1971-2021: 50 anni di "The Concert for Bangla Desh" di George Harrison & Friends

L'album è stato pubblicato il 20 dicembre 1971
1971-2021: 50 anni di "The Concert for Bangla Desh" di George Harrison & Friends

Pubblicato come testimonianza audio del concerto benefico organizzato da Harrison per i rifugiati del Bangladesh, l’album "The Concert for Bangladesh" rappresentò un altro momento di capitale importanza per la carriera di George negli anni Settanta, consolidandolo come figura di spicco del panorama rock.
Organizzato in tempi strettissimi, il concerto fu programmato per il 1° agosto 1971 al Madison Square Garden con poche prove: nessuna vide comunque tutti i partecipanti al completo. I musicisti chiamati da Harrison a partecipare all’evento
(trenta in tutto, compresi nomi come Ravi Shankar, Clapton, Dylan, Billy Preston, Klaus Voormann e Ringo) poterono essere a New York solo qualche giorno prima dell’esibizione, e ognuno si organizzò in modo autonomo: il 26 luglio arrivarono i Badfinger e la sezione fiati, il 29 luglio fu il turno di Ringo e il 30 si aggiunse al gruppo Leon Russell.

Fu finalmente possibile vedere tutti quanti riuniti sul palco in occasione del soundcheck, svoltosi presso lo stesso Madison Square Garden il.
31 luglio.

Il concerto ebbe luogo con due esibizioni, una al pomeriggio (con inizio alle ore 15:30) e l’altra alla sera (ore 20:00), di fronte ad una platea totale di circa 40mila spettatori. Per la registrazione dei concerti, l’equipaggiamento tecnico necessario (quarantaquattro microfoni) fu allestito in sole tre ore, e fu Gary Kellgren ad operare come tecnico del suono: un’installazione frettolosa – per via del poco tempo a disposizione e per l’importante numero di musicisti sul palco – che avrebbe rivelato più di una pecca quando si sarebbe trattato di dare una veste accettabile alle esibizioni con la pubblicazione su album.

Le due performance furono quasi identiche: Harrison e Dylan cambiarono un brano a testa tra la prima e la seconda esibizione, rinunciando rispettivamente a “Hear Me Lord” e “Love Minus Zero/No Limits”.

Il set serale comprese in totale diciassette brani: Harrison propose otto brani, Dylan cinque (che occupano un intero lato dell’album), e uno a testa rispettivamente Ravi Shankar, Billy Preston, Ringo Starr e Leon Russell. Harrison lasciò praticamente invariati gli arrangiamenti delle quattro canzoni di "All Things Must Pass" (l’unica modifica fu per “Beware of Darkness” dove un intero verso fu cantato da Leon Russell), mentre riservò un trattamento particolare ad altri brani: “While My Guitar Gently Weeps” fu proposta senza l’intro di pianoforte, e nel finale lo stesso Harrison duettò con Clapton alla chitarra solista; “Here Comes the Sun” fu eseguita con i soli George e Pete Ham alle chitarre acustiche ed un rinforzo corale; “Something” venne arricchita da strumentazione blues (con organo, diversi interventi di chitarra a cura di Clapton, una sezione fiati e la presenza di cori), mentre “Bangla Desh” fu estesa.
con una coda strumentale che diede ad Harrison la possibilità di uscire di scena di soppiatto, sfilandosi la chitarra e lasciando terminare il brano alla band.

Lunedì 2 agosto cominciarono le operazioni per la produzione di un disco live ufficiale.

Gli iniziali entusiasmi (ad un certo punto si sparse la voce che l’album potesse essere nei negozi già il 15 agosto) si spensero quasi subito: Harrison e Phil Spector, accreditati come coproduttori, dovettero lavorare per un mese intero sulle registrazioni del Madison Square Garden presso gli A&M Studios di New York, con Norman Kinney e Steve Mitchell ad occuparsi delle sovraincisioni e del mixaggio finale delle tracce. Spector però presenziò ad intermittenza, alle prese come di consueto con diversi ricoveri ospedalieri, e il lavoro richedette modifiche ed interventi: Leon Russell volle rifare la sua performance, mentre Harrison incise una traccia vocale di rinforzo su “While My Guitar Gently Weeps”, doppiando la sua parte originale. Anche la versione finale di “Wah-Wah” fu frutto di un lavoro di studio, che combinò le esibizioni pomeridiana e serale, mentre un taglio drastico fu necessario per il set indiano di Ravi Shankar, che venne ridotto dagli originari quarantacinque minuti a circa sedici. Per il resto, l’album riproduce il concerto così come si era svolto compresa la performance di “It Don’t Come Easy” di Ringo, che aveva sofferto di alcune incertezze relative alla parte vocale e al testo. Spector fece richiesta ai tecnici di alzare il volume degli applausi del pubblico in diversi punti, per aumentare la sensazione di eccitazione e per mascherare il sound di qualità mediocre.

La pubblicazione di "The Concert for Bangladesh" avvenne con grave ritardo sulla tabella di marcia, in seguito a un conflitto di natura legale tra la Capitol e la Columbia, l’etichetta di Dylan: mentre tutti gli altri artisti coinvolti da Harrison ebbero il benestare dalle rispettive case discografiche per la loro partecipazione gratuita al concerto, la Columbia pretese un compenso. Anche la stessa Capitol ne fece una questione monetaria nei confronti di Harrison e della Apple, chiedendo 400mila dollari per coprire i costi di distribuzione e di realizzazione del disco.
L’album fu nei negozi solamente il 20 dicembre 1971 in America e fu rimandato sino al 10 gennaio 1972 in Gran Bretagna. Il film del concerto fu invece ritardato ancora di qualche mese, e anche la sua realizzazione si sarebbe rivelata un percorso
ad ostacoli.

Il disco, in formato triplo, uscì in un box arancione, una confezione disegnata da Tom Wilkes e Barry Feinstein della Camouflage Production. Il cofanetto – per la cui cover fu scelta la fotografia di un bimbo malnutrito accanto ad una ciotola senza cibo – comprendeva un libro di sessantaquattro pagine, con foto tratte dal concerto e dal soundcheck del 31 luglio.
L’album ebbe un grande successo commerciale: n.

1 in Gran Bretagna, Olanda e Norvegia, n.2 negli Stati Uniti (con certificazione del disco d’oro), Giappone, Canada e Svezia, n.4 in Italia. Di nuovo il prezzo fu al centro dell’attenzione: il set fu commercializzato a 5.50 sterline nel Regno Unito e 12,98 dollari in America.
Il riscontro presso la critica fu trionfale (e il disco ebbe il Grammy Award per l'Album of the Year nel 1973). "Rolling Stone" elogiò l’iniziativa di Harrison: “Lo spirito che ha creato con il suo atteggiamento è di ispirazione per tutti.” scrisse Jon Landau. “Il Concerto per il Bangladesh è stato il momento di George: lui lo ha concepito ed organizzato, e perciò merita tutta la nostra ammirazione.” Anche "Melody Maker" ne fu entusiasta: “Se dovete comprare un solo ellepì nel 1972, che sia questo.” scrisse Richard Williams, che trovò le performance delle canzoni di "All Things Must Pass" addirittura migliori rispetto agli originali.

Harrison chiuse dunque il biennio 1970-71 con due imprese epocali: due dischi tripli – uno in studio ed uno dal vivo – che lo consacrarono come grande musicista ed anche come eroe mediatico. Non era però lo status di superstar che George
rincorreva: la sua carriera avrebbe virato in una direzione sempre più slegata dalle logiche commerciali e autonoma dai condizionamenti del music business.


Gli artisti, i musicisti, i fiati, il coro

George Harrison – vocals, electric and acoustic guitars, backing vocals
Ravi Shankar – sitar
Bob Dylan – vocals, acoustic guitar, harmonica
Leon Russell – piano, vocals, bass, backing vocals
Ringo Starr – drums, vocals, tambourine
Billy Preston – Hammond organ, vocals
Eric Clapton – electric guitar
Ali Akbar Khan – sarod
Alla Rakha – tabla


Kamala Chakravarty – tambura

Jesse Ed Davis – electric guitar
Klaus Voormann – bass
Jim Keltner – drums
Pete Ham – acoustic guitar
Tom Evans – twelve-string acoustic guitar
Joey Molland – acoustic guitar
Mike Gibbins – tambourine, maracas
Don Preston – electric guitar, vocals (in "Jumpin' Jack Flash"/"Young Blood" e "Bangla Desh")
Carl Radle – bass (in "Jumpin' Jack Flash"/"Young Blood")

The Hollywood Horns:
Jim Horn – saxophones, horn arrangements
Chuck Findley – trumpet
Jackie Kelso – saxophones
Allan Beutler – saxophones
Lou McCreary – trombone
Ollie Mitchell – trumpet

The Soul Choir
Claudia Lennear, Joe Greene, Jeanie Greene, Marlin Greene, Dolores Hall, Don Nix, Don Preston – backing vocals, percussion

Tracklist

Introduction (George Harrison / Ravi Shankar)
Bangla Dhun (Ravi Shankar)
Wah-wah (George Harrison)
My Sweet Lord (George Harrison)
Awaiting on tou all (George Harrison)
That's the way God planned it (Billy Preston)
It don't come easy (Ringo Starr)
Beware of darkness (George Harrison / Leon Russell)
While my guitar gently weeps (George Harrison)


Jumpin' Jack Flash /Youngblood (Leon Russell e Don Preston)
Here comes the sun (George Harrison)
A hard rain's a-gonna fall (Bob Dylan)
It takes a lot to laugh, it takes a train to cry (Bob Dylan)
Blowin' in the wind (Bob Dylan)
Mr. Tambourine man (Bob Dylan)
Just like a woman (Bob Dylan)
Something (George Harrison)
Bangla Desh (George Harrison)
Love minus zero / No limit (Bob Dylan) (nella riedizione del 2005)

L'articolo è tratto (per gentile concessione dell'autore e editore Luca Perasi) dal libro "I Beatles dopo i Beatles" (2016)

https://a6p8a2b3.stackpathcdn.com/mJ-EX6K3bPmik4Xg6LSHhe2pbis=/700x0/smart/rockol-img/img/foto/upload/perasi.jpg
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti
La fotografia dell'articolo è pubblicata non integralmente. Link all'immagine originale

© 2022 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.