1971-2021: 50 anni di “Terra in bocca” dei Giganti

L’album è stato pubblicato nel novembre del 1971.
1971-2021: 50 anni di “Terra in bocca” dei Giganti

Dopo un primo scioglimento nel 1968 e con all’attivo una serie di singoli di successo, i Giganti tornarono in attività nel 1970 con l’idea di lavorare su una musica più complessa e socialmente più impegnata rispetto al passato.

Nel novembre del 1971 il gruppo milanese diede così alle stampe “Terra in bocca - Poesia di un delitto”, un concept album sulla mafia. Si tratta del lavoro più significativo del complesso (come venivano chiamate allora le band), che con questo lavoro riuscì a coniugare beat e prog sinfonico per porsi al servizio della verità e della giustizia. Seppur trasmesso una sola volta alla radio al tempo della sua uscita e destinato a cadere nel dimenticatoio della storia della musica leggera italiana segnando la fine dei Giganti - rianimati per qualche velleitaria reunion agli inizi degli anni Novanta e successivamente riformatisi con nuove formazioni in diverse occasioni -, “Terra in bocca” è ancora oggi un album che ha molto da dire.

Il primo scioglimento e il ritorno

Nel 1968 i Giganti scelsero il 10 settembre come data del loro (primo) scioglimento ufficiale. Il gruppo, nato nel 1964 e cresciuto suonando in locali milanesi alla moda come il Santa Tecla (situato, prima della sua chiusura definitiva nel 2016, a due passi dal Duomo di Milano), arrivò alla decisione di separarsi che aveva già conquistato una meritata popolarità su scala nazionale imponendosi come uno dei complessi più originali del beat italiano e con una forte peculiarità nelle voci, diverse ma perfettamente complementari, dei suoi componenti.

Agli inizi la formazione era composta dal batterista Enrico Maria Papes, dal chitarrista Mino Di Martino, dal bassista Giannino Zinzone, dal tastierista Checco Marsella e da Benvenuto Benny Pretolani al sax.

Nel 1963, con l’ingresso di Sergio Di Martino – fratello di Mino – al posto di Zinzone e l’abbandono di Pretolani, sì stabilizzo il nucleo della classica formazione a quattro dei Giganti, la cui carriera esplose grazie al singolo “Tema” del ’66 che - con sul lato b un pezzo già a modo suo coraggioso come “La bomba atomica” - vendette un milione di copie e rimase in classifica per diciannove settimane. Durante i suoi primi anni di attività il gruppo pubblicò poi l’LP eponimo “Giganti” e partecipò ad alcune manifestazioni, tra cui il Festival di Napoli, Cantagiro e Sanremo, dove nel 1967 si classificò terzo con il brano “Proposta” (con, come slogan principale, il verso: “Mettete dei fiori nei vostri cannoni”) e nel 1968 arrivò settimo con il brano “Da bambino” eseguito in coppia con Massimo Ranieri. Per una serie di motivi oscuri e a causa di dissidi interiori, alcuni dei componenti scelsero di intraprendere strade diverse dai loro compagni. Papes, per esempio, incise alcuni 45 giri tra cui la sigla del programma televisivo “La filibusta”, mentre nel 1969 Marsella prese parte come solista a Sanremo con “Il sole è tramontato”. Intanto, dopo lo scioglimento della band e a sua insaputa, venne pubblicato nel 1969 dall’etichetta Ri-Fi Records l’LP “Mille idee dei Giganti”, una raccolta di brani inediti.

Tuttavia, nel 1970 i due fratelli Di Martino, Marsella e Papes decisero di riformare i Giganti, uniti sotto la comune volontà di tornare a fare musica insieme a patto di lavorare su composizioni più strutturate e dalla narrazione più impegnata che in precedenza. Non che in passato il complesso non avesse proposto riflessioni su tematiche sociali nei loro brani, tanto da aver iniziato a fare i conti con la censura nel 1965 per il singolo “Una ragazza in due” e da aver visto una propria canzone, “Io e il presidente” (’67), essere un flop dopo la decisione di radio e televisione di non passarla per i suoi contenuti - nonostante avesse raggiunto il terzo posto al Cantagiro.

L’idea comune di impegno musicale portò la band, dopo l’ennesima partecipazione a Sanremo con il brano “Il viso di lei” - in abbinamento con Fabio Trioli - che non gli permise di raggiungere la finale, a focalizzarsi su un tema che era ancora per molti aspetti un tabù come quello della mafia, per denunciare la criminalità organizzata e raccontare al grande pubblico una storia attinente alla realtà e al contesto sociale.

Nel periodo in cui in Italia si verificò l’ascesa del progressive e in un anno in cui videro la luce album come “L’uomo” degli Osanna, “Concerto grosso” dei New Trolls e “Collage” delle Orme, nel 1971 i Giganti lavorarono così su un progetto ambizioso e coraggioso: un concept album, un’opera pensata attorno a una tematica specifica e alla vicenda ambientata in un non precisato paese della Sicilia, nella seconda metà degli anni Trenta, di un ragazzo prossimo alle nozze e vittima di un’organizzazione criminale siciliana per aver cercato di combattere il problema della carenza d’acqua.

“Terra in bocca”

“‘Terra in bocca’ è un pretesto per diffondere, con i mezzi a nostra disposizione, il maggior numero di verità intorno al cosiddetto ‘fatto economico più rilevante dopo lo Stato’, cioè l’onorata società”, dichiararono all’epoca i Giganti in un articolo uscito su “Ciao 2001” nel 1972, e riportato nel libro di Brunetto Salvarani e Odoardo Semellini, “Terra in bocca. Quando i Giganti sfidarono la mafia”, del 2009.

Per la realizzare quello che sarebbe diventato il suo terzo album, “Terra in bocca”, con sottotitolo “Poesia di un delitto”, il gruppo ha riunito intorno a sé agli studi della Play-Co di Milano una nutrita schiera di artisti e musicisti, tra cui il batterista Ellade Bandini, Ares Tavolazzi e Vince Tempera - già componenti dei Pleasure Machine che collaborarono con Francesco Guccini per il disco “L'isola non trovata” del 1970 -, oltre a Gigi Rizzi e Marcello Dellacasa, che di lì a poco avrebbe fatto parte dei neonati Latte e Miele.

La storia di “Terra in bocca” viene raccontata a ritroso, come un flashback, attraverso i brani che compongono la lunga suite divisa in due parti del disco con forti e coraggiosi testi, composti da Piero De Rossi, ed elaborati arrangiamenti musicali.

L’album, infatti, prende il via con l’immagine - richiamando quella drammatica della copertina - del corpo “lungo e disteso” senza vita di un sedicenne, figlio del coraggioso contadino Calogero Sonnino e ucciso dopo che il padre ha cercato di combattere il pizzo sull’acqua scavando un pozzo nella sua proprietà al costo di venire minacciato con alcuni avvertimenti mafiosi. “Lungo e disteso t’hanno trovato / Con quattro colpi piantati nel petto / A tradimento t’hanno sparato”, recita un passaggio del primo movimento della suite, "Largo iniziale - molto largo - avanti”, un brano di oltre dodici minuti che si apre come una lunga ouverture strumentale, tra parti di piano jazzate e momenti più inerenti al prog, e che si trasforma poi in una canzone dalle atmosfere acustiche prima di venir caratterizzata da una parte recitata con il suono mellotron sullo sfondo.

Come per tutta la durata dell’opera, l’atmosfera cambia velocemente anche all’interno di uno stesso movimento. Dal descrivere la processione dei paesani che “Scende al centro del paese / Per comprare solo acqua”, la band passa a narrare le violenze quotidiane in paese con il cambio di tono, inframezzato dalle belle armonie vocali dei Giganti”, di “Avanti tutto - brutto momento - plim plim” in cui viene raccontato: “Lunedì: sparatoria nel mercato del pesce / Martedì: col tritolo fan saltare una casa / Mercoledì: in campagna hanno ucciso un pastore / Giovedì: han gettato l'autobotte dal molo / Venerdì: han trovato una cisterna inquinata / Poi di sabato tutto il paese è rimasto senz’acqua”.

Sul finale della prima parte dell’album e una melodia d’ispirazione romantica, viene introdotta anche la storia d’amore tra la vittima e una giovane paesana attraverso il racconto dell’incontro fra i due innamorati e poi il ricordo “di un amore semplice, di un amore facile”.

Con la quinta traccia del disco, però, “Fine lontana - allegro per niente”, il tema principale torna a essere il conflitto di Calogero Sonnino contro gli “ignoti” che gli hanno consigliato di “pensare ai fatti miei” invece di cercare di donare l’acqua ai concittadini. Il clima e i toni si fanno sempre più drammatici, in cui si rincorrono ricordi e dolore, per narrare la scena epica del ritrovamento del corpo esanime del ragazzo e della vendetta del padre sull’uccisione del figlio e della sua successiva costituzione.

L’ultimo disco dei Giganti: un atto di coraggio (censurato)

Con l’uscita di “Terra in bocca”, però, i Giganti non hanno neanche il tempo di godere del loro entusiasmo per aver realizzato una sontuosa opera rock, un vero e proprio atto di coraggio per la sua composizione e per le tematiche trattate, capace di intrecciare musica e narrazione, e di pianificare un tour per presentarlo, che il gruppo si trova a dover scontrarsi ancora una volta con la censura.

Il disco, infatti, viene trasmesso a malapena prima di cadere nell’oblio, e con esso anche il gruppo tornò nell’ombra. Dopo circa vent’anni di sporadiche reunion, durante il quale l'unico membro della band a rimanere attivo come artista fu Mino Di Martino che diede il via a un'intensa collaborazione con Franco Battiato, i quattro componenti originali dei Giganti si ritrovarono per un concerto al Teatro Lirico di Milano per ricordare il produttore discografico Gianni Sassi e - con Ellade Bandini alla batteria, Ares Tavolazzi al basso, Vince Tempera alle tastiere e Gigi Rizzi alla chitarra - suonare per la prima volta dal vivo l'album “Terra in bocca”. Al disco viene così data una seconda vita, tanto che Brunetto Salvarani e Odoardo Semellini decidono di dedicargli un libro edito nel 2009 e, oltre a venire eseguito per la prima volta nella sua interezza nel maggio del 2010 dai musicisti dello SpazioMusica Ensemble e del Sacher Quartet insieme a Enrico Maria Papes, Mino de Martino e Checco Marsella accompagnati da Tavolazzi, Bandini e Tempera, grazie a esso i Giganti nel 2011 vincono il Premio Paolo Borsellino.

La tracklist di "Terra in bocca"

Lato A
"Largo iniziale - molto largo - avanti"
"Avanti tutto - brutto momento - plim plim"
"Plim plim al parossismo - delicato andante"
"Rumori - fine incombente"

Lato B
"Fine lontana - allegro per niente"
"Tanto va la gatta al lardo - su e giù"
"Larghissimo - dentro tutto"
"Alba di notte - rimbalzello triste"
"Rimbalzello compiacente - ossessivo, ma non troppo - fine"

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