Beatles, la Disney ha tentato di censurare le parolacce in ‘Get Back’

… ma l’inflessibile policy della multinazionale ha ceduto al carisma dei Fab Four
Beatles, la Disney ha tentato di censurare le parolacce in ‘Get Back’

Disney+, si sa, è una piattaforma per famiglie, e a Burbank, dove ha sede il quartier generale del gruppo che la controlla e che solo quest’anno, grazie alle proprie molteplici attività, ha fatturato la bellezza di 67 miliardi e mezzo di dollari, quando si tratta di evitare di urtare la sensibilità di chiunque possa essere un cliente (o potenziale tale) non si va tanto per il sottile. Un esempio su tutti? Gli stream di classici dell’animazione come “Dumbo”, “Gli Aristogatti” e “Peter Pan”, preceduti da un disclaimer che mette in guardia gli spettatori da “rappresentazioni culturali obsolete” e stereotipi.

L’arrivo di “Get Back” - il monumentale documentario sui Beatles diretto dal regista premio Oscar Peter Jackson - nei palinsesti della piattaforma ha causato qualche tensione tra i responsabili del servizio, la produzione e i rappresentanti dei Fab Four: a raccontarlo è stato lo stesso Jackson nel corso di un’intervista rilasciata al britannico New Musical Express.

I responsabili di Disney+ avrebbero voluto censurare le parolacce presenti nel documentario: “Le avrebbero tolte tutte”, ha raccontato il cineasta, “ma Ringo, Paul e Olivia [Harrison] hanno detto: ‘E’ così che parliamo. E’ così che parlavamo. Ecco perché è così che vogliamo che il mondo ci veda”. Davanti ai diretti interessati, i responsabili dei contenuti hanno fatto un passo indietro, non rinunciando - tuttavia - all’immancabile disclaimer, pronto ad avvisare gli spettatori che nel documentario sono presenti “linguaggio esplicito, temi per adulti e consumo di tabacco”.

La rimozione di ogni filtro nella rappresentazione del gruppo è stata voluta - e cercata - dagli stessi Fab Four superstiti. “Paul descrive il documentario come ‘molto crudo’”, ha raccontato Jackson: “Mi ha detto che è un ritratto molto accurato di come erano all’epoca. Anche Ringo l’ha definito veritiero. La veridicità, per loro, è stata la cosa più importante. Non hanno voluto che la loro storia fosse ‘restaurata’, o peggio ‘sterilizzata’. Quando gli ho fatto vedere il prodotto finito mi aspettavo la richiesta di modifiche. Sapete, tipo ‘Senti, quella parte dove dico quella cosa, sai… potresti tagliarla?’. Oppure: ‘Puoi accorciare quell’altra parte?’. L’avrei considerata una cosa normale. Invece niente: non ho ricevuto nemmeno una richiesta”.

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