I Litfiba e il tour d’addio: “Gli Oasis ci fanno una sega”

Piero Pelù e Ghigo Renzulli raccontano la loro nuova reunion e come si stanno preparando ai live del prossimo anno con cui chiuderanno la carriera: “Sarà il più grande tributo alla nostra storia”.
I Litfiba e il tour d’addio: “Gli Oasis ci fanno una sega”
Credits: Riccardo Piccirillo

Non vogliamo finire come Paul McCartney e John Lennon. Il primo, recentemente, ha detto che è affranto per non aver mai detto al secondo ‘ti voglio bene’ prima che morisse. Noi ce lo diciamo, ci vogliamo bene. E ce lo diciamo sul palco”. Pierò Pelù mentre pronuncia queste parole guarda negli occhi il compagno d’avventure Ghigo Renzulli. Una storia lunga 42 anni, arrivata all’“ultimo girone”: nel 2022 ci sarà il tour d’addio alle scene dei Litfiba (leggi qui tutte le date e le informazioni).

Gli inizi

“Festeggiamo 40 anni più Iva con un tour – dice Pelù – un traguardo impensabile quando iniziammo in quell’ottobre del 1980. Eravamo cinque ‘raccattati’ come si dice a Firenze. Piano piano abbiamo costruito un suono, una storia, un racconto. La cantina di via de’ Bardi è un luogo mitico: giorni, mesi e anni passati lì dentro. Eravamo innamorati del punk, della new wave e del rock. Cercavamo un nostro suono. Eravamo estremamente curiosi. Si era sempre insieme. Per me è stata una scuola di vita. Andammo anche all’estero per farci conoscere. Negli anni ’80 i Litfiba, a un certo punto, erano più famosi in Francia che in Italia”. Perché mettere la parola “fine” dopo un tour? “Tutte le cose al mondo hanno un inizio e una fine. Noi lasciamo 13 album, abbiamo venduto 10 milioni di dischi, la nostra musica andrà oltre noi e speriamo possa rimanere – spiega Renzulli – lasciamo spazio a chi verrà dopo”.

Le nuove generazioni e i Maneskin

“Non ci attacchiamo alla poltrona come i politici – rincara la dose Pelù – la nostra storia l’abbiamo fatta: litigi, reunion, litigi e reunion. Gli Oasis ci fanno una sega (sorride, ndr). Ci sono tanti giovani che scalpitano, che hanno voglia. I Maneskin stanno facendo cose importanti e sono passati anche da un talent. A dimostrazione di come i talent, se affrontati nel modo giusto, possano essere una chance in più. Quello che mi preoccupa per le nuove generazioni è la mancanza di spazi. A causa del Covid stanno chiudendo molti club e luoghi dedicati alla musica: questo impoverimento è un attacco al cuore della musica dal vivo. Il mio primo concerto da spettatore, proprio in un club in Toscana, fu quello dei New Trolls. Avevano dei suoni pazzeschi, rimasi stregato. Ancora recentemente ho detto a Vittorio De Scalzi quanto la loro musica mi abbia aperto la mente. I club vanno difesi, parte tutto da lì.”.

La scaletta del tour d’addio

Questa è la terza reunion del gruppo rock: dopo l'uscita di Pelù dalla band nel '99 e il suo ritorno nel 2009 e la temporanea reunion della formazione originaria nel 2013 (quando tornarono a suonare nella band Gianni Maroccolo e Antonio Aiazzi, che saranno fra gli ospiti del tour d’addio), ecco una nuova rimpatriata. Non pubblicano un album di inediti da cinque anni: l'ultimo, "Eutopia", uscì nel 2016. Terminata la promozione del disco, le strade dei componenti della band si separarono nuovamente: Piero Pelù e Ghigo Renzulli, i due co-titolari del marchio Litfiba, si impegnarono a portare avanti i rispettivi progetti solisti con le uscite di album ("Pugili fragili" per Pelù, in gara a Sanremo nel 2020 con "Gigante"; e "Cinematic" per Renzulli e per il suo progetto No Vox). Avrebbero dovuto festeggiare i quarant'anni di attività del gruppo lo scorso anno, ma i piani sono saltati a causa della pandemia. Ora il tour che chiude il cerchio. “Stiamo preparando 60-70 canzoni, faremo poi una cernita. Di canzoni nuove per il momento non se ne parla – svela Pelù - sarà un tributo a tutta la nostra storia, ci saranno ovviamente anche degli ospiti. Ogni concerto cambieremo scaletta”.

Le date all'estero e le denunce

I Litfiba ricordano anche gli anni ruggenti della loro musica, sempre in tour. “Noi giravamo il mondo, cantando in italiano. Francia e Svizzera erano i territori a cui eravamo più legati – ricorda Pelù - vivevamo con un piede nella cantina in cui provavamo e l’altro sul furgoncino con cui giravamo. Facemmo tanta gavetta. Siamo sempre stati una band scomoda: non abbiamo raggiunto il successo di grande pubblico strizzando l’occhio, ma rimanendo noi stessi. Preferivamo scalciare e ruttare, non mandandola a dire ai politici del tempo: le denunce durante i nostri live fioccavano. Ci accusavano di incitare alla diserzione. Un aspetto interessante della nostra carriera è che non abbiamo mai fatto un album uguale all’altro. Abbiamo fatto della nostra scomodità, la nostra storia”. Tante le tappe in giro per il mondo. “Siamo stati in Russia, in Australia, in Messico e in quasi tutta l’Europa – sorride Renzulli - mi ricordo quando andammo in Germania dell’est: ci fermammo all’autogrill, ci diedero acqua e gulash. Ai militari dei posti di blocco non piacevamo”.

Il tour in URSS

Un tour su tutti viene ricordato, quello nell’allora Unione Sovietica: “Andammo in Russia nel 1989 con i nostri compagni di avventura CCCP – continua Pelù - scappavamo dalle stanze in cui ci chiudevano a chiave e andavamo in un locale sgangherato in cemento. Un girone infernale pieno di militari e prostitute. Noi andavamo lì per bene, era l’unico bar aperto di notte nella periferia di Mosca, assistemmo a delle scene surreali”. Ghigo conclude: “Lì chi stava bene erano i dirigenti di partito non il popolo. E infatti dopo quel tour anche a Giovanni Lindo Ferretti vennero le crisi esistenziali. Il socialismo reale è bello sulla carta, ma poi si scontra con la realtà e diventa tutt’altro. Noi lo vedemmo tristemente con i nostri occhi”.

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