Il 'restyling' di Radio Italia: 'Ci rinnoviamo, ma non cambiamo'

Il 'restyling' di Radio Italia: 'Ci rinnoviamo, ma non cambiamo'
Tre milioni e 270 mila ascoltatori radiofonici nel giorno medio, giro d’affari annuo superiore ai 18 milioni di euro, valore patrimoniale complessivo (tra marchi, frequenze e strutture) valutato in qualche centinaio di milioni. Al Gruppo Radio Italia e al suo timoniere Mario Volanti, si direbbe, i fatti sono sempre interessati più dell’immagine. La sua non è mai stata una radio “cool”, di tendenza o trasgressiva. “Per famiglie” e tradizionalmente rassicurante, piuttosto: anche per i molti artisti di casa nostra che nell’etere, altrimenti, non avrebbero mai potuto far sentire la loro voce. Cosa ha spinto Volanti e i suoi, allora, a farsi un lifting da 3 milioni e mezzo di euro, cambiando loghi, modificando palinsesti, ingaggiando volti e voci nuove come quelle del doppiatore Luca Ward (Russell Crowe, Hugh Grant, Pierce Brosnan) e di Daniele Battaglia (figlio di Dodi dei Pooh)? “Il logo è rimasto lo stesso per 23 anni ed era arrivato il momento di una rinfrescata” spiega il fondatore dell’emittente, oggi cinquantaduenne. “Soprattutto perché finalmente mi è arrivata una proposta che mi ha convinto (opera di WarmUp creative consulting) e che rappresenta bene quel che stiamo facendo: un’opera di rinnovamento, non un cambiamento radicale. In passato abbiamo fatto tante cose senza farlo sapere troppo in giro. Stavolta invece (con la presentazione “glamour” di qualche sera fa all’FMC Center di Milano) abbiamo deciso di fare comunicazione, di far passare con chiarezza il messaggio che anche noi sappiamo ideare e realizzare progetti, quanto e forse più dei nostri concorrenti. Tra le tv musicali, per esempio, oggi nessuno produce quanto noi: dal nostro Auditorium abbiamo già trasmesso più di 300 concerti, siamo andati in onda in diretta dal Brasile, da New York e dall’Australia per il concerto di Gigi D’Alessio”.
Radio Italia Solo Musica Italiana resta la locomotiva del gruppo, con un pubblico assai numeroso e allargato a tutte le fasce età: un vantaggio o uno svantaggio? “Il vantaggio”, risponde Volanti, “sta nei numeri, lo svantaggio nell’immagine perché si rischia di non venire mai identificati con un target preciso. Dovrebbero contare i valori assoluti, non le percentuali: un nostro 10 % di ascoltatori ‘giovani’ vale, nella realtà, molto di più del 90 % di un’emittente che ha un’audience molto più bassa, e questo distinguo purtroppo sfugge spesso a chi valuta le cose solo in superficie. Non siamo una radio di tendenza, è vero, e neppure vogliamo esserlo. Abbiamo aspirazioni diverse in televisione, invece: più precisamente con Radio Italia Tv (l’emittente visibile in analogico via etere o sul satellite in chiaro), che è un canale rivolto specificamente ai ragazzi. Video Italia (l’altro canale tv del gruppo, accessibile a pagamento nel bouquet di Mondo Sky) fa parte di una squadra, quella di Sky appunto, in cui giochiamo per così dire a centrocampo e non da centravanti guardando a un pubblico più maturo: sarebbe stupido, in una piattaforma a pagamento che punta ad incrementare il numero di abbonati, mettersi in competizione con DeeJay Television, Rock Tv o Match Music che già coprono la fascia dei giovanissimi. Con Radio Italia Tv, invece, ci confrontiamo con un mercato concorrenziale che richiede un’emittente per giovani, esclusi dalle tv generaliste. Ma vogliamo anche restare diversi dagli altri, integrare l’offerta che c’è in giro: i ‘nostri’ giovani, o almeno una parte di essi, non sono quelli di All Music e di Mtv. Sono ragazzi e ragazze dagli undici ai diciotto anni che magari amano Gigi D’Alessio e che non sempre sfoggiano il piercing sulla lingua o il tatuaggio sul fondoschiena…ragazzi magari meno ‘estremi’ nei comportamenti ma dallo stile di vita altrettanto identificabile come ‘giovane’”.
La sfida si gioca su campi molteplici, così differenti e numerosi che si rischia di perdere l’orientamento: satellite e digitale terrestre, broadband e Web radio, pay tv e canali on-demand… Volanti non è dello stesso avviso: “Non cambia nulla, quelli sono solo gli strumenti che permettono di veicolare i contenuti, i mezzi di trasporto. E’ il contenuto, come sempre, l’elemento chiave: e non parlo solo di programmi radiofonici e televisivi specifici ma di idee, di concetti, di modi di comunicare. Senza contenuto, Web radio, digitale terrestre e wireless non significano nulla”. Sono gli stessi contenuti, dunque, e non le innovazioni tecnologiche, a dettare obiettivi e aspettative di crescita: “Per Radio Italia ci aspettiamo ovviamente un beneficio in termini di ascolti, dalle novità che stiamo introducendo nel palinsesto. Ma siamo ai vertici da quindici anni e più di tanto non possiamo migliorare. In tv invece abbiamo ancora molti margini di crescita, siamo un po’ nella situazione che avevamo in radio nell’84, due anni dopo l’inizio delle trasmissioni. Non abbiamo nulla di acquisito da rischiare e possiamo fare sperimentazione sui palinsesti. In radio mi riterrei soddisfatto di incrementare la raccolta pubblicitaria di qualche punto percentuale, diciamo dal 3 al 7%; , con la tv ci aspettiamo un incremento a tre cifre, il 130 % in più”.
Intanto il gruppo milanese non solo promuove e diffonde musica autoctona ma si è messo anche a produrla, con l’etichetta SoloMusicaItaliana. “E’ stata proprio la crisi nera della discografia a convincerci che era arrivato il momento di entrare in questo mercato: è un’opportunità non solo per noi, che possiamo alimentare la nostra radio e le nostre tv con musica di qualità e coerente con la nostra linea editoriale, ma anche per artisti che altrimenti, oggi, non avrebbero possibilità di farsi ascoltare”. Giovani e meno giovani: da Dennis - oltre 30 mila copie vendute, finora, per il suo album di debutto - a Riccardo Fogli, che torna sul mercato ad ottobre con "Sono giorni migliori", il primo disco di inediti in 11 anni (ma ci sono altri tre progetti in cantiere per il 2006: “due dei quali”, anticipa Volanti senza far nomi, “riguardano artisti emergenti mentre il terzo coinvolge un nome noto”). Un’ancora di salvataggio, dice il patron di Radio Italia, nel momento in cui la concorrenza fa marcia indietro rispetto alle scelte di programmazione degli ultimi anni. “La situazione mi ricorda un po’ quella di quando abbiamo iniziato. Nel ’90, diventando la prima radio d’Italia, dimostrammo che valeva la pena scommettere sulla musica italiana. Prima di noi One-O-One trasmetteva solo musica nera, DeeJay non passava una canzone in lingua italiana e 105 non avrebbe mai mandato in onda i Pooh. Oggi sembra di tornare a qualcosa del genere: c’è stato un giro di vite sui palinsesti, riemerge un format che prevede spazi molto più ridotti per la nostra musica. Per fortuna noi siamo diventati abbastanza forti da offrire un’alternativa, altrimenti molti artisti italiani correrebbero il rischio di non poter neanche incidere più un disco”.
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2019 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini fotografiche rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, quindi, libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.