Il disco del giorno: Martial Solal, "Solitude"

Consigliato e raccontato da Carlo Boccadoro

Martial Solal
"Solitude" (Cd CamJazz CAMJ 7794-2)

L’intramontabile pianoforte di Martial Solal si concede ancora una parentesi solistica in questo disco, che si distingue
dai molti altri recital realizzati da questo musicista franco/algerino per un carattere ancora maggiormente rapsodico, quasi capriccioso.
Le idee si rincorrono con estrema libertà, sostenute dall’inappuntabile tecnica pianistica e dalla padronanza del linguaggio jazz riconosciuto a Solal ormai da decenni, eppure stavolta è come se il pianista avesse deciso di lasciare libero sfogo alla fantasia senza preoccuparsi troppo della coerenza formale e cucendo assieme una miriade di spunti completamente diversi, ricolorando standards celeberrimi come "Solitude", "Caravan" e "On a Clear Day" trasfigurandoli completamente (basti ascoltare il cupo agglomerato accordale nel registro basso dalla cui risonanza nasce magicamente il tema di "Darn That Dream", proposta in due differenti versioni, o le continue, instabili, fluttuazioni ritmiche e dinamiche di "Our Love Is Here to Stay").

Questa nuova «conversazione con se stesso» possiede un carattere di assoluta intimità, quasi Solal non tenesse conto dei microfoni presenti in studio o del fatto che vi saranno altri ascoltatori di queste note oltre a lui; questo atteggiamento però non si trasforma mai in solipsismo o in narcisistica contemplazione del proprio ombelico, la capacità comunicativa che questa musica possiede in abbondanza si rivela con evidenza ad ogni minuto di ascolto.

Nelle pagine composte in proprio come "Chi va piano..." e "Medium" ritroviamo il gusto per le armonie angolose che fanno pensare sia a Monk che a compositori come Messiaen e Dutilleux, le frasi melodiche del tutto prive di sentimentalismo sempre punteggiate da fluttuanti figure di grande mobilità che talvolta appaiono come vere e proprie interferenze sonore rispetto al discorso musicale principale.
Il pianismo dell’allora ottantenne Solal non mostra in alcun modo i segni del tempo che passa; ogni sua nuova incisione ci restituisce un artista ricco di immaginazione, che detesta ripetere ciò che ha già fatto e rifinisce continuamente il proprio linguaggio musicale con artigianale pazienza.
La registrazione purtroppo privilegia un suono alquanto metallico e percussivo, con un posizionamento dei microfoni molto ravvicinato che non rende del tutto giustizia alle capacità dinamiche di Solal.
 

Carlo Boccadoro, compositore e direttore d’orchestra, è nato a Macerata nel 1963. Vive e lavora a Milano. Collabora con solisti e orchestre in diverse parti del mondo. E’ autore di numerosi libri di argomento musicale.

Questo testo è tratto da "Lunario della musica: Un disco per ogni giorno dell'anno" pubblicato da Einaudi, per gentile concessione dell'autore e dell'editore.

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