Basement Jaxx
Atlantic Jaxx Recordings: A Compilation
(Atlantic Jaxx, 1997)
È straordinaria crasi di “Jack”, “Jazz” e “Traxx” metà della ragione sociale ideata da Felix Buxton e Simon Ratcliffe per identificare il loro progetto artistico. E non potevano scegliere riferimenti migliori, visti i risultati. Ma, attenzione, non si pensi a questi come frutto di una letterale interpretazione dei tre concetti, perché la dinamica coppia si guarda bene dal proporne una semplice somma. Si tratta infatti di prendere non la lettera bensì lo spirito tanto del Jack (la robotica, ottusa, dionisiaca reiteratività ritmica) quanto del Jazz (la totale libertà, l’affermazione identitaria, l’esplorazione di nuovi, sconosciuti, orizzonti espressivi) e delle Traxx (la purezza indipendente, sotterranea e ruvida, che va dritta al punto senza troppi fronzoli) per creare da zero un inedito, eccitante, modo di intendere la musica House.
Come i coevi Daft Punk (anche se con scopi e modi diversi: più sincretici e filologici i francesi, più visionari e imprevedibili gli inglesi) i Basement Jaxx vedono nel genere nato nella città del vento materia prima da manipolare e riplasmare sino
all’ottenimento di una proposta caleidoscopica frutto di creatività selvaggia, dove l’infrangimento delle regole è tratto essenziale e che percepisce la House prima come un ideale sonoro incorruttibile al quale tendere per poi, una volta raggiunto l’obiettivo, trasformarlo in feticcio da dissacrare e con il quale giocare con spensieratezza sino a ridisegnarne i tratti.
Un progetto che parte in uno scantinato nel sobborgo londinese di Brixton a metà anni Novanta, dal quale all’improvviso emergono, pubblicati dalla piccola etichetta di casa Atlantic Jaxx Recordings, 12” Ep misteriosi e devastanti che animano una serie di indimenticabili serate a tema e impongono i loro creatori nel circuito Dance mondiale. Un suono caldissimo, eccitante, postmoderno ma nel contempo verace e universale, popolare nel senso migliore del termine che frulla senza vergogna ritmiche ora in stile Chicago ora in stile New York (spesso contemporaneamente…), una scienza del campionamento vulcanica che pesca ovunque e sempre in maniera geniale, i tempi lunghi e la policromia sfacciata della Progressive e un piglio urbano e multiculturale tipicamente inglese, il tutto messo in scena con scanzonato spirito Pop e reso eterno da altri due elementi cardine: la fascinazione per la latinità, in un vertiginoso, psichedelico, saliscendi fra Samba e Bossa Nova che connota l’anima di quasi tutti i pezzi e un’emotività infuocata, profondissima. Sotto lo sfarzoso sfoggio di lustrini cova infatti una vena oscura colma di malinconia struggente, capace di piangere (e far piangere!) mari di lacrime liberatorie.
Nel 1997 i nostri raccolgono su Cd i grappoli migliori della prima vendemmia Atlantic Jaxx, ed è subito capolavoro. "Be Free" è una corsa a velocità supersonica lanciata verso l’eterno da archi campionati che prima caricano al massimo e poi decollano in un’ascensione inarrestabile fra fisico e mentale. "Samba Magic" è esattamente ciò che il titolo promette, sogno di una torrida notte brasileira che avanza inesorabile nel buio illuminato dal sudore dei corpi in movimento. "Live Your Life with Me" fa grande la diva Corrina Joseph, in un omaggio alla Grande Mela sulle ali di commoventi ricordi Disco. "Fly Life" è il culto totale: frammenti vocali della Joseph (presi dal precedente pezzo) vengono posizionati su un treno scagliato a tutta birra e propulso da archi campionati e mandati al contrario, roba da far esplodere il cervello.
"Grapesoda" e "Dalum"a spingono magistralmente il suono Basement Jaxx in territori Deep fra ipnosi e sensualità, mentre "Set Your Body Free" e "Undaground" fanno lo stesso ma con modalità più dure e ossessive, con "Missing You" (cantata dal giamaicano Ronnie Richards) ad anticipare le follie Speed e 2-Step albioniche di fine millennio. Ma, in una scaletta da mozzare il fiato, non sono ancora i picchi. Titolo che spetta a "Belo Horizonti", fatta a nome The Heartist da Claudio Coccoluto e Savino Martini (da sempre amici e grandi sostenitori di Ratcliffe e Buxton) che, su un campione da Arto Moreira, edificano il più
colossale monumento mai dedicato dalla House al Sud America e, soprattutto, a "Eu Nao": suggestioni da Copacabana proiettate nelle profondità del cosmo su rotaie Garage estatiche mentre Adrianna Montero seduce, sferza e piange con voce di miele e vetro infranto come il suo cuore. Un disco immortale.
Il testo è tratto da "Dance! - Techno e House, 100 dischi fondamentali" di Andrea Corritore, per gentile concessione di Arcana Editore. (C) 2022 Lit edizioni s.a.s.