La miscela è più o meno la stessa dei precedenti album, da “Hurry up, we’re dreaming” - che nel 2011 li rese un fenomeno pop, facendogli vendere oltre un milione di copie e permettendogli di ottenere pure una nomination ai Grammy come Best Alternative Music Album - a “DSVII” del 2019. D’altronde di quel mix tra neo-shoegaze, ambient, dream pop e dance che ha intrigato moltissime band di musica elettronica negli ultimi dieci anni, gli M83 sono stati i pionieri. Torna, naturalmente, anche in “Fantasy”, il nuovo album del progetto capitanato da Anthony Gonzalez. La differenza rispetto agli ultimi due lavori del compositore, produttore e polistrumentista francese è che nelle tracce di “Fantasy” c’è una carica e una freschezza che in “Junk” e “DSVII” forse mancava: “Volevo che questo disco avesse un grosso impatto dal vivo. L’idea era di tornare con qualcosa di più vicino all’energia di ‘Before the dawn heals us’ La combinazione di chitarre e sintetizzatori c’è sempre stata nella mia musica, ma forse è più presente in questo disco che nei precedenti”, dice lui.
“Fantasy”, il nono album degli M83, esce oggi. È frutto di due, lunghissimi anni di lavorazione che hanno visto Gonzalez, intenzionato a catturare l’energia delle sue esibizioni dal vivo e a inciderle, modificare il suo tipico processo di registrazione: “Di solito scrivevo i demo e poi andavo dal mio produttore per iniziare a lavorare su un album. Ma questa volta è stato un po’ diverso. Tutto quello che volevo era sentire l’energia di altri musicisti”, spiega il 42enne musicista. Così ha fatto con Justin Meldal-Johnsen e Joe Berry, tastierista e sassofonista degli M83, lunghe session che sono andate avanti quasi un anno: “È passato molto tempo dal mio ultimo tour e nel frattempo c’è stata la pandemia. La sensazione di musicisti che suonano insieme è qualcosa che mancava da un po’”. La mentalità da jam alla base di “Fantasy” è particolarmente evidente in pezzi come “Oceans Niagara”, peraltro scelto come singolo di lancio del disco, o “Kool nuit”, con quei sintetizzatori massicci e pulsanti che travolgono gli ascoltatori e infondono una sensazione di stupore mistico, se vogliamo definirlo così. A proposito di live: gli M83, la cui popolarità nel nostro paese è legata anche alla presenza della loro musica nella colonna sonora di “Suburra” di Stefano Sollima, diventata celebre, arriveranno in Italia con il tour legato a “Fantasy” all’inizio dell’estate, per uno show in programma il 19 giugno al Magnolia Summer a Milano. Segnare in agenda: è l’unica data italiana del calendario della tournée.
Sulla copertina dell’album c’è un mostro: “Oggi le persone si filmano mentre cucinano o addirittura mentre sono in studio a lavorare a nuova musica. I fan si sentono parte della vita dell’artista. Io, invece, voglio mantenere un po’ di mistero. Penso sia molto importante: è una cosa che stiamo perdendo. Lascio che parli la musica e che l’immaginazione faccia il resto”, spiega Anthony Gonzalez. Che stavolta si espone di più, rispetto ai precedenti lavori degli M83, mettendoci anche di più la voce: “Volevo essere più presente dal punto di vista lirico e corale, anche se all’inizio era scoraggiante. Ho pensato che se fossi riuscito a raggiungere questo obiettivo, questo album sarebbe stato più personale di quelli precedenti”. L’ha raggiunto: basti ascoltare pezzi come “Amnesia”, “Deceiver” e “Sunny boy”. A dargli una mano ci ha pensato il fratello, Yann Gonzalez, regista (con “Un couteau dans le cœeur” al Festival di Cannes 2018 gareggiò per la Palma d’oro), che contribuisce regolarmente ai testi dei brani degli M83 da “Before the dawn heals us” del 2005: “Mio fratello è un socio fondamentale poer la realizzazione dei miei album. È davvero bravo a raccontare storie, immaginare mondi e creare emozioni. Condividiamo la stessa visione per film, musica, arte e vita in generale”.
“Fantasy” è il primo album degli M83 ad uscire su Other Suns, la neonata etichetta fondata dallo stesso Anthony Gonzalez: “L’industria musicale è ambiata così tanto. Mi capita spesso di incontrare band super talentuose ma che non sanno come pubblicarte musica. Se vai da un’etichetta oggi, ti chiedono più follower che musica. Ti chiedono di essere famoso prima di pubblicare musica. È un po’ ridicolo. Non voglio vendere discho. Non mi interessa. Voglio pubblicare musica che sento connessa con il mio mondo”.