Lack (Sony BMG): 'Fino al 2008 non usciremo dalla crisi'

Lack (Sony BMG): 'Fino al 2008 non usciremo dalla crisi'
L’industria discografica versa ancora in gravi condizioni, e una prognosi non si potrà sciogliere prima di tre anni almeno: questo il “bollettino medico” sullo stato di salute del settore che Andrew Lack, numero uno mondiale di Sony BMG, ha comunicato ai delegati convenuti al summit “Telecomunicazioni, media e tecnologia” organizzato nei giorni scorsi dalla Reuters a Parigi. Download digitali, suonerie e prodotti evolutivi come i DualDisc, ha detto il manager americano che arriva dalla televisione, serviranno a tamponare l’emorragia delle perdite nei settori tradizionali di attività ma non basteranno ad assicurare in tempi rapidi un nuovo periodo di prosperità alle case discografiche. “Sony e BMG, insieme, hanno generato più o meno 4,5/5 miliardi di dollari di fatturato nel 2003. La cifra resterà più o meno quella fino al 2008”.
L’amministratore delegato della major nippo-tedesca calcola che la fusione tra le due aziende (con annessa riduzione dell’organico da 8.500 a 6.500 addetti) comporterà risparmi di costi in misura superiore a quanto inizialmente previsto, 400 milioni di dollari all’anno invece dei 350 preventivati, instradando la società verso un recupero di redditività in un sistema come quello discografico che, ha ricordato, “in passato ha spesso inseguito le quote di mercato a scapito dei profitti”. Secondo il boss di Sony BMG, per fine anno la sua azienda sarà in grado di superare, su questo terreno, il principale concorrente Universal Music: anche se, sottolinea, è difficile fare confronti diretti considerando che il mercato di riferimento di Sony BMG non include il Giappone e neppure il business delle edizioni musicali (esclusi entrambi dal “merger”, vedi News).
Richiesto di un commento su una possibile fusione anche tra EMI e Warner (vedi News), Lack ha risposto di non credere che nessuna delle due società ne abbia bisogno, dato che “oggi essere piccoli e agili, spesso, è meglio che avere a che fare con grosse organizzazioni”. “Noi per esempio abbiamo ancora troppi avvocati e contabili e pochi uomini che si occupano di artisti e di repertorio”, ha concluso Lack. “Su 6.500 persone credo non siano più del 10 per cento: che è un numero spaventosamente basso, se si pensa che quello è il cuore della nostra attività”.
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