Kanye West e i suoi feat con Dio

Il rapper ha un legame viscerale, magico e ossessivo con la religione. In questo Natale 2021 ecco alcune canzoni simbolo del suo rapporto con la fede e con la spiritualità.
Kanye West e i suoi feat con Dio
Credits: Mert & Marcus

Uno dei più grandi innovatori musicali della storia hip hop e non solo, ha da sempre un legame particolare con la religione, a volte commovente e affascinante, in altre situazioni folle e schizoide. Ma come potrebbe essere altrimenti conoscendo il personaggio? Ed è così che rimettendo in fila immagini di una preghiera, di un coro gospel, di un brano rap e di un mefistofelico Marilyn Manson, tutti elementi che Kanye West è riuscito ad assemblare insieme durante i listening party di presentazione della sua ultima fatica discografica “Donda”, proviamo a far riemergere alcune tracce simbolo di questo abbraccio metafisico e controverso fra Dio e l’artista. Un pugno di canzoni capaci di raccontare il grande ventaglio di sfaccettature di un rapper mai banale, arrivato perfino a organizzare dei personali Sunday Service, messe della domenica cantate e jammate con l’inserimento di strumenti e diavolerie.

Il Vangelo secondo Kanye

“Jesus is King” è, ovviamente, ritenuto il disco simbolo del rapporto fra Kanye West, che ha cambiato il nome in Ye, e la religione. Un album definito della “conversione”, quello uscito nel 2019, proprio per il tema spirituale centrale: Dio e il Vangelo sono molto più presenti che in passato e alcune soluzioni sonore giocano in modo sfacciato sulla “cristianità” del sound. In realtà “Jesus is King” non è un disco gospel come molti lo hanno definito e forse non è nemmeno un vero e proprio progetto di christian hip-hop, come giustamente scrivevamo nella nostra recensione ai tempi dell’uscita.

Non è uno dei capitoli più entusiasmanti della storia discografica di Ye, ma custodisce dei gioiellini come “Follow God”, brano che sembra uscito da “The Life of Pablo”, il disco più ambizioso della carriera di Ye. Ma diciamocelo: non esiste alcuna “conversione” in Kanye, sin dagli esordi infatti il rapper si è dimostrato affascinato da Gesù e dalla sua dottrina, il tutto spesso affiancando anche temi sociali e di analisi della propria coscienza. “Jesus Walks” e “Family Business”, in cui viene ripreso un verso del Vangelo, sono solo due esempi, targati 2004 e contenuti in “The College Dropout”, che raccontano questo rapporto simbiotico fin dagli albori.

Solo Dio sa

La spiritualità rimane viva e possente in “808 & heartbreak” del 2008 in cui sintetizzatori e autotune rendono il blocco di canzoni alieno e allo stesso tempo terrestre. In “Love Lockdown”, Kanye rivela che solo Dio sa l’amore che ha provato per sua madre, Donda, mancata l’anno prima. In questo album inizia la trasformazione arrogante di Ye che, fra dolore ed esaltazione, intraprende un processo di narcisismo e auto-dichiarata invincibilità che lo porta a paragonarsi a una sorta di divinità capace di superare, pur soffrendo, ogni difficoltà.

No Church in the Wild

Un cerchio che si rafforza con “My Beautiful Dark Twisted Fantasy”, uno dei capolavori di West uscito due anni dopo. Dio c’è, ma spesso è più uno spettatore davanti all'eccesso e alla celebrità, temi affrontati nelle canzoni insieme alla decadenza, il sesso, la ricchezza, l'amore, l'auto-esaltazione e l'insicurezza.

L’ego trip raggiunge alcune vette come in “See me now” in cui rappa “tutti i miei sono gangsta, ma io sono il Signore, il Dio del rap”, simbolo di una continuità e di un processo di immedesimazione esagerato. Ma guai a credere che un album così complesso e speciale sia superficiale: in “Who will survive in America”, una lettera amara e politica agli Stati Uniti venati da ingiustizie quotidiane, Dio e la sua parola sono stati traditi. Con lo stesso spirito, cioè quello di porsi domande affondando le mani nella realtà più melmosa, viene scritta “No Church in the Wild”, pezzo contenuto nel joint album con Jay Z “Watch the Throne”, pubblicato nel 2012. Un brano che esplora i temi della religione e della decadenza in modo viscerale, interrogandosi sul potere in relazione a Dio, che sembra scomparire davanti alla brutalità selvaggia dell’uomo. “No Church in the Wild” è il brano rap sul rapporto fra potere e religione più significativo della carriera di Ye.

Delirio irriverente

Il delirio irriverente di onnipotenza torna attuale e raggiunge il punto più alto in “Yeezus”: lo si capisce partendo dall’analisi del titolo e arrivando a “I am a God”, in collaborazione con Dio stesso secondo la tracklist del disco. Un certo tipo di narrativa religiosa più profonda, improntata sull’“io e dio Kanye”, riemerge nel 2016 con “The Life of Pablo”: il Pablo a cui fa riferimento è San Paolo apostolo, “il più potente messaggero del primo secolo”, spiegò sui social.

Grazie a Chance The Rapper, che in “Coloring Book” aveva ufficialmente dato il via al revival del gospel nel rap mainstream, Kanye si apre a un nuovo modo di fare musica: “Ho bisogno di parlare di come il fatto che Chance mi abbia chiesto di registrare a Chicago mi abbia ri-connesso con le mie radici e con la mia fede in Gesù Cristo”, scrive in uno dei suoi tweet-flussi di coscienza di fine 2018. L'album contiene numerose meditazioni sulla fede e sulla famiglia. I testi viaggiano costantemente tra la spavalderia e l'insicurezza confinando con la paranoia. Si arriva al 2021, anno d’uscita di “Donda” in cui la messa in scena, la sua personale chiesa, la sacralità e la megalomania diventano realtà durante i party di presentazione del progetto. La sua rinnovata vocazione, il gospel di “God Breathed”, i sentimenti di “Jesus Lord” oltre al West più evangelico e politico di “Heaven and Hell”, fra Dio e giubbotti antiproiettile, sono solo alcuni esempi della sua linfa vitale. Ultime stazioni del lungo percorso di passione di Mr. West.

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