Laura Joplin ricorda Janis : 'Una donna forte che stava troppo vicina al fuoco'

Laura Joplin ricorda Janis : 'Una donna forte che stava troppo vicina al fuoco'
Laura Joplin aveva 22 anni nel 1971, quando nei negozi di dischi usciva il disco postumo e più celebrato della leggendaria sorella, “Pearl”, subito destinato alla testa delle classifiche di vendita in omaggio a quella regola ineludibile che tributa i massimi onori agli artisti dopo la loro scomparsa dal mondo terreno. Autrice di un libro di memorie zeppo di lettere e ricordi personali (“Love, Janis") è una testimone preziosa e una custode attenta di quel pezzo di storia della musica, dell’arte e del costume legato alla voce straordinaria, alla personalità sofferta e alla vertiginosa parabola umana di Janis, regina della Summer of love anni ’60 schiavizzata dall’alcol e dall’eroina (di cui morì in un hotel di Los Angeles il 4 ottobre 1970). Al telefono dagli Stati Uniti la minore delle Joplin torna volentieri a parlare dello storico album, che la Sony Legacy ripubblica a giorni (il 10 giugno) in edizione deluxe con l’aggiunta di sei bonus track e di un intero Cd registrato nel corso del “Festival Express tour” in Canada tra il 28 giugno e il 4 luglio di quell’ultimo, fatale anno. “Molti lo considerano il disco migliore di Janis”, riflette Laura con la sua pigra cadenza texana, “e io sono d’accordo: per me rappresenta lo sbocco delle sue esperienze musicali precedenti, la sua opera più definita e completa. Con i Big Brother si percepiva lo sforzo di trovare un suono personale, con ‘Pearl’ questo obiettivo venne definitivamente raggiunto. Quello è anche il disco che testimonia al meglio l’evoluzione della sua persona dal punto di vista emotivo. Le canzoni parlano di relazioni intime e durature tra uomini e donne: penso all’improvvisazione parlata nella versione live di ‘Cry baby’ che abbiamo inserito qui, per esempio, in cui invita il suo compagno a tornare a casa in California invece di starsene in giro per il mondo. Per me quell’ultimo album esprime un senso di ottimismo e di gioia, il 1970 sembrava un anno carico di promesse per mia sorella e ‘Pearl’ riflette questa sua nuova condizione. Non c’è solo il blues o una dimostrazione di potenza, ci sono un calore e una ricchezza di sentimenti sconosciuti ai dischi precedenti. Io fui particolarmente colpita da ‘Mercedes benz’: era la prima volta che in una canzone emergeva uno dei tratti principali del carattere di Janis, il suo grande senso dell’umorismo. Mi è sempre piaciuta perché getta luce su un lato privato della sua personalità, piuttosto che sulla immagine ben nota di ‘donna selvaggia del rock&roll’. Io Janis la ricordo come una persona che amava ridere, dotata di un’energia straordinaria. Non era più il tempo di canzoni come ‘Down on me’, stavolta c’erano pezzi come ‘Me and Bobby McGee’ che parlavano di amicizia, di vita on the road e del ricordo di tempi felici”.
Le stesse sensazioni evocate, in fondo, dalle immagini del “Festival Express” riesumate da poco in Dvd dopo 35 anni di oblìo, testimonianza di una irripetibile e cameratesca scorribanda di musicisti (Janis e la sua Full Tilt Boogie Band, i Grateful Dead, la Band, Buddy Guy e tanti altri) in viaggio per il Canada a bordo di un treno tutto per loro. Le immagini “backstage” e sul palco mostrano una Joplin per nulla intimorita dalla compagnia quasi esclusivamente maschile atteggiarsi sovente a capo gang. Eppure non deve essere stato facile, per una donna… “No, lo penso anch’io”, conferma Laura. “Mia sorella era forte e sapeva badare a se stessa, ma tener testa alla situazione conservando un tocco di sensibilità e di gentilezza femminile deve essere stato abbastanza complicato. Probabilmente si è trattato di un’esperienza molto istruttiva anche per lei. Le immagini del ‘Festival Express’ sono perfette per fare la conoscenza con le qualità di performer di Janis e per verificare la sua capacità di comunicare con altri musicisti. Credo che la musica e le immagini che sono rimaste a documentare quel tour catturino bene l’energia speciale di quei giorni”. Perché abbinarne le registrazioni sonore alla nuova edizione di ‘Pearl’? “Una parte dei master era già stata utilizzata per il documentario ‘Janis’ nel 1973, il resto era conservato in ottimo stato negli archivi della Sony. Abbiamo pensato che il materiale dal vivo desse nuovo respiro al progetto, è un bel biglietto da visita per chi conosce poco la musica di mia sorella e fornisce una prospettiva nuova anche ai fan di lunga data”.
Laura non era presente personalmente a quei concerti, né ad eventi epocali come Monterey e Woodstock (“Frequentavo il college, non ero ancora indipendente e non potevo permettermi di viaggiare. Anche quando sono stata raggiunta dalla notizia della sua morte ero in Texas”), ma le sue esperienze di Janis cantante sono naturalmente di primissima mano: “Me la ricordo in casa, a suonare la chitarra e cantare le canzoni di Leadbelly, Bessie Smith e Odetta, oppure ‘Highway 61’ di Dylan. Già allora quel che mi colpiva era l’anima, il soul che sapeva immettere in quel repertorio folk. Con la mia famiglia andammo a trovarla a San Francisco nell’estate del 1967, l’ ‘estate dell’amore’. Ci recammo all’Avalon Ballroom dove si esibiva con Big Brother and the Holding Company: a quell’epoca i giornali stavano appena cominciando a parlare di quel che succedeva in città e per noi, che arrivavamo dal Texas, si trattava di qualcosa di sconosciuto e di assolutamente insolito. Ricordo il nostro enorme stupore per tutto quel che vedemmo, la sorpresa nel verificare il talento di Janis e l’impatto che aveva sul palco con la band e quegli strumenti elettrici e rumorosi. All’inizio fu quasi uno shock, cominciammo a capire di cosa si trattava solo quando ci procurammo una copia di ‘Cheap thrills’ che a casa mettevamo continuamente sul giradischi”. Erano più orgogliosi del successo di Janis, i suoi familiari texani, o preoccupati per i rischi che si annidavano nell’esistenza sopra le righe da rock star? “Difficile rispondere. Certamente eravamo fieri di lei: ascoltavamo i dischi, leggevamo le interviste, la guardavamo in televisione. Ma quando tornava a casa ci rendevamo conto dei suoi problemi con le droghe, della necessità periodica che aveva di ricostruirsi e di ritrovare se stessa. Sapevamo che c’era un’altra faccia della medaglia. In diversi periodi della sua vita mia sorella aveva contratto una dipendenza da sostanze stupefacenti, ma a quei tempi né la società né le famiglie sapevano bene che risposte dare di fronte a un problema grave di tossicodipendenza. Non c’erano le cure mediche e l’assistenza di cui si può beneficiare oggi, e a Janis bisogna riconoscere il merito di essere stata sempre pienamente cosciente del problema, di aver cercato di combatterlo con tutte le sue forze. Bisogna tenere conto del contesto: nella scena musicale degli anni ’60 la droga era vista come uno strumento di esplorazione di se stessi e della realtà. Janis non poteva farcela da sola. Se era predestinata a morire giovane? La sua morte è stata frutto di uno sfortunato incidente, ma è vero che se stai sempre vicino al fuoco corri il rischio di bruciarti: fare uso di eroina, naturalmente, ti espone a grossi rischi”. Viene un dubbio: si sarebbe adattata Joplin la ribelle, fosse rimasta in vita, all’America del dopo Watergate e di Ronald Reagan? “Ci siamo passati tutti e tutti siamo sopravvissuti, cambiando. Se uno guarda alla vita di Janis si rende conto di quante evoluzioni e trasformazioni ha attraversato, sia nella musica che nello stile di vita. Era una persona positiva e dotata di una forte volontà, non vedo perché non avrebbe dovuto cavarsela bene anche in tempi molto differenti da quelli che ha vissuto. Oggi non faccio più congetture né cerco di darmi una ragione di quel che è successo: cerco semplicemente di accettare il fatto che questo è quanto è accaduto”.
Resta viva la sua eredità: economica, certo (che la famiglia amministra attraverso la Janis Joplin Estate), ma anche artistica e musicale. “Credo che mia sorella abbia aperto la porta ad una generazione di musiciste forti e indipendenti, capaci di assumere in prima persona il controllo della propria carriera musicale. La sua principale lezione come artista, credo, consiste nello sprone alla ricerca di un modo di espressione personale. Ci sono molte artiste che ne sono state influenzate, ovviamente. Personalmente ho apprezzato molto quel che hanno fatto Melissa Etheridge e Joss Stone in occasione del tributo organizzato quest’anno ai Grammy Awards”. Intanto restano in cantiere altri progetti, ambiziosi e anche discussi, che coinvolgono direttamente la famiglia della indimenticabile texana: un paio di film (“Mi spiace davvero che nessun progetto sia ancora andato in porto”, dice Laura, “ora stiamo cercando di rimettere in piedi un nuovo team di lavoro”) e ‘Searching for Pearl’, competizione canora e possibile reality show che dovrebbe regalare alla vincitrice la possibilità di fronteggiare in tour le band storiche della Joplin (vedi News). “A quanto ne so”, ci aggiorna Laura, “questo progetto sta vivendo una fase di stallo. Ci sono diverse opinioni su quel che dovrebbe diventare, se mai andrà in porto. Io ho detto di sì perché mi interessava che l’esempio di Janis potesse arrivare a quante più persone possibili e soprattutto alle giovani generazioni. Lei diceva sempre che esprimere se stessi è la cosa più importante nella vita, perché è solo su se stessi che si può contare. Non importa trovare qualcuno che canti le sue canzoni e ne scimmiotti lo stile: la vera erede di Janis Joplin può essere solo una persona che è capace di rimanere se stessa”.
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti Testi
La fotografia dell'articolo è pubblicata non integralmente. Link all'immagine originale

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.