Quando i Subsonica erano i New Order italiani

Venti anni fa la band torinese pubblicava il terzo album "Amorematico"
Quando i Subsonica erano i New Order italiani

La pubblicazione di ogni album porta con sé un notevole carico di pressione sull'artista. Però alcuni album comportano più tensione di altri. Nel caso dei Subsonica il disco che forse, per la sua importanza, ha fatto venire qualche pensiero ai suoi autori è stato "Amorematico", che nella giornata di oggi compie venti anni essendo uscito l'11 gennaio 2002. Il quintetto torinese era infatti reduce dal successo un pochino imprevisto di "Microchip emozionale", pubblicato nel 1999, ed era chiamato alla conferma di tutto il buono che avevano mostrato fino a quel momento.

Nella conferenza stampa di presentazione del disco Max Casacci rispondeva in questo modo a quanti gli chiedevano conto della pressione avuta dalla band nella realizzazione di "Amorematico": “Quando cominci a vendere dischi, ti arriva intorno un sacco di gente che ti spiega come hai fatto e come devi comportarti per restare in vetta. Ma noi non abbiamo voluto pensare a quanto avremmo potuto vendere, né uniformarci ad un format sonoro gradevole e scacciapensieri che oggi fa sicuramente contenti gli uffici marketing delle radio commerciali ma che ha distrutto il mercato discografico. A un certo punto abbiamo sentito istintivamente la necessità di schermarci dai condizionamenti esterni, di consolidarci come nucleo creativo, di mettere una sottile pellicola di protezione tra noi e la realtà circostante”.

All'epoca per i Subsonica "Amorematico" era, per dirlo con le loro parole, “Il nostro disco più intimista, dalle tonalità un po' grigie, influenzate dalle esperienze nostre e del mondo che ci sta intorno”.

Dal punto di vista musicale Casacci lo definì in questa maniera: “Ci siamo tuffati nel presente, ma al tempo stesso volevamo ricucire in un'unica trama certi episodi fondamentali della storia musicale italiana dai '60 in poi. Penso agli arrangiamenti e alle sonorità eleganti che caratterizzavano certa musica e certe colonne sonore dei '60, quando i grandi maestri della sonorizzazione come Ennio Morricone dominavano la scena; oppure all'elettronica allegra, solare, persino ingenua dei tempi dello sbarco sulla Luna, ben diversa da quella cupa e minacciosa degli anni '80: ecco, è ad atmosfere di quel genere che ci siamo ispirati”. Quindi, in quale genere musicale è possibile catalogare "Amorematico"? Max rispose così a questa domanda: “Oggi neppure noi sapremmo più come definire la nostra musica. La casa discografica ci ha chiesto di darle un'etichetta per il mercato estero: non c'è venuta altra definizione che quella di pop contemporaneo”.

Per festeggiare i venti anni del terzo album dei Subsonica vi proponiamo di rileggere le parole della nostra recensione pubblicata all'epoca della sua uscita e di riascoltarne alcuni brani.

Ciò che ha fatto la fortuna dei Subsonica (e, si spera, continuerà a farla), è di avere colmato un vuoto nella musica italiana. Hanno riempito un buco a forma di band dance-rock, ampiamente tappato in altre nazioni come l’Inghilterra da gruppi come i New Order. Con la stessa filosofia del gruppo di Bernard Sumner e Peter Hook (ma con origini, prospettive e risultati molto diversi) i Subsonica hanno capito che la cultura dance e quella rock non sono così inconciliabili. Che è possibile fare musica elettronica suonata come quella di una band. Che è possibile scrivere canzoni che non ti lasciano stare fermo per il loro ritmo e che ti rimangono in testa per la melodia. E per i testi, che nel caso dei Subsonica sono decisamente più ragionati di quelli ripetitivi e monocordi di buona parte della dance.

Questa formula si ripete nel nuovo “Amorematico”, che arriva a quasi tre anni da “Microchip emozionale” e a due anni dalla partecipazione a Sanremo con “Tutti i miei sbagli”. Canzoni come il singolo “Nuvole rapide”, “Dentro i miei vuoti” e “Eva-eva”, “Mammifero” danno l’idea di come i Subsonica si siano evoluti senza cambiare più di tanto: la prima è un elettro-pop molto anni ’80 –un’atmosfera che ritorna in più episodi - la seconda è una “ballata” (la si può definire così?) cupa e sussurrata attraverso un vocoder. Le ultime due sono brani più up-tempo, con ritornelli che agganciano: più “space” il “Eva-eva” (ritorna il vocoder), più decisamente pop “Mammifero”.

O punti più alti del disco sembrano "Albascura" (stupendo il ritornello, “Solo una cosa so di sicuro/ vorrei raschiare la mia faccia contro il muro”) e la poppeggiante “Nuova ossessione”, incisa con i Krisma (a proposito di anni ’80…).

Tanto per ribadire le radici “club”, chiude il disco una suite in quattro parti, “Atmosferico”, rilavorazione di campioni sonori ad opera del DJ Roger Rama. Nei testi di Casacci e Samuel (scritti con la “complicità” del poeta Luca Ragagnin) emerge una vena chiaramente introspettiva (l’alienazione e la solitudine di “Albascura” e “Dentro i miei vuoti”), con alcuni riferimenti evidenti alla cronaca (come in “Sole silenzioso” dedicata ai fattacci di Genova e “Gente tranquilla”, chiaramente ispirata alle reazioni al doppio omicidio di Novi Ligure).

In definitiva, “Amorematico” è un disco decisamente più scuro, il cui difetto principale è di seguire un predecessore ingombrante – per la qualità e per il successo - come “Microchip emozionale”. “Amorematico”, forse, in alcuni momenti suona “già sentito”; ma questo, per certi versi, fa parte del gioco di lavorare la musica utilizzando suggestioni passate in una chiave futura. E questa è la formula dei Subsonica, prendere o lasciare.

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