Sony BMG sul caso payola: 'Siamo colpevoli, non lo faremo più'

Sony BMG sul caso payola: 'Siamo colpevoli, non lo faremo più'
Biglietti aerei e viaggi gratuiti in località esotiche, televisori a schermo piatto e gadget elettronici (tutti di marca Sony, naturalmente), promozioni e concorsi radiofonici pagati dal munifico sponsor discografico (niente sesso, a quanto pare: una differenza con i più clamorosi casi di “payola” del passato). Sony BMG ha ammesso tutto, davanti al procuratore generale di New York Eliot Spitzer, accettando di pagare la multa da 10 milioni di dollari (vedi News) e dichiarandosi disposta a collaborare con la giustizia. “Nonostante le leggi statali e federali proibiscano i pagamenti sotto banco alle stazioni radio per spingerle a trasmettere certi brani musicali”, hanno ammesso i portavoce della major con un comunicato, “le forme dirette e indirette di cosiddetta ‘payola’ hanno continuato sfortunatamente ad essere un aspetto prevalente della promozione radiofonica. Sony BMG riconosce che diversi suoi dipendenti hanno esercitato per conto della società pratiche promozionali sbagliate ed improprie e si scusa per tale condotta, impegnandosi in futuro a definire nuovi, più elevati standard di promozione radiofonica”. La casa discografica ha deciso di ingaggiare una sorta di ispettore che avrà il compito di tenere sotto controllo tutte le attività promozionali e di gestire un sistema interno di revisione dei conti destinato a far emergere eventuali manovre sottobanco di denaro.
“La promozione aggressiva dei prodotti è uno dei segni distintivi del nostro sistema economico. Ce lo aspettiamo e la rispettiamo quando è fatta creativamente e nei limiti della legalità”, aveva scritto Spitzer in un comunicato diramato lunedì (25 luglio) durante la conferenza stampa in cui dava ufficialmente annuncio del patteggiamento con Sony BMG. I comportamenti accertati all’indagine, aggiungeva però il procuratore, “hanno chiaramente oltrepassato quella linea e devono essere eliminati”. Sulla stessa linea si dichiara ora anche il commissario antitrust Jonathan Adelstein, che ha anticipato di volere a sua volta avviare un’istruttoria sullo scandalo payola lodando Spitzer per aver sollevato il velo sul fenomeno (“ci voleva qualcuno con la sua tenacia e il suo potere di intervento giudiziario per portare prove concrete”, ha detto, aggiungendo che è tempo di “gettare un bel secchio di acqua fredda sul “fuoco delle payola”). Arrivano intanto anche i commenti ufficiali da parte degli addetti ai lavori. Don Rose, presidente dell’American Association of Independent Music, ha commentato positivamente l’esito di una vicenda che “getta luce su un processo da cui la comunità delle etichette indipendenti è risultata tradizionalmente esclusa”. Rose si è detto convinto che “in un campo concorrenziale più equilibrato, le radio potranno d’ora in poi riflettere più correttamente il peso e l’impatto sulla scena degli artisti e delle etichette indipendenti”.
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