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iTunes, braccio di ferro sui prezzi tra Jobs e due major

Mentre le ultime statistiche disponibili confermano il boom della musica digitale legale (180 milioni di canzoni scaricate a pagamento nella prima metà del 2005, 57 milioni in più rispetto allo stesso periodo del 2004), crescono le divergenze tra Steve Jobs e alcuni dirigenti discografici sui prezzi da richiedere agli utenti di iTunes, la più usata tra le piattaforme che offrono musica on-line e, presto, anche in modalità wireless ai possessori di telefonini Motorola (vedi News). I contratti in essere tra Apple e le etichette che forniscono i loro cataloghi al negozio virtuale della Apple scadono agli inizi dell’anno prossimo, e tra le controparti sono iniziate da tempo le discussioni riguardo ai termini del rinnovo. Secondo il New York Times, almeno due major del disco insisterebbero per rendere più flessibile la vigente struttura dei prezzi, aumentando fino a 1,49 dollari la tariffa richiesta per scaricare una hit in cambio di prezzi decisamente al di sotto dello standard attuale (99 centesimi) per gli “oldies” e il repertorio ritenuto meno pregiato: un po’ come succede sul mercato tradizionale, insomma, dove le differenze di prezzo tra novità e “back catalog” sono spesso sostanziali.
    Mentre le ultime statistiche disponibili confermano il boom della musica digitale legale (180 milioni di canzoni scaricate a pagamento nella prima metà del 2005, 57 milioni in più rispetto allo stesso periodo del 2004), crescono le divergenze tra Steve Jobs e alcuni dirigenti discografici sui prezzi da richiedere agli utenti di iTunes, la più usata tra le piattaforme che offrono musica on-line e, presto, anche in modalità wireless ai possessori di telefonini Motorola (vedi News). I contratti in essere tra Apple e le etichette che forniscono i loro cataloghi al negozio virtuale della Apple scadono agli inizi dell’anno prossimo, e tra le controparti sono iniziate da tempo le discussioni riguardo ai termini del rinnovo. Secondo il New York Times, almeno due major del disco insisterebbero per rendere più flessibile la vigente struttura dei prezzi, aumentando fino a 1,49 dollari la tariffa richiesta per scaricare una hit in cambio di prezzi decisamente al di sotto dello standard attuale (99 centesimi) per gli “oldies” e il repertorio ritenuto meno pregiato: un po’ come succede sul mercato tradizionale, insomma, dove le differenze di prezzo tra novità e “back catalog” sono spesso sostanziali.

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