Sick Luke ha aperto la sua playlist e ce l’ha raccontata

Il produttore spiega tutte le influenze che lo hanno portato a realizzare “X2”. Fra i suoi artisti preferiti ci sono Dr.Dre, i Nirvana, Kanye West e i Sonic Youth.
Sick Luke ha aperto la sua playlist e ce l’ha raccontata
Credits: Siermond&Fols

Sick Luke ci ha portato nelle stanze segrete del suo castello dark, quel groviglio di corridoi ricchi di suoni e storie che compongono il suo primo album, “X2” (qui la nostra recensione). Dopo aver contribuito a sdoganare la trap in Italia, il produttore ha mischiato ItPop, elettronica, pop, cantautorato, urban, trap e rap, dando vita a una pozione magica, a un "nuovo pop" che fa aprire gli occhi sullo stato attuale di buona parte della musica italiana di oggi. Il risultato è “una nuova wave” come l’ha ribattezzata lui, frutto dell’abbattimento delle barriere fra i generi. Ma cosa c’è dietro a “X2”? Quali sono gli ascolti che lo hanno influenzato? Ci siamo fatti accompagnare nelle segrete del suo progetto e sono emersi tanti aspetti curiosi.  

Luke, partiamo dalle fonti di ispirazione di “X2”
“Sono tante. Nella struttura ha avuto un impatto devastante ‘2001’ di Dr Dre. Come sound direi Tame Impala, Nirvana, Yung Lean e ovviamente Dark Polo Gang (sorride, ndr). Avevo tante idee in testa, una su tutte: lavorare con sintetizzatori e chitarre, non solo con plugins come in passato. Parlando in mood più semplice e non in modo tecnico: la mia volontà era quella di far suonare degli strumenti veri, che offrono davvero qualche cosa di più. Non volevo un disco composto da musica fatta al pc. Vuoi altri nomi che mi hanno ispirato?”.

Perché no?
“Apro direttamente Spotify (inizia a far scorrere il dito sul telefono, ndr). Allora: ascolto tanta musica vecchia, è quella che mi ha maggiormente influenzato durante la lavorazione del progetto. Scorrendo la mia playlist trovi: Radiohead, Pixies, Sonic Youth, Aphex Twin, che ultimamente sta diventando un punto fermo per me, e tantissimo rap anni ’90. Di artisti nuovi mi piace molto Baby Keem, cugino di Kendrick Lamar, che ha lavorato anche con Kanye West”.

Quanto ti sei sentito libero nel realizzare l’album?
“Non sono mai stato così libero come durante la realizzazione di questo progetto. Ero io, sin da subito, a dirigere l’orchestra, per una volta erano gli artisti al mio servizio e non il contrario come è sempre capitato. Prendi un pezzo come ‘Temporale’: si ispira a ‘Lo sai’ di Tedua, brano prodotto per il suo mixtape. Volevo un giro di chitarra simile, evocativo. Feci fare il ritornello a Ketama e poi ho impiegato parecchio tempo a pensare a quale rapper avrei voluto sulla traccia. Alla fine ho scelto Izi e Luché. Poter scegliere le carte da giocare è stato appagante”.

Hai lavorato molto sulle voci.
“Sì, lo si capisce subito da brani come ‘Il giorno più triste del mondo’. Ariete ha registrato la sua parte del brano, ma ho chiesto anche a Mecna di cantare il ritornello in modo da farli interagire di più. Stessa operazione ho fatto per ‘Mosaici’ con Carl Brave e Gaia, oltre che per ‘Notte scura” di Tedua e Gazzelle. In quest’ultimo Tedua mi ha consigliato di fargli realizzare un’altra parte verso la fine proprio per creare un botta e risposta. Ha avuto ragione, la canzone funziona meglio così. Molti pezzi sono nati a distanza a causa del Covid, ma lavorando meticolosamente e facendo interagire le voci, in molte occasioni, sembra che gli artisti abbiano registrato il pezzo insieme in studio”.

Il tuo disco, volutamente, vuole andare oltre la trap, virando verso il pop. Ma qual è lo stato di salute della trap?
“La trap non poteva rimanere quello che è stata. Lo ha dimostrato anche il cammino della Dark Polo Gang: siamo partiti con progetti molto oscuri come ‘Crack Musica’ e ‘Full Metal Dark’. ‘Succo di Zenzero’ era già più aperto, ‘Twins’ virava verso il mainstream, l’apice del mutamento è stato in seguito ‘Cambiare adesso’. Questo perché non si può andare avanti con la stessa musica per 5-6 anni. È importante trovare nuovi orizzonti, un nuovo sound, serve rinnovamento. Kanye West è un esempio assoluto in questo: ha fatto dischi con sintetizzatori e campionamenti, in altri non ci sono batterie, ma solo cori, in altri ancora ha stravolto il concept. Non si ripete mai. Io non potevo fare un disco trap. Sarebbe stato controproducente. Il pubblico oggi è più esigente rispetto al passato, certe basi non le vuole più sentire. La trap o si rinnova o non progredirà, ma questo vale per tutti i generi”.

I testi?
“Ecco l’altro tema centrale: penso che la gente si sia rotta dei soliti testi che parlano sempre della stessa cosa. Ci sta il pezzo più leggero, ma serve altro. Nel mio disco ho chiesto agli artisti di dare il massimo anche su questo fronte. La trap e l’indie sono troppo stereotipati. Blanco, Rkomi e Madame fanno cose diverse, cantano in modo diverso, hanno suoni diversi, per questo stanno svettando. Anche Chiello spacca. Questa sarà la nuova wave. Non fanno né trap né indie, fanno musica a loro modo. Il mio disco cavalca quest’onda, non vuole appartenere ad alcun genere”.

In “Clochard” hai campionato i Cure?
“È la stessa cosa che mi ha chiesto mio padre (ride, ndr). No, ho suonato il pezzo io ispirandomi al mondo post punk e sì, anche ai Cure. È uno dei miei brani preferiti perché incarna lo spirito dark del disco. Tutto il progetto oscilla fra la farfalla e il pipistrello, cioè fra pezzi più chill e altri più forti e oscuri. Va ascoltato nella sua completezza proprio per cogliere questa sfumatura. È un’altalena fra luce e ombra, fra felicità e cattiveria”.

Come è stato rappare con tuo padre, ex membro del TruceKlan, nel brano “Libertà”?
Ogni volta che sento quel pezzo sono soddisfatto perché esprime davvero tutto quello che porto dentro. È un brano in cui raccontiamo da dove veniamo, chi siamo. È il pezzo che mi rappresenta di più. ‘X2’ è un disco producer, ma volevo dire delle cose, per questo ho deciso di rappare con lui, di prendere il microfono in mano. Vengo dal niente. Vivevo in una piccola camera proprio con mio padre. Piano piano tutto è andato per il verso giusto e ora ho il mio posto nel mondo della musica. ‘Libertà’ racconta la strada e i sacrifici per arrivare fino a qui”.

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