Ginger Baker
Middle Passage (Cd Axiom/Island 422-846 753-2)
Con il suo volto solcato da mille rughe Ginger Baker sembra un vecchio lupo di mare piuttosto che uno dei più grandi batteristi nella storia della musica rock, il cui lavoro con i Cream continua ad essere influente su molti strumentisti delle generazioni più giovani. Baker è un musicista curioso, che si è trovato spesso al crocevia con mondi musicali diversi: ha coltivato a lungo il jazz ed è stato tra i primi artisti rock a incontrare l’Africa, collaborando con Fela Kuti già negli anni ’60 (si è addirittura trasferito in Nigeria dopo lo scioglimento dei Cream). Non meraviglia dunque la musica torrida di questo "Middle Passage", disco che emana una notevole temperatura (perfetto per queste giornate fredde) realizzato nel 1990 insieme alla crema della
scena downtown newyorchese di quel periodo.
Lunghi tappeti percussivi rivestono ogni brano, supportati da ben tre bassisti superstar come Jah Wobble, Bill Laswell (anche
produttore del disco) e Jonas Hellborg; in più la batteria inarrestabile di Baker è coadiuvata da tre percussionisti africani.
Questa gigantesca sezione ritmica mescola sonorità ancestrali e urbane spingendo il disco lungo terreni oscuri, dove c’è poco spazio per frasi melodiche o sofisticate armonie. Si ascolta davvero il canto della Terra, martellante, ipnotico.
Baker sembra posseduto da un diavolo che lo spinge a picchiare sui suoi tamburi con ossessiva ferocia, mentre sotto di lui il gruppo di bassisti stende minaccioso i suoi potenti grooves, che le chitarre allucinate e distorte di Nicky Skopelitis fendono come traccianti luminose. Talvolta in cima a questa montagna ritmica si stagliano il canto oscillante del ney (flauto di canna appartenente alla tradizione egiziana) di Faruk Tekbilek e l’organo Hammond di Bernie Worrell, ma solo per qualche attimo: poi anche questo suono viene inghiottito nel magma sonoro e si ritorna a sudare con le continue propulsioni della batteria di Baker, che nel brano "Basil" sembrano rasentare la trance ritmica di certe cerimonie sciamaniche della Tanzania.
Un disco da ascoltare al massimo volume (vicini di casa permettendo) per poterne apprezzare in pieno la potenza fonica, sottolineata dall’eccellente mixaggio di Jason Corsaro che enfatizza in misura ancora maggiore e dettagliata le frequenze basse, con effetto allo stesso tempo devastante ed elettrizzante.
Carlo Boccadoro, compositore e direttore d’orchestra, è nato a Macerata nel 1963. Vive e lavora a Milano. Collabora con solisti e orchestre in diverse parti del mondo. E’ autore di numerosi libri di argomento musicale.
Questo testo è tratto da "Lunario della musica: Un disco per ogni giorno dell'anno" pubblicato da Einaudi, per gentile concessione dell'autore e dell'editore.