USA, una venue rifiuta le misure anti-Covid dei Foo Fighters: loro cambiano venue

Dave Grohl e soci prendono molto sul serio i protocolli anti-contagio. E, quando c’è da farli rispettare, non guardano in faccia a nessuno…
USA, una venue rifiuta le misure anti-Covid dei Foo Fighters: loro cambiano venue

I Foo Fighters, per certi versi, sono campioni di autoironia: una delle loro cifre distintive - i fan lo sanno bene - è sempre stata quella di non prendersi troppo sul serio. C’è una cosa, però, sulla quale la band di Dave Grohl non ha alcuna intenzione di scherzare: la sicurezza. Soprattutto con un’emergenza sanitaria ancora in corso che, negli Stati Uniti, è costata la vita a partire dall’inizio della pandemia a poco meno di 790mila persone.

A poche ore dalla comunicazione ufficiale del proprio prossimo tour americano, la band di “This Is a Call” ha cancellato una data indicata in prima battuta nel calendario, quella prevista all’Huntington Bank Stadium il prossimo 3 agosto. Il motivo? Il rifiuto, da parte della struttura, di adottare il protocollo anti-Covid esplicitamente richiesto dal management e dal promoter della band in occasione di eventi dal vivo.

“A causa del rifiuto dell’Huntington Bank Stadium di adottare le misure di sicurezza richieste, i Foo Fighters non potranno esibirsi presso questa venue. Ci scusiamo per l'inconveniente: stiamo lavorando per cercare un’alternativa”, ha fatto sapere il management della band. Che, in effetti, l’alternativa l’ha trovata poco dopo:

I Foo Foghters non salteranno la data di Minneapolis, ma sposteranno il proprio set dall’Huntington Bank Stadium all’US Bank Stadium, sempre il 3 agosto.

Come riferisce la testata locale Star Tribune, benché l’Università del Minnesota, proprietaria della struttura, abbia imposto a partire dallo scorso mese di ottobre il certificato vaccinale, per gli eventi previsti nella struttura non sono previsti nel la negatività ai test anti-Covid, né misure come distanziamento o utilizzo di dispositivi di protezione individuale né - ovviamente - il completamento del ciclo di immunizzazione. "L'università ha rifiutato di modificare [per i Foo Fighters] i suoi protocolli esistenti per i grandi eventi, che si sono dimostrati efficaci", ha spiegato il portavoce dell’ateneo, che - in ogni caso - non è riuscito a convincere la band: Grohl e soci, per il loro ritorno sulle scene dal vivo - a partire dal set tenuto lo scorso mese di giugno al Madison Square Garden di New York, dove disposizioni locali imponevano alla platea il certificato vaccinale - hanno sempre posto come condizione indispensabile all’ammissione nell’area dove si tengono i concerti, sia ai fan che al personale, l’avvenuto completamento del ciclo di immunizzazione o l’esito negativo di un test.

I protocolli anti-Covid - anche quelli più stringenti - adottati dalle band statunitensi nel corso degli ultimi mesi non hanno mancato di suscitare polemiche: all’inizio dello scorso mese di novembre i Kiss vennero coinvolti in una polemica in seguito alla scomparsa - causata dal Covid - di un elemento del loro staff, Francis Stueber, tecnico delle chitarre morto dopo essere stato trovato positivo alla malattia durante una delle date del tour. La band, tra l’altro, fu costretta a uno stop forzato dopo il contagio dei due elementi storici della formazione, Gene Simmons e Paul Stanley, entrambi trovati positivi al SarS-Cov-2 tra gli scorsi mesi di luglio e agosto.

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