunge Mick in tono di scusa. “Chissà che ne pensa Tom Jones, e Mick Jagger che continua a far faville con quella che resta la miglior rock&roll band in circolazione. Quanto a me, sentendomi al massimo delle mie possibilità e con una delle migliori band del mondo a disposizione, ho pensato che era mio dovere re-incidere il mio repertorio migliore, ripresentarlo in una veste più curata e più articolata di quanto fosse avvenuto in passato. Ed è quello che sto facendo: solo nell’ultimo anno, tra pezzi vecchi e nuovi, abbiamo registrato più o meno 45 canzoni. Ci sono stati giorni, credo fosse in maggio, che ne abbiamo incise al ritmo di una dozzina al giorno, spesso tenendo per buone le prime take. La vivo come un’altra forma di investimento sul mio futuro, anche se non so ancora cosa farò di tutto questo materiale. Avevo chiesto alla Warner di restituirmi i master dei miei dischi: li avevo pagati e ne avevo diritto. Ma loro si sono rifiutati, e allora cosa avrei dovuto fare, accettare supinamente il no col sorriso sulle labbra? Nossignore, me li sono ripresi in un altro modo! La cosa che mi piace del mio lavoro, oggi, è che non mi sento più legato all’industria musicale. Musica e industria, anzi, sono due termini che andrebbero sempre tenuti lontani l’uno dall’altro. Parlare di industria va bene per la chimica, per la metallurgia…non per la musica. Che le case discografiche pensino ai loro azionisti e ai profitti nel bilancio di fine anno: io me ne sto a casa mia con una chitarra acustica e un pianoforte a portata di mano a scrivere canzoni vere, genuine. Che poi, credo, è anche quello che vuole il pubblico: portarsi a casa della musica che ti fa sentire bene e ti trasmette vere emozioni”.
Atteggiamento salutare e, a quanto si dice, anche redditizio. Secondo il Financial Times, con il precedente e autoprodottto “Home” Hucknall si è portato a casa molti più soldi che ai tempi dei suoi pur fortunati dischi con la Warner. “Non è vero, ho superato appena il punto di pareggio, grazie anche ai diritti editoriali: e questo nonostante il disco abbia venduto oltre 2 milioni e mezzo di copie. Quando si fanno i conti in tasca ai cantanti nessuno parla mai dei costi: se davvero volessi incassare il più possibile me ne andrei in giro da solo ad esibirmi in arene da 30 mila posti. Invece mi porto dietro undici persone, molto ben pagate, che ospito a mie spese in ristoranti e in alberghi di ottimo livello. Credo che per cominciare davvero a guadagnare, quando si affrontano costi di questo genere, bisogna vendere almeno 3 milioni di copie. Ma ci tengo a sottolineare che non è stato questo il motivo della mia scelta indipendente. La vera ragione è che amo la musica e che mi piace quel che faccio”. Anche suonare dal vivo rientra ancora tra le sue attività preferite, e dopo il tour inglese coronato da quattro serate alla Royal Albert Hall di Londra vedremo Mick e i Simply Red in Italia a dicembre per cinque date, il 14 a Padova, il 15 a Roma, il 16 a Napoli, il 18 a Catania e il 21 a Milano. Per la prima volta accompagnato da un’orchestra. “Non vedo l’ora. Una volta tanto potrò calarmi nei panni di Frank Sinatra”.
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