Antony e la vittoria ai premi Mercury: l'analisi (sorprendente) del 'Sun'

Antony e la vittoria ai premi Mercury: l'analisi (sorprendente) del 'Sun'
La recente vittoria di Antony And The Johnsons ai premi Mercury ha sollevato un mezzo putiferio in Gran Bretagna, visto che la formazione non è "tecnicamente" del Regno Unito. Lo scorso anno avevano vinto i Franz Ferdinand, in passato, tra gli altri, i Primal Scream ed i Pulp. Tutti artisti solidamente UK. Quest'anno è saltato fuori (parole del "Sun") "un travestito nato a Chichester, West Sussex, ma che ha trascorso la maggior parte della sua vita in California e che ora è residente a New York". Ci si attenderebbe una vigorosa presa di posizione da parte del "Sun", il più venduto quotidiano popolare britannico: ma come, un cantante non britannico, ma come, con tutti gli artisti buoni che abbiamo proprio un americano. Invece no. Il tabloid londinese si dimostra insolitamente lungimirante e, per una volta, poco nazionalistico. Questo è un giornale, ricordiamolo, per il quale i soldati di Sua Maestà in Iraq sono (quasi) sempre "our heroes". Gordon Smart, giornalista che non "firma" molto, prima prende un po' in giro Antony definendolo "una via di mezzo tra Robert Smith dei Cure ed una versione da peso massimo di Jack White dei White Stripes, che canta incredibilmente come Nina Simone". Ma poi ci sono solamente toni flautati. Smart ricorda che Antony è tra gli artisti preferiti di Lou Reed ed Elton John, che Boy George aveva predetto una sua importante affermazione e che l'artista è su Rough Trade, etichetta che al "Sun" piace. Certo che Smart è quasi obbligato a parlar bene di Antony And The Johnsons: nello scorso marzo lo stesso giornale aveva assegnato all'album che ha vinto ora ai Mercury, "I am a bird now", uno squillante 5/5 e la definizione di "mozzafiato". Parlarne male sarebbe quindi stato come darsi la zappa sui piedi, ma il servizio pare comunque sincero.
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