Alberto Fortis, il nuovo disco: 'Cerco l'armonia tra uomo e telematica'

Alberto Fortis, il nuovo disco: 'Cerco l'armonia tra uomo e telematica'
Scadenze simboliche già festeggiate o imminenti (i 25 anni di carriera, i 50 anni di età che compie venerdì prossimo, 3 giugno) hanno convinto Alberto Fortis che era arrivato il momento di chiudere un ciclo e di riaprirne un altro, riportando in qualche modo tutto a casa dopo il periodo americano della seconda metà degli anni ‘90: per il nuovo album “Fiori sullo schermo futuro” (Universal, uscita il 10 giugno) ha rinunciato ai session men di lusso che infiocchettavano i crediti dei suoi dischi precedenti e ha rimesso in piedi la sua band storica, i Flying Foxes, in un clima da rimpatriata (in due canzoni si ascolta la voce della ex fidanzata Rossana Casale) che non esclude nuove frequentazioni (Il Parto delle Nuvole Pesanti, il Solis String Quartet). “E’ vero”, ci racconta il cantautore nativo di Domodossola, “ho voluto recuperare quella che scherzosamente chiamo la mia E Street Band. Non è stato facile perché tutti hanno i loro impegni, c’è chi abita a Miami e chi a Madrid. Ma tutti si sono dimostrati entusiasti dell’idea e nel mio ciclo artistico e di vita sentivo che era arrivato il momento, percepivo un’onda di ritorno che dopo otto anni all’estero ho voluto assecondare. Come sempre mi succede è stata una decisione istintuale: ma naturalmente sapevo che Franco Cristaldi, Beppe Gemelli, Amedeo Bianchi e tutti gli altri sono dei grandi musicisti, che sarebbero stati capaci di tradurre la mia scrittura musicale nel modo migliore perché insieme abbiamo condiviso tanti momenti non solo in studio ma anche sul palcoscenico. Volevo che la sostanza di questo disco fosse essenzialmente live, anche se molte canzoni hanno vissuto una lunga fase di pre e post produzione perché mi interessa sempre la cura del dettaglio, la ricerca della sonorità, lo sforzo di far convivere nel migliore dei modi i diversi piani sonori. E poi, data la mia formazione da batterista, ho sempre avuto il pallino della band. Anche se non mi dà fastidio essere chiamato cantautore”. Non che la musica americana sia ostracizzata, comunque, tra i solchi (anzi, i bit) di “Fiori sullo schermo futuro”: c’è rock da strada, c’è gospel soul, ci sono armoniche e chitarre country folk, un pianoforte lirico alla Roy Bittan e un sax notturno che, in “Scemo”, ricorda il Big Man Clarence Clemons… “Fa parte del mio background musicale, non c’è niente da fare. Ed è sempre stato così, dai tempi di ‘Milano e Vincenzo’ passando per ‘Figlio di niente’ e per ‘Carta del cielo’…Ascolto anche molto hip hop e r&b, ho sempre adorato Prince: tra i 45 provini che abbiamo realizzato per questo disco c’erano molti pezzi che andavano in quella direzione. Ma il linguaggio che mi viene più naturale resta il pop rock”.
Il curioso, romanzesco titolo dell’album rimanda al suo tema centrale, la convivenza tra poesia e telematica nella società contemporanea. Mica roba da poco… “Le religioni orientali”, spiega, “insegnano ad apprezzare l’alternanza degli opposti, amore e odio, giorno e notte. Per poesia io intendo l’istintualità dell’uomo, mentre la telematica è la nostra nuova giungla. ‘Fiori sullo schermo futuro’ vuole essere la sintesi armonica di questi due poli. Come in ‘Star wars’ si tratta di decidere da che parte stare, il mio disco naturalmente sta dalla parte della forza illuminata e non delle tenebre. Per me un disco è sempre come un film, ha sempre una tematica unitaria, un percorso, un filo conduttore con un io narrante che accompagna l’ascolto tra un pezzo e l’altro. Ci sono diverse canzoni nel disco che vedrei bene nella colonna sonora di qualche film italiano” dice Alberto, che in passato ha proposto un progetto cinematografico nientemeno che a Spielberg e che cita proprio l’autore di “E.T.”, Il colore viola” e “Intelligenza artificiale” tra i suoi registi preferiti accanto a Wim Wenders e a Peter Greenaway. “Niente di nuovo, comunque”, aggiunge, “in questo mi rifaccio ai miei maestri. Tutti i capolavori del pop per me hanno un sapore cinematografico, la capacità di evocare immagini: ‘Sgt. Pepper’s’ e ‘Magical mystery tour’ dei Beatles come le cose migliori di Battisti e Mogol. Per me il testo di una canzone è già un videoclip”. E ci tiene così tanto ad integrare musica e immagini, Fortis, che nel Dvd che accompagna il nuovo disco (un’ora e un quarto di programma, tra ‘making of’, spezzoni dal vivo e altro: c’è anche una comparsata di Niccolò Fabi) ha inserito quattro video “demo” realizzati da lui stesso con una digicam: “Serve”, spiega, “a illustrare meglio il mio mondo poetico”.
Fosse un disco americano, "Fiori sullo schermo futuro” – per alcune delle tematiche che affronta e per l’uso di qualche espressione "forte" nei testi – uscirebbe col bollino rosso che avverte della presenza di “explicit lyrics”: “Ho dovuto lottare con la casa discografica e con i miei collaboratori più stretti, per non modificare certe espressioni nei testi. Ma bisogna smetterla di aver paura di usare il linguaggio quotidiano, e poi trovo che utilizzare una parola come pene in una canzone (il singolo ‘Mai dire mai’) non sia per forza volgare. Chissà, magari le radio ci metteranno sopra un bip…”. Altro brano pepato è “All right”, da Fortis stesso apparentata alla classica “Milano e Vincenzo”: “Musicalmente, con quel sapore alla Stones corretti in chiave disco-funk, ma anche nel testo, che è provocatorio, sarcastico ma in tono giocoso. E’ uno sguardo sul costume politico attuale visto nei suoi risvolti più mignotteschi” (e a proposito di “Milano e Vincenzo”, con il Micocci bersaglio della suddetta canzone Alberto ha fatto pace da tempo: “Ho anche lavorato con suo figlio, Stefano. Alla fine è stato uno di quegli episodi che ha portato fortuna a entrambi”). Una canzone, “Scemo”, affronta il tema dell’aborto, e “Quieres love” è una storia sorprendente e provocatoria (un uomo in cerca di amori facili in qualche paese dell’America latina abborda una ragazzina per scoprire trattarsi di sua figlia, frutto di un altro incontro fugace avvenuto vent’anni prima), a metà tra dramma realistico e soap opera. Non è un espediente un po’ scivoloso? “Mi piace esagerare, a volte, spingere un po’ più in là l’artificio letterario”, ammette Fortis. “Ma ho immaginato che la storia che ho raccontato potesse essere accaduta davvero a qualcuno”. Lui tiene molto anche alla canzone finale, in inglese, suonata tutto da solo, “Time passes by mama”: tanto da averla sottotitolata “not a ghost track”: “Affronta un tema importante del disco, il tempo che passa simboleggiato dalla puntina che scivola sul vinile. Mi è sembrato un bel modo di chiudere il disco”.
Lo preoccupa che proprio la telematica di cui canta nelle sue nuove canzoni possa indurre ad un ascolto frammentato e frettoloso di un’opera concepita come un tutt’uno e non come una semplice raccolta di canzoni? “Fino a un certo punto. L’aspetto positivo della musica su Internet è che favorisce una sorta di tam tam e dà accesso ad aspetti finora sconosciuti degli artisti. Non è il downloading il vero motivo della crisi del disco, è l’incapacità di far innamorare la gente dei progetti artistici, di spingerla all’esplorazione di mondi musicali da scoprire. Ma ci sono ancora album in giro che finiscono per diventare oggetti di culto e io spero davvero che il mio disco venga apprezzato come un’opera compiuta e completa. Sono sempre stato molto istintivo, forse anche incosciente nel momento in cui decido di fare un disco. Ho finito anche per pagarne il prezzo, perché mi rendo conto di avere spesso disorientato le aspettative. Ma quando quasi due anni fa è uscita l’antologia ‘Universo Fortis’ ho avuto la conferma di aver sempre seguito un percorso consequenziale: da ‘Milano e Vincenzo’ a ‘Lettera a un sogno’, uno dei quattro inediti nel disco, non si percepiva poi questo grande salto. Da un album deve traspirare un vissuto umano, non ha più senso pubblicare dischi solo perché suonano bene. Solo con l’autenticità puoi sperare di comunicare qualcosa alla gente”. Sagge parole. Magari è per questo che non lo abbiamo visto elemosinare briciole di popolarità a Music Farm…
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