Il Re Mida del pop italiano: Michele Canova

Prima dell'ItPop e della trap ha forgiato il suono del pop italiano: da Tiziano Ferro a Giusy Ferreri, passando Jovanotti, Giorgia, Mengoni, 20 milioni di copie vendute. Oggi Michele Canova fa musica per sé. Da artista e discografico. L’intervista.
Il Re Mida del pop italiano: Michele Canova
Credits: Brantley Gutierrez

Negli anni zero e dieci, il pop italiano d’alta classifica ha avuto un nome e un cognome: Michele Canova. È lui stesso a scherzarci su: “Quando nel 2012 mi trasferii a Los Angeles, affascinato da come giravano le cose nel music biz americano, un quarto dei 100 singoli più scaricati su iTunes erano prodotti da me. Avevo già venduto oltre 15 milioni di dischi”, racconta il 49enne produttore padovano, ora ufficialmente cittadino statunitense, collegato in videochiamata dal suo studio al di là dell’Atlantico. Negli otto anni successivi le copie vendute avrebbero sfiorato quota 20 milioni. E a Tiziano Ferro (di cui ha prodotto l’intera discografia fino al 2016, da “Rosso relativo” a “Il mestiere della vita”), Jovanotti, Giusy Ferreri, Biagio Antonacci, Fabri Fibra, Giorgia e Eros Ramazzotti, gli artisti con i quali aveva lavorato fino ad allora, si sarebbero aggiunti – tra gli altri – Luca Carboni, Alessandra Amoroso, Marco Mengoni, Baby K, Francesco Renga, Francesca Michielin, Elisa, Samuel, Annalisa, Max Pezzali e pure la Dark Polo Gang, prima che la new wave rappresentata da un lato dalla scena ItPop e dall’altro dalla trap sparigliasse le carte sulla tavola del pop, stabilendo una sorta di nuovo establishment davanti e dietro le quinte della canzone italiana.

    Negli anni zero e dieci, il pop italiano d’alta classifica ha avuto un nome e un cognome: Michele Canova. È lui stesso a scherzarci su: “Quando nel 2012 mi trasferii a Los Angeles, affascinato da come giravano le cose nel music biz americano, un quarto dei 100 singoli più scaricati su iTunes erano prodotti da me. Avevo già venduto oltre 15 milioni di dischi”, racconta il 49enne produttore padovano, ora ufficialmente cittadino statunitense, collegato in videochiamata dal suo studio al di là dell’Atlantico. Negli otto anni successivi le copie vendute avrebbero sfiorato quota 20 milioni. E a Tiziano Ferro (di cui ha prodotto l’intera discografia fino al 2016, da “Rosso relativo” a “Il mestiere della vita”), Jovanotti, Giusy Ferreri, Biagio Antonacci, Fabri Fibra, Giorgia e Eros Ramazzotti, gli artisti con i quali aveva lavorato fino ad allora, si sarebbero aggiunti – tra gli altri – Luca Carboni, Alessandra Amoroso, Marco Mengoni, Baby K, Francesco Renga, Francesca Michielin, Elisa, Samuel, Annalisa, Max Pezzali e pure la Dark Polo Gang, prima che la new wave rappresentata da un lato dalla scena ItPop e dall’altro dalla trap sparigliasse le carte sulla tavola del pop, stabilendo una sorta di nuovo establishment davanti e dietro le quinte della canzone italiana.

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